sabato 8 settembre 2012

CriticaLibera - Poesia e web: riflessione in due atti (Atto II)

Atto secondo: quali lenti portiamo, quali mancanze ci sono

(qui il primo atto)


All’assortimento casuale spacciato per panoramica preferisco l’idea di costellazione individuale e comunitaria, quella rete di stelle fisse e stelle variabili, opere e testi a monte dello scrivere di ciascuno: tutte cose che andrebbero indagate, magari partendo da un progetto in via di definizione e al quale, una volta illustrato, spero vogliate collaborare. No, la panoramica più interessante che posso trarre dal frequentare vari siti non ha a che vedere con la poesia: con il modo di comunicarla piuttosto, modo che andrebbe catalogato e sistematizzato a uso e consumo dei naviganti – studiando attraverso quali lenti la si propone, per trattenere gli schermi giusti e disfarsi di quelli illusori.

In concreto: mi basta leggere un paio di post sul sito collettivo La poesia e lo spirito per capire che non fa per me, che il tono da proclama un po’ utopistico e semplicistico è quanto di più lontano da ciò che cerco. E' probabile che di quel sito mi limiterò, al massimo, a leggere le poesie saltando il paratesto. Oppure, se leggo siti come Blanc de ta nuque e Imperfetta ellisse so che – pur nella diversità del taglio dato alle recensioni – c’è un singolo e la sua idea, duttile ma forte, di poesia alle spalle: e l’interesse cresce, perché l’impeto di conoscenza prevale su quello promozionale degli autori che vi appaiono. Se leggo punto critico so che mi troverò davanti a contributi critici e teorici di alta qualità, su autori che non appartengono affatto al “sottobosco” come l’ho inteso prima: mi sarà necessario leggermi prima le opere e poi i contributi sulle opere. Se leggo UniversoPoesia so che vi si discutono polemiche salutari, situazioni di ordine generale e che pertengono più al mondo della poesia (quindi a ciò che le sta attorno, permettendole di vivere e farsi pubblica) che alla poesia in senso stretto. Se leggo mosche in bottiglia so che la voce critica è quella di un lettore attento che si chiede il perché un poeta conta, o ha contato, per noi. E così via. Il bello sta nella capacità di capire il taglio dato, le ossessioni, di chi scrive di poesia e di chi la commenta.



L’altra panoramica è il contrario di una panoramica: è l’elencazione di ciò che manca, il ripartire dal negativo formalmente mutuato dalla Scuola di Francoforte. Qui sarò più lapidario e, spero, più impattante: perché è una cosa che mi sta a cuore. Ecco i miei punti:

C’è ovunque un overload quantitativo, manca concentrazione. Questo è endemico per la struttura stessa del web, per cui se non pubblichi almeno un contributo o due a settimana non vieni seguito. Incredibile inoltre notare come la scelta del medium - file pdf o post direttamente sul sito - orienti i naviganti praticamente solo su quest'ultimo, mentre il file si presterebbe meglio a un tipo di lettura lenta e ragionata, di un testo da salvare sul proprio pc o persino da stampare. L’overload è su tre livelli: numero di post a settimana (o giorno!) per sito, numero di siti su argomenti simili, lunghezza dei post e numero di poesie presentate a post. L’ultima osservazione mi conduce al punto 2:

Prevale l’interesse dato ai poeti rispetto alle poesie. La distinzione non è di poco conto, perché in ultima analisi l’interesse sia di chi presenta sia di chi commenta è sull’autore, non sul singolo testo e sulla sua potenziale rilevanza per il lettore. Parlare dello spirito poetico che muove un autore, dei suoi temi etc., è utile ma rischia di dispensare chi scrive critica (e anche chi commenta) dalla necessità di affrontare lo specifico poetico del testo, e insomma la validità del “laboratorio” di un autore: che se non è tutto, è quasi tutto. Io sono convinto che un poeta debba giocarsi la sua credibilità anche sul singolo testo, perfino in un giro di versi, in una proposizione: basta una manciata di versi per capire cosa aspettarsi, se c’è talento o no. Si impara di più tornando venti volte sullo stesso testo che leggendo rapidamente due raccolte dello stesso poeta. La quantità annacqua e deresponsabilizza; oppure è necessaria ma solo complementare a un lavoro di critica (e di commenti) che chieda conto di ogni scelta linguistica e di poetica. Questo mi conduce al punto 3:

Manca un sito che si sforzi di collegare il piano dell’espressione a quello dell’intenzione e della rilevanza, o altrimenti detto: un sito che colleghi le forme (uso del lessico, del verso, delle procedure scritturali ecc.) alle poetiche sottostanti (visione del mondo e delle cose, postura autoriale, tipo di lettore ipotizzato) e queste alla loro plausibilità, cioè tanto al loro grado di ascolto del presente quanto alla capacità di essere rilevanti (e in che modo) per i lettori. Si obietterà che questa mira è troppo alta per qualsiasi sito, e che potrebbe realizzarsi solo in riviste d’alta caratura (penso a “Ulisse”) o in microcircoli che prevedano incontri non virtuali ma nemmeno mondani tra autori e lettori. Questo è vero solo in parte: credo che un formato semplice ma rigoroso possa innescare un processo di sensibilizzazione e la formazione di una comunità critica che è proprio quello che manca in rete e non solo (gli studi sono elitari, le riviste non sono interattive, i festival spesso solo mondani, gli incontri fecondi solo privati, la dispersione è ovunque). In una battuta: meno presentazione e più seminario. Serve un sito che proponga un testo a settimana, una ventina di versi su cui esprimersi: e nient’altro. Che sia anche anonimo l’autore: che il ragionamento sul linguaggio possa problematizzare la nostra scrittura e il nostro ragionare su contenuti spuri.

Manca anche un luogo che faccia cadere, o almeno ammorbidire, le barriere comunicative tra pubblico generale e poesia, e tra poesia mainstream e scritture sperimentali. Quest’ultima cosa a volte accade (penso alla discussione infuocata su Alessandro Broggi in Blanc de ta nuque (qui); o a quella tra Andrea Raos e Alfredo Riponi sulla traduzione di Luca Gherasim, riportato su Imperfetta Ellisse (qui). Altri esempi si potrebbero fare, e vi invito a farli; però non esiste uno spazio dove la cosa sia sistematicamente incoraggiata. Bisognerebbe convergere sullo stesso oggetto senza pretendere di avere le stesse posizioni di partenza: che ciascuno apporti il suo, di sguardo, in un agone dialettico e salutare. (A margine: molti commenti utili che ho ricevuto provengono da persone intelligenti con un background diverso dal mio, anche non letterario; il punto di vista del lettore medio non va disprezzato ma nemmeno assecondato).

Poca divulgazione dei testi stranieri. Segno del nostro provincialismo? Vivo in Inghilterra e, leggendo un po’ di poesia qui, mi rendo conto che in Italia arriva quasi solo (ed è presentato come novità o anteprima) il mainstream straniero (Carol Ann Duffy), o quegli autori già candidati al Nobel (vd. Geoffrey Hill). Qualche indicazione pratica su come divulgare: se la lingua del testo originale è l’inglese o una lingua latina, per noi italiani dovrebbe bastare una traduzione di servizio (per es. una prosa filologicamente accurata) per non spostare il discorso sulla riuscita o meno della traduzione e attingere, invece, al testo originale (l’idea era già in Fortini); commenti sugli specifici letterari di una lingua nazionale e sulla sua lingua poetica sono utili se non indispensabili a tal proposito (ad es. il fatto che in russo e ungherese la rima non sia vista affatto né come anacronismo né come formalismo da usarsi ironicamente o parodicamente, come da noi; o che l’inglese sopporti meglio le ripetizioni; etc.). La stilistica contrastiva (una specie di grammatica comparata ristretta ai testi letterari e non all’uso generale di una lingua) è una disciplina che non esiste quasi, e che invece sarebbe utilissima in casi come questi.

Ci saranno altre mancanze; il silenzio attorno a queste questioni mi sembra assordante, il lavoro da fare enorme, al di là di quanto possono apportare le forze di un singolo. Ma da qualcosa bisogna cominciare. Mi piacerebbe capire quanto, e fino a che punto, questi punti sono condivisi; quanto, insomma, sono necessità non solo mia. Sarebbe anche bello che mi indicaste esempi di siti che secondo voi sfuggono ad alcuni dei punti che ho illustrato, siti che in tutta probabilità non conosco o che frequento troppo poco. Vi aspetto.

3 commenti:

Alessio Piras

Il punto 2 è verissimo anche per la narrativa. L'attenzione che si dà all'autore, tranne rari casi, è molto più alta rispetto a quella che si dà al testo. Ma dovrebbe essere il testo il cuore del discorso critico. Sarebbe come voler parlare del "Don Quijote", parlando esclusivamente di Cervantes. Questo modus operandi va, naturalmente, a discapito degli autori meno noti, ma non per questo meno bravi. Per non parlare del contesto: d'accordo leggere la letteratura con altre lenti (filosofia, storia, eccetera), ma spesso si esce dal seminato e il testo letterario diventa semplice pretesto per arrivare ad altro. Forse per questo si cita sempre meno il testo di cui si parla, e citare, a dovere e con esattezza, significa conoscere il testo.

NATAKARLA

Ti avverto: non sarò breve, perchè l'argomento sta a cuore anche a me.(e penso dovrò spezzare in due quello che ho scritto)
Punto 1 = Inizerò con una domanda: Quanto è qualificante per un sito avere dei lettori mordi e fuggi, che non lasciano nulla ma anzi prendono e lasciano – se va bene – un “Bravo”, un “interessante articolo”??
Io credo che articoli intervallati, anche se non da una cadenza precisa, rendono appagante l'attesa, a patto che si mantenga un buon livello qualitativo di argomento/poesia/recensione. Non credo che un blog collettivo sia una soluzione, a meno che gli autori non siano molti e rivolgano la loro attenzione su argomenti differenti (poesia italiana, poesia straniera, letteratura, pittura...). In questo caso e mantenendo una armonica amicizia, potrebbero renderne varia e alta la qualità.

Punto 2 = Sono d'accordo che l'interesse per il testo debba prevalere su quello per l'autore, ma non si può prescindere dalla sua conoscenza. In molti casi avere dei dettagli della loro vita è fondamentale per la comprensione del testo e non mi riferisco ad autori sconosciuti, ma a persone come Osip Mandel'stam, Marcos Ana, Miguel Herandez e mi fermo qui.
Aggiungo però anche una riflessione: leggendo molte poesie, di quelli e di altri autori, anche donne, morte suicide, mi chiedo: Sarebbero state ugualmente esaltate se non avessero avuto la storia e la fine che hanno avuto? Non intendo l'esperienza trasposta nelle loro opere, ma quella usata come scusa per volerle far leggere empaticamente. Sono convinta che quella è una leva ben salda nelle mani di chi vuole divulgare i loro scritti, magari anche loro contaminati dall'empatia e dall'amicizia.
In sostanza si dovrebbe mantenere l'obiettività del testo anche se non si ha l'anonimato. (Ne immagini i commenti in un sito di poesie??)
(segue)
Carla Natali

NATAKARLA

Punto 3 e 4 = Un sito raggiungibile (leggesi comprensibile) anche a chi non è un critico, è auspicabile. A volte quando s'incontrano alcune recensioni, viene voglia di NON leggere l'autore. La tua proposta è forse quella di un forum, un laboratorio permanente di poesia? Mi piacerebbe moltissimo. Ognuno potrebbe esprimere la propria idea su dei versi proposti periodicamente. Ma quanti ne troverebbero il coraggio? Molti amano la poesia, lo testimoniano le centinaia di blog pieni di autori più diversi. Ma vengono solo riportati i testi. Sono di persone impreparate o timide o tutte e due le cose. Mai un commento, una opinione propria, eppure sono anche i blog che hanno un alto numero di commenti, altrettanto vuoti di contenuto, probabilmente commenti di scambio.
Seguirei con interesse anche un laboratorio permanente e virtuale di traduzioni di poesie (butto là questa proposta). Ho trovato alcune traduzioni di poesie di case editrici importanti, veramente pessime. Ma sono anche convinta che ogni epoca abbia un modo suo di tradurre, che prescinde dal testo. Ma questo apre una parentesi troppo grande: ne potremo riparlare.

Punto 5 = So che gli autori italiani sono fondamentali per la comprensione delle Poesia stessa, ma io amo molto quelle straniere. Mi trasportano in un altro mondo e quando la lingua non è troppo ostica,e non ne ho una traduzione, la tento io stessa chiedendo l'assenso dell'autore al post se ne trovo il contatto, consapevole che una traduzione improbabile ed improvvisata, smorzerebbe l'interesse per l'autore stesso.
Si, c'è molto silenzio in molte questioni riguardo anche, per esempio, alla lettura delle poesie. Spesso ascoltando certe letture, mi capita di pensare a quanto autocompiacimento c'è nella voce di chi legge, piuttosto di rendersi tramite dell'emozione viva dell'autore, di semplificare con quella lettura il significato della poesia.
Anch'io ho iniziato mischiando il sacro con il (mio) profano. Poi strada facendo ho capito l'errore e mi sono corretta. Ho iniziato a riflettere sui testi, cercando di appassionare della mia passione chi leggeva, se leggeva.
Non so quanto ci sono riuscita e non sono in cerca di conferme; è solo per significarti quello che sto tentando in quanto tentativo. Quanto a riuscire, onestamente e criticamente, credo la mia strada sia ancora molto lunga.
Carla Natali