sabato 1 settembre 2012

CriticaLibera - Poesia e web: riflessione in due atti (Atto I)


Atto primo: chi è dentro, chi fuori, e l’affresco impossibile



Un aggregatore come PoEcast, che di giorno in giorno elenca i nuovi contributi pubblicati in parecchi siti di poesia italiani, offre la possibilità di una panoramica interessante. Panoramica della poesia contemporanea italiana in rete? Certo, questo è tautologico. Panoramica della poesia italiana contemporanea? Solo in parte, ovviamente, e per almeno tre motivi:

Una vera panoramica è strutturata, ha bisogno di uno studio organico a monte, e si dà forse solo nella forma della rivista militante (panoramica volutamente parziale ma tutt’altro che casuale di un indirizzo o una gamma di indirizzi specifici) o in monografie accademiche costruite su criteri che – condivisibili o meno – sono solitamente codificati: storicizzazione, appartenenza a movimenti o manifesti, apparato teorico che legga testi e poetiche in una dinamica, una narrazione, inserita nel contesto storico; lo studio di Niva Lorenzini (qui una mia recensione) o quello, più recente, di Guido Mazzoni s'inseriscono in questa categoria. 
Le numerose antologie poetiche uscite in questi anni poi, non possono assolutamente proclamare di offrire una “panoramica” intesa in questo senso: mai che sia incappato in un’antologia che rendesse espliciti e tangibili i criteri di scelta (al di là di qualche vaga, e inutilizzabile, indicazione) né il bacino iniziale di autori considerati, i motivi programmatici e non contingenti delle esclusioni, etc. Difetti metolodogici contro cui, con mio conforto, ha puntato il dito anche Stefano Guglielmin - poeta e curatore del sito Blanc de ta nuque - nel nostro breve incontro londinese questo agosto.


Chi si occupa di poesia sul web lo fa spesso con competenza e dedizione, ma senza un progetto unitario, (forse) poco consono alle dinamiche del web; in altri casi, l'approccio rimane troppo legato a una concezione assoluta e astorica della poesia, che salta testo e contesto illudendosi dell’esistenza di una “essenza” veramente rintracciabile, comunicabile e non solo esperibile. Lacuna che si fa endemica nei commenti a tali contributi, ma questa osservazione meriterebbe un articolo a parte.






Last, but not least (e questo davvero è il punto che mi preme più sottolineare) il bacino degli autori presentati è determinato dalle stesse dinamiche del mezzo di produzione, il web: chi scrive del “sottobosco” (per “sottobosco” intendo tutti coloro che hanno poca o nulla visibilità nei canali ufficiali) pesca usualmente da internet, e quindi avere testi propri in rete, o addirittura un sito (come il sottoscritto) diventa magari determinante più della qualità dei testi. Eppure - accidenti della vita - conosco ottimi poeti che stanno alla larga dal web, così come dagli eventi mondani e magari anche dalle riviste: sono autodidatti che forse hanno letture inferiori in numero ma decisamente maggiori in caratura; che le hanno assimilate col beneficio del silenzio, col risultato che la loro scrittura è spesso meno epigonica, generalmente più fresca di quella (ri)proposta sui siti specializzati, dove imperversano meccanismi di reciproche influenze, di dominanti estetiche che andranno un giorno studiate per bene. L’ansia da riscontro, l’essere “troppo dentro” il mondo della poesia può guastare la voce: non sono certo il primo a dirlo.

Comunque, la vera panoramica che PoEcast offre è di altro tipo, e si lega più al modo di far vedere la poesia che alla poesia stessa; è insomma un negozio d'ottica, e non è male premunirsi e restare vigili. Ne parlo nella seconda e ultima parte di quest’intervento (vai al II atto).


Davide Castiglione

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