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"Fast Forward": l'esordio di Emanuele Muscolino per Racconti edizioni

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Fast Forward
di Emanuele Muscolino
Racconti edizioni, aprile 2026 

pp. 224
€ 16 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook) 

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«Su questo terrazzo ci abbiamo passato troppo tempo» fa Walter.

Nessuno ribatte, nessuno smorza, nessuno rolla una siga o se ne esce con una cazzata. Le birre sono finite. Dieci minuti dopo siamo per strada e penso che è l’ultima volta che saliamo sulla terrazza. (p. 156)

«Quando è stata quell'ultima volta» cantava Francesco Guccini in L’ultima volta, una nostalgica canzone del 2012 contenuta nell’album Lultima Thule, «che hai sentito tua madre cantare / quando in casa leggendo il giornale / hai veduto tuo padre fumare». È una canzone amara, che tratta un argomento delicato già dal titolo: ossia la realizzazione – sempre a posteriori – che raramente siamo consapevoli di star facendo qualcosa per l’ultima volta. L’ultimo bacio al nostro primo amore, l’ultimo abbraccio a un genitore, l’ultimo pomeriggio trascorso su una terrazza insieme agli amici storici nel tentativo di mettere insieme i pezzi di una canzone. Se si conosce questa specifica canzone di Guccini, non può non venire alla mente leggendo Marco orizzontale, il sesto racconto che compare nella raccolta d’esordio di Emanuele Muscolino, questa Fast Forward che non è proprio semplicissima da inquadrare perché vaga fra vari generi e microtemi, pur mantenendo una compattezza di stile e di voce che consente di ricondurre il molteplice all’uno.

Marco orizzontale è un racconto pulito e crudele sul passaggio all’età adulta, composto da ingredienti noti ma elaborati in maniera personale: un gruppo di amici trentenni che si ostina nel voler preservare quell’ultimo brandello di adolescenza che gli è rimasto, ossia il gruppo punk creato ai tempi delle scuole superiori. È qui, in questo racconto, che maggiormente si percepisce il tema di fondo della raccolta, inciso anche nella bandella di sinistra, là dove si parla di «proiezione verso il futuro». È un tema presente anche nelle altre storie, nelle quali risulta affrontato in maniera diversa, complice anche – come anticipato – l’eterogeneità dei generi. I due racconti centrali, infatti, Misha e il falco e L’infinita, si allontanano molto dagli altri: nel primo vestiamo i panni di piloti impegnati nella guerra russo-ucraina, siamo circondati da terminologia militare («Siamo saliti su un biposto, lui davanti e io dietro. Il tenente Kurek ci ha fatto da lepre e Gorecki mi ha mostrato cosa può fare un F-16D Block 52», p. 80) e il nostro unico desiderio è arrivare vivi alla fine della giornata; nel secondo, nel quale domina la fantascienza, siamo due umani in grado di rinascere più e più volte, e dunque con una consapevolezza della vita e della morte che esula dalle normali conoscenze di questo mondo. Queste due storie, se da un lato mostrano la capacità di Muscolino di spaziare fra diversi generi, dall’altro sembrano conferire al libro una pesante struttura da esordio, con alcuni racconti più sperimentali pubblicati in precedenza su rivista e altri più indirizzati verso una maturità letteraria.

Fra questi ultimi è il caso di menzionare gli ultimi due presenti nel libro, quel Marco orizzontale già citato e Io che credevo di morire: quest’ultimo – bellissimo e struggente – è la storia di un uomo che trascorre tutta la vita preda dell’angoscia di morte, ritrovandosi così a perdere di vista i momenti importanti. Non è un caso che i temi delle ultime volte, della morte e del futuro inaspettato siano così forti in questa storia così come lo è in Marco orizzontale ma anche, in maniera diversa, nel primo racconto Fabrizio nel buco, che però risente di una traccia di surrealtà invece inesistente nelle altre due storie. Questi temi, quando affrontati con la penna più matura, risultano ben scritti e di notevole potenza narrativa.

E proprio queste considerazioni ci portano a delle conclusioni abbastanza immediate: Emanuele Muscolino, classe 1984, all’esordio con Racconti edizioni ha la necessità di lasciare la pelle del giovane autore ed entrare in quella della maturità, perché ne ha tutte le capacità. La sua è una penna forte, in grado di creare mondi e instillare nel lettore le giuste emozioni; per farlo, però, deve comprendere che strada prendere e incamminarsi in quella direzione.

David Valentini