Nel 2026, sfido a trovare lettori e lettrici sopra i dodici anni che non conoscano la storia di Alice nel paese delle meraviglie. Un romanzo pubblicato per la prima volta nel 1865 e scritto da Lewis Carroll sotto forma di racconti e volutamente rivolto all'infanzia. Su quest'ultimo intento avrei da ridire, non soltanto per il fatto che sia un'opera costruita intorno al non-sense e alla critica della società dell'epoca, ma per tutte le sotto trame narrative che sono chiaramente comprensibili solo in età adulta. Allora perché viene considerato un pilastro della letteratura per l'infanzia? Perché dà ai giovani (e grandi) lettori e lettrici la possibilità di viaggiare con la fantasia. Questa nuova versione edita da L'Ippocampo, grazie alle incredibilmente suggestive illustrazioni di Isabelle Simler, regala una preziosa possibilità in più: quella di abbracciare visivamente la storia. Sembra che l'illustratrice abbia fatto un viaggio nella mente di Carroll e abbia dato forma ai suoi pensieri.
L'uso del rosso, predominante in tutta l'opera, vuole creare quel giusto sgomento emotivo che la lettura dell'opera suscita sempre sia a una prima che a una seconda (o successiva) lettura. Il tratteggio è talmente preciso e nitido da sembrare tridimensionale e tuttavia genera meraviglia e timore allo stesso tempo. Ciò che colpisce è il fatto che queste illustrazioni riescano realmente a evocare il viaggio immaginifico compiuto da Alice.
Alice cominciava davvero a stufarsi di starsene a sedere accanto alla sorella sulla riva, e senza aver nulla da fare. Una volta o due aveva dato una sbirciata nel libro che sua sorella stava leggendo; ma non conteneva né figure né spunti di conversazione, « e a che cosa serve un libro, - pensava Alice, - senza figure né chiacchiere?»
Così andava considerando nella propria mente (per quanto le era possibile, perché la calura del giorno l'assonnava e l'istupidiva) se lo svago di comporre una ghirlanda di pratoline valesse la pena di alzarsi a raccoglierle, allorché improvvisamente un Coniglio Bianco con gli occhi rosa le passò di corsa a fianco. (p. 19)
La storia ha inizio con Alice profondamente annoiata nel sentir leggere la sorella maggiore. Nemmeno sbirciare sulle pagine del libro riesce a rendere meno tedioso il momento, fino a quando, come per magia, Alice non si ritroverà a inseguire un buffo coniglio verso la sua tana e nell'entrarvi compirà un viaggio talmente assurdo e talvolta grottesco da sembrarle un sogno, o a tratti un incubo. I personaggi che incontrerà saranno anch'essi bizzarri e atipici ed enfatizzano neanche troppo celatamente tutti i difetti umani. La follia è il loro tratto tipico, perché tendono tutti ad agire e a dar voce ai loro pensieri senza curarsi mai delle conseguenze. Questo è in netto contrasto con la tendenza adulta al controllo emotivo e alla soppressione della spontaneità in favore della più rassicurante razionalità. Qui però tutto è sovvertito e ciò che sembra chiaro è invece misterioso, e ciò che pare ovvio è invece indecifrabile. La complessità con cui l'autore ha creato questo mondo lascia ancora oggi sorpresi.
Un'altra innovazione di questa versione è il formato verticale, non facilissimo alla consultazione ma sicuramente meritevole di entrare nei cimeli da collezionare. Il potere inesauribile di questa storia riesce ancora oggi a stupire e affascinare i lettori e le lettrici di tutto il mondo, venendo tradotto e ritradotto continuamente. A mio avviso questa nuova versione, in edizione integrale e dunque ampliata, crea il desiderio di sentirsi bambini, di tornare al passato e provare ogni tanto a prendere un tè da matti in compagnia di personaggi che per quanto possano essere regine tiranne o perfidi gatti stralunati, non fanno mai davvero paura quanto quelli reali. E allora continuiamo a celebrare il genere fantastico e le sue sfumature più critiche, perché oggi più che mai, sono la principale via di fuga dalla realtà.
-Ma io non voglio andare tra i matti, - osservò Alice. - Oh, ma non ne puoi fare a meno, - disse il Gatto, - qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta. - Come fai a sapere che sono matta? - disse Alice. - Devi esserlo, - disse il Gatto, - altrimenti non saresti venuta qui. (p. 99)
Carlotta Lini



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