di Yoko Mure
Traduzione di Rebecca Suter
pp. 208
€ 17.50 (cartaceo)
€ 10.99 (ebook)
La narrativa orientale, soprattutto quella degli ultimi tempi, usa il tema delle origini famigliari come nucleo centrale attorno a cui far sviluppare una intera storia. Una zuppa calda e un gatto sulle gambe di Yoko Mure non fa eccezione: Akiko è una poco più che cinquantenne, che non ha più legami famigliari, vive con l'adorabile gatto Taro e dopo oltre vent'anni di lavoro nell'editoria, decide di cambiare vita. È figlia di una madre single, proprietaria di una locanda in cui passava la maggior parte del tempo fra chiacchiere coi clienti, molte sigarette e molti bicchieri di troppo, e di un padre che non ha mai conosciuto, ma di cui sapeva soltanto che era un sacerdote sposato e che per questo non l'ha mai riconosciuta.
Anche se non era un panorama particolarmente interessante, stare seduta a guardare il cielo in un giorno di riposo la rendeva felice. Quando era più giovane le pareva che la felicità fosse legata a momenti speciali: il Natale, il compleanno, le feste e i regali. Ora, invece, le trovava nei piccoli dettagli del quotidiano, nella straordinaria bellezza dell'ordinario. Come Taro, che si crogiolava beato nel sole del mattino. (p. 103)
Da giovane, Akiko è sempre stata dotata di abilità intellettive non indifferenti e, pur di non tornare alla taverna di sua madre, si iscriveva a corsi di matematica o di qualsiasi altra materia. Eppure, oggi, da adulta, Akiko molla il suo lavoro di una vita per rilevare il locale che un tempo era della madre e per ritrovare forse in esso, un legame di vicinanza con le sue origini. Il locale prende una forma decisamente più moderna e raffinata, che si contraddistingue per un arredamento più minimal e una scelta di colori decisamente più delicati, con una forte predominanza di bianco. I piatti proposti sono principalmente zuppe e sandwich: alimenti semplici, ma che sembrano essere ciò di cui ogni cliente ha bisogno. Ad aiutarla nella sua nuova impresa arriva anche Shima, una ragazza alta e muscolosa, che fin da subito saprà farsi benvolere da tutti per la sua indole buona e gentile. Le due donne si rimboccano le maniche e in poco tempo ottengono grandi successi, nonostante la iniziale riluttanza dei vecchi clienti della madre. Un giorno Akiko verrà a scoprire un segreto di famiglia che le farà vedere il mondo con occhi diversi, e da quel momento, una nuova vita sarà pronta ad accoglierla.
Impossibile non fare un paragone con la saga di La pasticceria di mezzanotte di Noriko Onuma (Garzanti) o con il romanzo Una stanza per Momoko di Chisako Wakatake (Piemme). Se col primo il romanzo di Mure ha in comune l'amore per la cucina, i sapori genuini di un tempo, e il desiderio di seguire una tradizione culinaria famigliare, col secondo vediamo al centro due figure di donne adulte che finalmente trovano la forza di riscattarsi: non subiscono le ingiustizie della vita, non accettano più la loro condizione ma agiscono e combattono per un'esistenza migliore.
Sebbene le precedenti avessero un qualcosa di più brillante sia come scrittura che come caratterizzazione dei personaggi, trovo sempre piacevole immergersi negli scenari della Tokyo che non tutti vedono, una città magica, ricca di storie e personaggi che meritano di essere raccontati e tramandati nel mondo.
Questa storia offre una lettura delicata e intima, molto scorrevole e forse più spensierata delle due menzionate, e la consiglio a tutti coloro che almeno una volta nella vita si siano chiesti quanto le nostre origini influenzino il destino del nostro presente e quanto queste abbiano in qualche modo condizionato le persone che siamo diventate.
Carlotta Lini

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