di Amara Lakhous
edizioni e/o, gennaio 2026
€ 19,00 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)
Il primo capitolo è preceduto da una sezione dedicata alla descrizione dei personaggi con i relativi ruoli e da una breve cronologia storica. Il romanzo si apre il 5 luglio 2018, giorno della festa dell’Indipendenza dell’Algeria. A Orano viene trovato assassinato Miloud Sabri, figura potente e celebrata come eroe della guerra di liberazione. Il corpo reca un segno inequivocabile: il naso mozzato, marchio riservato ai traditori dai membri del Fronte di Liberazione.
È da questo dettaglio che prende avvio l’indagine del colonnello Karim Soltani, uomo dell’apparato di sicurezza, chiamato a muoversi in un terreno dove il confine tra verità giudiziaria e verità politica è estremamente fragile. L’inchiesta non procede solo verso l’identificazione di un colpevole, ma si trasforma progressivamente in una discesa nel passato, fino agli anni Cinquanta e Sessanta, quando la rivoluzione era ancora un orizzonte di speranza.
Fatto qualche passo, Karim Soltani si ritrovò faccia a faccia con il cadavere. Era nudo, con mani e piedi legati, in mezzo a una poltiglia di sangue, urina e escrementi, e gli era stato reciso il naso di netto. Si avvicinò ancora e vide la punta del naso posata sul petto e un taglio che andava da una giugulare all’altra. p. 19
La struttura narrativa alterna il presente dell’indagine a lunghi affondi nel passato, ricostruendo la traiettoria di un gruppo di giovani militanti coinvolti nella guerra di liberazione. La rivoluzione nel romanzo è raccontata al pari di un evento che inesorabilmente porta con sé rivalità, sospetti e ambizioni personali. Nel titolo del libro si rivela difatti una valenza metaforica potente: il male non è episodico, ma generativo è “fertile”, produce conseguenze, genera altro male e si sedimenta nelle strutture dello Stato e nelle vite degli uomini.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è la costruzione dei personaggi. Miloud è un uomo segnato da scelte ambigue, simbolo di una generazione che ha trasformato il capitale morale della rivoluzione in potere personale. Accanto a lui emergono figure complesse, in particolare quelle femminili, che non sono semplici comprimarie ma nodi decisivi nella trama dei tradimenti e delle fedeltà.
Il colonnello Soltani, dal canto suo, incarna la tensione tra dovere istituzionale e coscienza critica. È un uomo che conosce le crepe dello Stato per cui lavora e che comprende quanto la verità, in certi contesti, possa essere più pericolosa della menzogna. La sua indagine diventa così un confronto con la propria storia e con quella del Paese.
Karim ascoltò a malincuore la replica del Capo sul patriottismo, che metteva la reputazione dell’Algeria al di sopra di ogni altra cosa, compresa la giustizia. Se l’opinione pubblica nazionale e internazionale fosse venuta a sapere i dettagli del caso di Miloud Sabri, ci sarebbe stata una valanga di dubbi, sospetti e voci. Se la verità dovesse creare uno scandalo, ne faremmo volentieri a meno. L’Algeria ha bisogno di stabilità, pace e buona reputazione. Hai capito, Soltani? p. 214
Lakhous dimostra grande abilità nel fondere il ritmo del noir con la riflessione storica. L’indagine mantiene una tensione costante, ma ciò che resta al lettore non è tanto la soluzione del caso quanto il quadro complessivo che emerge con un’Algeria segnata da cicatrici non rimarginate, in cui la guerra civile degli anni Novanta e le promesse mancate dell’indipendenza continuano a pesare sul presente.
Scritto originariamente in arabo e tradotto in italiano, il romanzo presenta una prosa asciutta, puntuale e chiara. Lakhous evita il sentimentalismo e preferisce un registro lucido, quasi analitico, che amplifica l’effetto tragico degli eventi narrati. I riferimenti alla musica, alla cultura urbana e ai cambiamenti architettonici di Orano contribuiscono a radicare la vicenda in uno spazio concreto e reale.
La fertilità del male è un romanzo che parla dell’Algeria, ma anche di tutte le rivoluzioni tradite, di tutte le memorie manipolate, di tutti i Paesi in cui l’indipendenza ha cambiato i nomi del potere senza modificarne davvero la natura, poiché tutto ciò che non viene elaborato ritorna e continua a generare ombre.
Silvia Papa
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