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«Lei gli sorrise, e lui ricambiò sentendo di odiarla nel profondo»: "Distanza di sicurezza" di Romana Petri

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Distanza di sicurezza
di Romana Petri
Neri Pozza, marzo 2026

pp. 368
€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

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Avrei bisogno di parlarti. Dimmi tu quando ti posso chiamare.
Ora, digitò lui lentamente. E così, dopo tanto tempo, sentì di nuovo quella voce.
«È finita la distanza di sicurezza?» gli chiese la Albertini. 
«No» rispose Vasco. «Stiamo facendo un'eccezione. Voglio sperare ci sia un'urgenza». (p. 167)

Questa è una delle conversazioni brevi, brevissime e lapidarie tra Luciana Albertini e quello che sta per diventare il suo ex marito, Vasco Dos Santos. Separati da quando lui ha voluto mettere una distanza di sicurezza tra loro, per rendere effettiva la sua decisione di lasciare Luciana dopo dieci anni insieme, ognuno ha portato avanti a suo modo la vita. Quel che è certo è che «avevano due inconciliabili visioni della separazione» (p. 13). 

Vasco, nella sua casa di Lisbona, inizia a condurre una routine vuota di contatti umani, in cui l'unico affetto che entra davvero in sintonia con lui è il gatto Ulysses. Persino lui – il gatto – ha perso qualcosa: il suo secondo nome, Moscardo, con cui lo chiamava sempre Luciana, e la compagnia del cane di casa, l'inseparabile Barabba. Le giornate di Vasco scorrono uguali e in perenne attesa: non della moglie italiana, sia chiaro, ma dell'apertura di una galleria a suo nome; gli manca però il denaro e dipende in tutto dal padre, Tiago, «quell'arrogante fanfarone ancora così pieno di sé» (p. 268) che lo mantiene da anni. Per quanto quarantenne, Vasco non ha raggiunto alcuno dei suoi obiettivi, vive in attesa di un grande successo lo possa riscattare.

Un grande successo, invece, è quello che ha finalmente travolto la vita di Luciana Albertini: la sua pittura in movimento ha sfondato e adesso le mostre si susseguono in giro per il mondo. Con l'aiuto del suo agente milanese (di cui non si dice volutamente il nome) e di un nuovo agente londinese, William, il suo nome e le performance che accompagnano le mostre passano di bocca in bocca. Lei ne è felice, ma anche sconvolta: mai ha rincorso una fama simile né ha brama di denaro. D'altra parte, Luciana è un'artista dotata di una fantasia straordinaria, ed è proprio nelle sue creazioni che trascorre gran parte del tempo:

Certo, lei dipingeva sempre, come poteva stare attenta alla vita? La vita le passava accanto con la sua realtà ma lei la percepiva appena, ne sentiva il passaggio sotto forma di leggero spostamento d'aria. Poi intingeva il pennello nella tavolozza, creava un colore, lo inalava. E questo mondo lo abbandonava. Se fosse stata più concreta, forse si sarebbe accorta, forse avrebbe potuto fare qualcosa. Ma avrebbe davvero voluto? Avrebbe davvero sottratto del tempo ai suoi quadri movimentati?. (pp. 48-49)

Eppure, benché la febbre della pittura la accompagni sempre e la riempia, non è per questo una donna priva d'amore. Al contrario, è capace di dedicarsi agli altri con generosità, senza mai chiedere niente in cambio. Lo fa con serenità, anche perché Luciana, a differenza di Vasco, basta a sé stessa con la sua arte, e la sua vitalità è strabordante, così come la sua energia. Vasco ha preso tanto da lei – l'amore, il denaro, lo stile di vita, la possibilità di viaggiare al suo fianco –, e le ha offerto in cambio le sue paure, i ricordi di un'infanzia che lo ha reso fragile, in perenne attesa che qualcun altro lo aiuti, anzitutto a fuggire dai propri tormenti. Il risentimento è uno dei sentimenti che più connotano Vasco, in grado di reagire con questa domanda alla notizia che Luciana sta provando a svoltare: «Che dolore è un dolore che passa tanto presto?» (p. 337). Non vuole il suo bene, vuole che la moglie soffra di quella distanza di sicurezza e non lo rimpiazzi con nessuno, restando appesa per sempre al sogno del suo ritorno. Un po' come ha fatto la madre di Vasco, speranzosa fino alla morte di poter riavere Tiago, che invece conduceva una vita parallela, pur godendo di quella dedizione assoluta. 

Luciana, al contrario, non serba rancore, vorrebbe fare come nelle relazioni precedenti: «in tutte c'era rimasto affetto anche se erano finite dolorosamente» (p. 341). Se per alcune pagine si può dubitare che Luciana sia emotivamente dipendente da Vasco, poi si comprende che non è così: porta con sé e manifesta quella gratitudine per ciò che è stato che non cancella un vecchio amore, ma lo ammanta di una benefica nostalgia. Della sensazione, insomma, di non aver buttato gli anni trascorsi insieme. 

Ed è così, muovendoci tra questi due estremi, che assistiamo a come Luciana e Vasco vivono quella "distanza di sicurezza", in attesa che arrivi il divorzio. Intanto speriamo che Luciana abbandoni il suo attaccamento a Vasco e si rivolga totalmente a un uomo che la ama affidandole segreti preziosi del suo passato, con cui condividere la passione per l'arte, gli animali, una relazione finalmente sana, che goda degli sprazzi di follia e creatività che sono un tutt'uno in Luciana. 

Distanza di sicurezza, che ripropone alcuni personaggi già incontrati in Ovunque io sia, Pranzi di famiglia e La rappresentazione, è però un romanzo che possiamo leggere anche come stand-alone senza perdere il gusto della narrazione. Il carattere dei due personaggi è delineato benissimo dalle loro azioni, dai dialoghi e dai pensieri, così come le relazioni familiari sono ampiamente recuperate con qualche flashback e ridisegnate attraverso nuove situazioni. Per chi ha letto gli altri volumi della saga portoghese, arriva inevitabilmente un po' di malinconia nello scoprire qui come la storia tra Vasco e Luciana giunga al capolinea. Sia chiaro, è più sano che finisca, ma quel trincerarsi dell'uomo dietro il suo "non sono più felice nella storia" è sintomo del suo narcisismo e nell'ostinazione con cui non fornisce alcuna spiegazione si intravede un desiderio manipolatorio, sebbene in più occasioni non manchi mai di definirsi lui il manipolato dalla moglie. E, d'altra parte, Vasco è una vittima rabbiosa, pronto a puntare il dito verso gli altri e poco incline all'autocritica. Ecco perché quando i "se" affiorano e il dubbio di aver sbagliato si affaccia, concluderà lapidario davanti alla sorella: «Non preoccupatevi, se anche fosse, il mio orgoglio mi impedirebbe di tornare sui miei passi» (p. 164). 

Se ancora avevamo qualche dubbio, da quella frase è chiaro quanto Vasco non meriti nessuna seconda possibilità. E preghiamo – sì, perché è impossibile non schierarsi – che Luciana Albertini mantenga il suo invidiabile entusiasmo per la vita, senza che nessuno glielo prosciughi. 

Capace, anzi capacissima come sempre di entrare nell'animo umano e rivoltarlo, frugando nelle tasche dell'intimità e scovando persino le istruzioni per comprendere al meglio Vasco e Luciana, Romana Petri affronta la fine di una relazione molto sbilanciata senza mai edulcorare né giustificare i suoi personaggi. Ne esce una narrazione densissima, profondamente psicologica, in cui non c'è scampo per le imperfezioni che rendono Vasco e Luciana intimi a chi legge.

GMGhioni