È così che mi vedono? Un stronza capricciosa? Ho solo paura, mi rendo conto. (p. 89)
Non è semplice vivere sentendosi costantemente osservati dagli altri: Aryna, all'inizio della sua vita in Italia, è così desiderosa di sparire e risultare uguale agli altri da agitarsi quando a scuola fanno l'appello o quando le chiedono quando sia arrivata dalla Romania. Con i suoi quindici anni, inizia a frequentare un liceo dove non conosce nessuno: ci vuole poco, però, perché leghi con Marco, considerato da tutti il primo della classe. Lui le corregge i congiuntivi e lei è felice di misurarsi con lui, in una competizione sana e per entrambi motivante.
E tuttavia ci sono cose che Aryna non riesce a confidargli: né il lavoro umile dei suoi genitori, né le piccole gioie che vedono lei e la sorella Diana fare la spesa di cibo spazzatura da tenere a portata di mano per le loro merende. Aryna si vergogna, così come inizia a vergognarsi del suo corpo che cambia, che cresce, dei chili in più portati dall'alimentazione poco sana e sregolata.
Quasi senza accorgersene, correre e allenarsi diventa importante, poi fondamentale, quindi addirittura un pensiero ossessivo. Aryna allena il suo corpo alla fatica, a resistere a qualsiasi tipo di sforzo, e le sue giornate ruotano attorno al cibo da togliere e agli allenamenti da aggiungere. Non c'è niente che sua sorella Diana possa dirle o fare per motivarla; non valgono nemmeno gli imperativi di sua mamma o di suo papà. Con una perseveranza che vince la fame e l'istinto di autoconservazione, Aryna prosegue lungo la strada che la porta a dimagrire a vista d'occhio e a indebolirsi costantemente.
Non stupisce quindi che nelle primissime pagine, ambientate nel 2017, Aryna si trovi davanti a una dottoressa che le impone di guardarsi allo specchio e la incalza: «Ti piace quello che vedi? [...] Ti sembra bello?» (p. 7).
Per capire come Aryna sia arrivata lì, Andreea Simionel ci fa tornare a due anni prima e narra un'adolescenza complessa. Sradicata dalla Romania, dai nonni e dalle persone più care, alle prese con una lingua nuova, con una scuola diversa e vittima talvolta dei pregiudizi, Aryna deve affrontare tante sfide. Il suo corpo che cambia – e cambia come lei non vorrebbe – è l'ennesima prova. Estenuante. Ma forse può provare a controllare almeno quello.
La focalizzazione sulla protagonista è assoluta e aiuta a restare sempre concentrati sul suo malessere, sul disagio che la porta a non accettarsi, a sentirsi inadeguata in casa, a scuola. Il resto del mondo non la vede così: né gli insegnanti né amici come Marco o Masha la giudicano, eppure è come se la ricerca di approvazione fosse estenuante e continua.
Diviso in tre sezioni – Triage, Pronto soccorso e Normalità –, La ragazza d'aria è un romanzo di formazione che fa entrare nella mente di una quindicenne che cresce insieme a noi, e dunque soffriamo col suo soffrire, speriamo che le cure possano aiutarla contro l'anoressia, e intanto ci auguriamo che le persone lungo la sua strada siano sufficientemente attente da rispettare il dolore e aiutarla. In questo cammino complesso, fatto di ricadute e paure disseminate, Aryna trova nella lettura e nella scrittura uno sfogo importante, ma non può bastare. Così amici e parenti che le sono accanto non sanno come agire, perché lei, ferita, ferisce chi le si avvicina.
Eppure c'è anche speranza in questo romanzo: è sorprendente come Andreea Simionel abbia montato in modo sapiente una prima parte fatta di quotidianità, divertimento, alti e bassi tipici dell'adolescenza a una seconda parte più disperata, in concomitanza con l'aggravarsi dei disturbi alimentari. Tuttavia, anche lì, tra le corsie d'ospedale, ci sono incontri che possono cambiare. E in quell'umanità fragile e nei medici e negli educatori che ogni giorno percorrono quei corridoi si può trovare la forza per accettarsi imperfetti.
L'autrice non edulcora nulla, anzi prepara colpi di scena che lasciano senza fiato durante la lettura, ed è in questo montaggio felice che si conferma la voce originale di Andreea Simionel, capace di raggiungere anche lettori e lettrici giovani, perché sa entrare nel loro mondo e non si limita a guardarlo da lontano.
GMGhioni
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