Con Il canto della fortuna, pubblicato da Salani nel 2025, Chiara Bianchi ha raccontato la parabola ascendente di un uomo di successo, seguendo, durante il corso del 1900, la scalata socioeconomica di Angelo Rizzoli senior, dalla miseria dell’infanzia alla conquista di un vero e proprio impero editoriale, cinematografico, sportivo. Con L’eco delle stelle, apparso presso la stessa casa editrice nello scorso mese di febbraio, la scrittrice prosegue la sua ricostruzione storico-familiare, mostrando, di quella medesima parabola, la traiettoria discendente.
Alla morte di Angelo, quando la gestione dell’azienda passa infatti nelle mani del figlio Andrea, quindi dell’omonimo nipote, Angelo jr («Angelone»), immancabilmente si avvera quanto il patriarca aveva già profetizzato:
«Sa, Barbaglia, oggi è nata la terza generazione dei Rizzoli, quella che manderà in rovina tutto quanto ho costruito. […] Io costruisco, mio figlio mantiene, i nipoti distruggono. È la regola». (da Il canto della fortuna).
A provocare la caduta vertiginosa dell’impresa di famiglia è, durante l’estate del 1974, l’acquisto del «Corriere della Sera»: un’operazione finanziaria che Andrea e Angelo jr perseguono con tutte le forze, nonostante l’esplicito diktat a suo tempo imposto da Rizzoli senior e nonostante le insanabili divergenze interne che sorgono in seno alla famiglia di fronte a quella che, sin da subito, si rivela un’azione scellerata, segnata da compromessi con il potere e debiti astronomici.
«Il sogno pulito dell’imprenditore illuminato. È bello. Ma […] al Corriere la realtà è un’altra. È il compromesso, Angelo. Sempre stato così» (p. 249)
L’eco degli insegnamenti del patriarca si riverbera tra le pagine: no all’acquisto del giornale, no al ricorso ai prestiti delle banche, no alle ingerenze politiche. Ma è un’eco sbiadita e inascoltata: figli e nipoti ricordano distintamente queste raccomandazioni, ma le disattendono tutte, quasi a voler connotare la propria linea di condotta in opposizione a quella di chi li ha preceduti. Un asse tematico portante del romanzo è costituito proprio dal conflitto tra affermazione dell’identità individuale e peso della tradizione familiare.
In particolare per Andrea, cresciuto all’ombra della severità paterna, avara di riconoscimenti e manifestazioni d’affetto, l’acquisizione del quotidiano più venduto d’Italia costituisce un rito di passaggio, una forma tardiva di emancipazione, la conquista di una solida auctoritas personale, finalmente svincolata da quella del genitore.
Il Corriere è diventato l’oggetto sacro della sua smania. Non è solo una testata, è il sigillo della grandezza, la targa che trasforma il possesso in autorità. (p. 161)
Le vicende storiche che si verificano durante i caldissimi anni ’70 restano, tutto sommato, sullo sfondo: sebbene si faccia spesso menzione delle manifestazioni operaie, delle agitazioni sindacali, degli attentati delle BR, lo spazio narrativo ruota tutto intorno all’'affaire Corriere della sera.' I personaggi storici esterni alla famiglia che compaiono nel testo sono inseriti nel racconto in quanto coinvolti nella vendita delle quote (è il caso, ad esempo, di «Gianni», ovvero dell’avvocato Agnelli) o come finanziatori-creditori di Angelone, ritrovatosi solo a capo dell’impresa, dopo il ritiro di Andrea.
Ecco il commento lapidario di Indro Montanelli:
«Sai […], stiamo comprando il Corriere». […] «Vi avverto. Se ci mettete un piede dentro, poi vi troverete con l’acqua alla gola». (p. 139)
Per fronteggiare l’enormità del debito contratto per l’acquisto, Angelo jr è costretto a ricorrere all’aiuto di figure ambigue e discutibili, quali Licio Gelli e Roberto Calvi, ma tale aiuto si rivela un’arma a doppio taglio: all’inizio degli anni ’80 la somma dovuta aumenta, mentre il Banco ambrosiano fallisce, Calvi muore, Gelli è travolto dallo scandalo della P2. Anche il Rizzoli più giovane finisce in carcere con a carico una serie piuttosto lunga di capi d’accusa: bancarotta, distrazione di fondi, falso in bilancio, e altro ancora («Gli hanno preso tutto. Gli hanno lasciato il torto», p. 412).
Eppure Angelo aveva tentato ogni strada pur salvare il prestigio dell’azienda e la dignità personale. Bianchi ce lo comunica attraverso paragoni circensi:
…si muove come un funambolo bendato sul filo della partitocrazia. Siede a tavola con tutti: socialisti, comunisti, democristiani (p. 193)
Sorride sempre, Angelone Rizzoli. Passa da Botteghe Oscure a piazza del Gesù come un acrobata. (p. 206)
Ampio spazio è dedicato alle vicende personali dei membri della famiglia Rizzoli, in particolare quelle degli stessi Andrea e Angelo. Le storie d’amore, le separazioni, i tradimenti, la nascita dei figli, la «guerra silenziosa» (p. 153) con i vari fratelli, cugini, nipoti di fronte alla scelta, niente affatto condivisa, di imbarcarsi nell’impresa del Corriere.
L'intreccio fluido tra fiction e storia, tra pubblico e privato si svolge attraverso scene dialogate e sequenze più introspettive: agli occhi del lettore le prime risultano vivaci e immersive, quasi fossero battute di un testo teatrale; laddove le seconde mostrano i protagonisti di fronte a se stessi, alle prese con i propri fantasmi o con la non facile gestione di un’eredità materiale e simbolica, che assume un peso ancora maggiore della famiglia stessa.
I Rizzoli non si possono fermare mai. Sono un’azienda prima ancora di essere una famiglia. (p. 34)
Elide Stagnetti

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