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Un mistero che abbiamo decisamente paura di svelare: "Pulita", di Alia Trabucco Zerán

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Pulita
di Alia Trabucco Zerán
SUR, 20 marzo 2024

Traduzione di Gina Maneri

pp. 240
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Cosa è successo veramente? Viene da chiederselo fin dalle prime pagine di Pulita, nuovo romanzo di Alia Trabucco Zerán, scrittrice cilena già molto apprezzata, come attesta il suo La sottrazione (in Italia, uscito sempre per SUR nel 2020), finalista al prestigioso Booker International Prize e vincitore di altri riconoscimenti.  

Questo nuovo romanzo appare fin dalle prime pagine come una confessione: capiamo subito chi sta parlando, Estella, la governante, babysitter e cameriera quarantenne di una famiglia borghese a Santiago. A chi stia parlando Estella, invece, resta un mistero chiuso nel mistero principale, ma alcuni indizi disseminati lungo il romanzo ci faranno capire di più. Svelarlo conta, in ogni caso, solo marginalmente, perché la nostra attenzione è tutta attirata dai contenuti del suo racconto - un racconto franto, inframezzato da flashback, espressioni di ritrosia e sospetto nei confronti dei suoi ascoltatori, ricerca di attenzione e qualche blando tentativo di cercare l'empatia degli altri. 

Scopriamo solo attraverso il punto di vista di Estella, nella seconda pagina del libro, una verità scioccante: 

La bambina muore. 
Ehi, nessuna reazione? 
Meglio che lo ripeta, nel caso vi abbia distratto il ronzio di una mosca o un'idea più acuta e stridula della mia voce: la bambina muore, avete sentito ora? La bambina muore ed è ancora morta, non importa da dove inizio. (p. 8)

La bambina in questione è Julia, di cui Estella si è presa cura fin dalla nascita, perché la "signora", l'avvocata Mara, ha voluto assumere una bambinaia quando ancora era incinta, perché fosse certa che ci sarebbe stato qualcuno a occuparsi della piccola, dandole una mano a tornare al lavoro molto presto. E adesso, dopo sette anni, Julia non c'è più. 

Per comprendere meglio cosa sia successo - ed è questo il filo rosso che anima la trama, almeno a un primo livello di lettura -, occorre seguire Estella e la sua ricostruzione disordinata, perché mossa dall'emotività e dalle libere associazioni. Siamo totalmente nelle mani di una narratrice omodiegetica e probabilmente poco affidabile, perché di flashback in flashback scopriamo vari sentimenti negativi che questa giovane donna, arrivata in quella casa a trentatré anni, ha maturato nel tempo verso i suoi datori di lavoro. Benché Estella sia stata educata da sua madre a essere grata del lavoro e sia cresciuta in un contesto decisamente umile, la frustrazione è dietro l'angolo, soprattutto perché i signori sembrano non vederla come una persona, se non in rari momenti: non le chiedono della sua salute se non dopo eventi tragici, né si interessano della sua stanchezza. Anzi, hanno sempre dato per scontata la sua disponibilità a tutto, a qualsiasi ora, e solo qualche volta si sono mostrati fieri del suo lavoro. Cattivi o maligni? No, non si può certo dirlo. Semplicemente, troppo coinvolti dalle loro scontentezze e dalle ambizioni per dare peso alla governante. Anche come babysitter di Julia, Estella si è sentita spesso richiamare per quisquilie e, al tempo stesso, i genitori le hanno delegato quasi del tutto la sua educazione. 

E la bambina? Julia appare fin da subito come la classica bambina viziata, abituata a ottenere tutto con un capriccio, manipolatrice fin da piccolissima; magrissima perché inappetente e spesso con un'espressione di tristezza da piccola adulta, più volte ha fatto preoccupare tutti per la sua salute. Persino il padre, medico molto rispettato, non è riuscito a risolvere questo problema, se non qualche volta imponendole di mangiare. 

In effetti, di spontaneo e autentico in quella casa c'è molto poco; le imposizioni, invece, abbondano: come spesso accade nei romanzi che entrano nelle case di famiglie apparentemente inappuntabili, anche in Pulita si scoprono piccole e grandi ossessioni, perversioni sottili di desiderio di controllo ed esercizio del potere sugli altri,... Ed Estella assiste a tutto questo dalla sua cameretta angusta vicino alla cucina, o mentre lavora da qualche parte, invisibile agli occhi dei "signori". Se prova a chiedersi cosa desideri per la sua stessa vita, la giovane donna si vergogna quasi di desiderare una famiglia (sì, perché si sente ancora molto radicata a sua madre e sente di dover lavorare per aiutarla e inviarle aiuti economici). Così appare con evidenza anche ai lettori più concentrati sul filone del mistero che Pulita è qualcosa in più: è un romanzo crudo e pieno di ambivalenze nel raccontarci quanto le disparità economiche e sociali influiscano sui rapporti e sulle prospettive di vita.

Eppure un po' di spazio per l'amore c'è, ma non è quello che ci potremmo immaginare: sì, qualche volta Estella prova sentimenti per la piccola, ma è soprattutto una cagnetta randagia che si aggira fiduciosa vicino alla casa ad attirare l'affetto di Estela. Certo, se i signori sapessero che un randagio si muove lì attorno, timorosi e iperprotettivi come sono, potrebbero anche licenziarla, ma la cagnolina Yany è una proiezione bella e buona dell'amore che la nostra protagonista sente di avere in abbondanza. E queste sono pagine delicatissime, perché Estella rispetta il desiderio di libertà della Yany ma al tempo stesso si preoccupa quando non la vede e viceversa si sente rassicurata ogni volta che riappare e la cerca. 

Romanzo di pochi personaggi, decisamente ben strutturati e memorabili, Pulita ospita rivelazioni scomode, fa sì che ci proiettiamo fuori dalle nostre vite per calarci totalmente nella quotidianità di Estella, comprendendo come dietro le faccende domestiche di ogni giorno si celi ben altro. Ed è soprattutto la narrazione irriverente e incalzante a farci temere che dietro la morte di Julia ci sia l'ennesimo segreto. Alia Trabucco Zerán, in ogni caso, è pronta ancora una volta a stupirci. 

GMGhioni