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«Come per i bambini, tutto può essere personaggio»: intervista a Olivier Tallec

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Olivier Tallec non ha bisogno di presentazioni. Grafico pubblicitario e illustratore per diverse testate giornalistiche (Le Monde ed Elle per citarne alcune), si è specializzato nella letteratura per l’infanzia, pubblicando più di cinquanta albi illustrati, molti dei quali portati in Italia da Edizioni Clichy: Lupo & lupetto, Questo è il mio albero e Ti aspettavo da tanto sono solo alcuni. 
Il suo stile è inconfondibile: personaggi del bosco, scoiattoli, lupetti, porcospini o anche alberi sono i protagonisti delle sue storie, disegnati con tratti sfumati e colori autunnali. I suoi libri son una gioia per gli occhi, non solo per bambini, anche se a questi si rivolgono in primis: ma, camuffate dietro le buffe avventure di questi personaggi, ci sono riflessioni anche sociali e antropologiche di vitale importanza per il mondo attuale. Un esempio? Lo scoiattolo che erge muri intorno al suo albero perché nessuno ci arrivi, e finisce per restare solo, o che prende troppo dalla natura finendo per lasciarla spoglia di rami e pigne. 
La sua pubblicazione più recente è Il libro degli alberi e delle piante da scoprire, che abbiamo letto restandone conquistati: in questo catalogo di botanica alternativa, troviamo Pino Spazzolino, il Calziniere, il Cactus Appendi-abiti, il Pioppo Scopetta e molti altri. In questi giorni è stato a Bologna, ospite speciale della Bologna Children’s Book Fair. L'abbiamo incontrato allo stand di Clichy, restando ammaliati dalla cura messa nei piccoli disegni che realizza per ciascuno dei suoi lettori.

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Qual è stato il suo percorso per diventare illustratore, e perché ha scelto poi la letteratura per l’infanzia? 

È capitato per caso, mentre cercavo lavoro come illustratore. Avevo già lavorato per delle agenzie pubblicitarie come grafico, e mi sono ritrovato a disegnare scatole di pizza surgelate. Ho capito subito che non era quello che volevo fare, così ho cominciato a disegnare per la stampa (su Le Monde, Elle, Libération e altri) e poi, in libreria, ho cominciato a scoprire cosa fosse la letteratura per l’infanzia, che conoscevo ancora poco. Mi sono detto che doveva garantire una grande libertà creativa e ho incominciato ad avvicinarmici. Con qualche disegno sotto braccio ho fatto il tour degli editori. 
E un giorno un primo editore, Gallimard, mi ha chiamato per propormi di illustrare un testo ambientato a Cuba: così ho illustrato il mio primo albo, da lì ne ho fatto un altro e così via. Ho cominciato a illustrare i testi altrui, poi un giorno ho avuto voglia di raccontare storie mie e ho realizzato un primo libro senza parole (Waterloo et Trafalgar); poco a poco ho cominciato a scrivere e illustrare testi miei. 


Questo è il mio albero
di Oliver Tallec
Edizioni Clichy, 2020

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I tratti caratteristici del suo stile sono linee dolci, una palette di colori pastellati e una mimica eloquente dei personaggi. A cosa si è ispirato per arrivare a questo stile? 

Io penso piuttosto di avere una palette di colori vivi, che rendono visibile l’effetto dei materiali. L’ispirazione ha molte fonti, non tutte identificabili. Attraversa generi che si incrociano: mostre d'arte, cinema, letteratura, scene di vita quotidiana e anche una brochure dal dentista. Le immagini e le parole si depositano dentro di noi, alcune si fissano, altre non sono che ricordi. 
Ma l’illustrazione è soprattutto la ripetizione del gesto. Il gesto che ripetiamo quotidianamente per arrivare infine ad avere il tratto che vogliamo, il colore che desideriamo e la materia che cerchiamo. È dunque con questa ripetizione del gesto che si arriva a conquistare uno stile proprio e riconoscibile. 
Alina Szapocznikow, scultrice polacca, diceva che «la creazione si situa tra il sogno e il lavoro di ogni giorno». 


Nei suoi libri affronta tematiche sensibili, etiche e sociali, grazie a personaggi con i quali un bambino empatizza facilmente: penso ad esempio allo scoiattolino che impara a condividere con gli altri e a non erigere muri per difendere il suo territorio, riferimento sottile alla nostra tragica attualità. Per lei la letteratura per l’infanzia ha uno scopo altro, oltre all'intrattenimento? 

Non credo si debba attribuire uno scopo, una missione, alla letteratura per l’infanzia. È innanzitutto uno spazio di libertà e interpretazione del mondo. Ma un libro può essere uno strumento. Leggiamo una semplice storia, ma questa può rivelarsi anche il principio di una conversazione su un tema che il libro affronta più o meno da vicino. 
È vero che da un lato mi piacciono i riferimenti all’attualità laddove è possibile, ma d’altra parte penso che ogni rappresentazione sia politica, per esempio il modo di mettere in scena una famiglia in un albo è per forza politico: la madre resta a casa? La coppia è bianca ed eterosessuale? E così via.  


Come si gestisce nel rapporto col testo? Vengono prima le illustrazioni o le parole? 

Faccio entrambi contemporaneamente. Comincio a scrivere dei pezzi di testi, butto giù delle idee, e faccio degli scarabocchi per vedere come si articolino fra loro. Non è necessario che l’uno si rispecchi nell’alto, ciò che è nel testo non dev’essere per forza nell’illustrazione e viceversa. Mi obbligo così a passare dall’uno all’altra costantemente. 


Il libro degli alberi e
delle piante da scoprire

di Olivier Tallec
Edizioni Clichy, 2022

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Protagonista dei suoi libri è spesso la natura, in varie forme: perché la sceglie come soggetto? E la sua visione della natura è cambiata dopo la pandemia? 

Io abito a Parigi quindi mi manca molto lo spazio naturale, il periodo della pandemia infatti l’ho passato in campagna. C’è qualcosa di molto grafico negli alberi e nella natura, adoro disegnarli. Credo che durante la pandemia ci siamo tutti accorti della forza della natura che vedevamo riappropriarsi degli spazi urbani, è stato sublime. 


La sua ultima uscita per Clichy è Il libro degli alberi e delle piante da scoprire, nella quale descrive alberi bizzarri, che orecchiano, spettegolano, pettinano i capelli e spazzolano i denti. Qual è stata l’idea originale dietro a questo progetto? 

Ho ideato il libro durante il lockdown. All’epoca ero in campagna, circondato da alberi, e ho messo in atto una sorta di gioco quotidiano: immaginavo nuovi alberi che, favoriti da quello strano periodo, avrebbero potuto crescere tra quegli altri già noti che mi circondavano. L’idea era di immaginarli come personaggi. Come nell’immaginario dei bambini, mi piace che tutto possa essere un personaggio: una pianta, come anche un oggetto. 


A cosa sta lavorando, attualmente? 

A un adattamento audiovisivo della serie dei Quiquoi che uscirà in autunno su France Télévision. Sto anche terminando un albo di Natale, la storia di un abete che ha un solo scopo nella vita: diventare un albero di Natale.


Introduzione e intervista a cura di Michela La Grotteria
Foto scattata da Michela La Grotteria durante la manifestazione Bologna Children's Book Fair

Ringraziamo l'autore e la casa editrice per la generosità e la disponibilità