in

La grande rincorsa verso le braccia spalancate dell'assenza: "Una minima infelicità" di Carmen Verde

- -


Una minima infelicità
di Carmen Verde
Neri Pozza, 2022

pp. 160 
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

«Nella mente ristagnano cose di cui non sempre ci è dato comprendere la ragione» (p. 56) E sono proprio queste a tornare alla memoria a una Anna, detta Annetta, ormai adulta, che osserva nella casa di famiglia le foto di un passato ormai seppiato, irrecuperabile, se non attraverso le pellicole, la memoria e la scrittura. Al centro di tutto c'è sempre Sofia Vivier, sua madre, donna inafferrabile, incostante, preda di piccoli e grandi vizi, come bere qualche bicchiere di troppo o comprare ninnoli e soprammobili costosi, da nascondere poi al marito per un periodo, per poi farli comparire in casa, mentendo sul loro costo. Il tutto, con l'obiettivo - sempre meno nascosto agli occhi di sua figlia - di provare a tenere a bada la minima infelicità e la solitudine che colgono la donna e la disorientano. D'altra parte, Sofia Vivier ha sempre potuto contare sulla discrezione di Anna, estremamente più legata alla madre, creatura di rara bellezza, continuamente rincorsa e mai pienamente posseduta. Il padre, invece, è sempre nel suo negozio di tessuti, dove si è costruito un nome, e in casa è una figura silenziosa, condiscendente, timoroso persino di scoprire gli amanti della moglie, molto più giovane di lui. 

Dal canto suo, Anna è una figlia perennemente in attesa: vorrebbe tanto un'attenzione, una carezza, qualsiasi cosa la faccia sentire pienamente accettata da sua madre. Invece sa bene quanto la sua gracilità e la sua altezza limitata siano motivo di preoccupazione e di ansie per la madre. E questo è un cruccio che non conosce soluzione. Così ad Anna non resta che assistere al comportamento di sua madre e ai suoi cambiamenti, tant'è che nel romanzo incontriamo spessissimo parole relative alla vista, alla contemplazione, all'osservazione:

«La mia missione - sublime quanto irrealizzabile - era meritare finalmente l'attenzione di Sofia Vivier. La felicità di poter dire, come il piccolo contadino d'Ars, "io la guardo e lei mi guarda", a me era negata. Mamma non mi guardava mai. Ma la sua indifferenza non faceva che accrescere il mio amore già smisurato» (p. 69)

E sono tante le negazioni, come appare già ben visibile in questa breve citazione. Anna non giudica, non prende posizione, desidera solo stringere la mano di sua madre, viverle accanto, separarsi da lei il meno possibile, ma il loro equilibrio viene sconvolto dall'arrivo a casa di una domestica, Clara Bigi, in grado di suscitare fin da subito l'odio di Anna, col suo atteggiamento tirannico, il suo fare giudicante, il voler portare a tutti i costi una rivoluzione dentro la loro bella realtà borghese, prendendo le distanze da quanto fatto prima dalla padrona di casa e pretendendo di educare la bambina secondo le sue idee rigide. Come spiegarsi, allora, la molle arrendevolezza di Sofia? E come affrontare i cambiamenti che, a un certo punto, sembreranno ammorbidire un po' Clara? 
«Persino un cane ha meno fiducia di chi, dopo averlo bastonato, si avvicina per fargli una carezza. Non capivamo cosa stesse architettando. Dov'era l'inganno?» (p. 53)

Scoprirlo comporta di affondare nella narrazione ben consapevoli di quanto i ricordi siano sempre rimpastati alla luce del presente:

«Sono come i sogni, i ricordi: mai del tutto decifrabili, sedie zoppe che non riesci a far star dritte senza qualche piccolo rincalzo» (p. 127) 

Si segue facilmente la narrazione di Anna, anche quando si frange nelle considerazioni su un passato che, guardato con gli occhi di una donna, non può mantenere intatto l'alone con cui ha avvolto di fascino sua madre per tutta l'infanzia. Ma arriverà mai la narratrice, tanto succube, ancora avvinta alla madre, a demistificare la sua figura mitica e a denunciare la disfunzionalità del loro rapporto? 

La scrittura di Carmen Verde, all'insegna dell'arte del levare, anche quando è riflessiva non si fa mai sovrabbondante, prosegue liscia, arricchita - laddove serve - di aggettivi esatti e parche figure retoriche, in grado di tingere Una minima infelicità di sfumature acquerellate. E lo stile appare sicuro, lontano dai possibili tentennamenti di un romanzo d'esordio. Di questo romanzo, che vive anche dei non detti e degli spazi bianchi, colpisce indubbiamente la grande eleganza di una scrittura che sceglie consapevolmente la sobrietà. 

GMGhioni