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Umanità e tecnologia, un rapporto in continua rigenerazione nelle raccolta di racconti "Mi ricorderò di te" di Mary South

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Mi ricorderò di te Mary South

Mi ricorderò di te
di Mary South
Pidgin edizioni, ottobre 2022

Traduzione di Stefano Pirone

pp. 276
€ 16,00 (cartaceo) 
€ 7,99 (ebook)


Lo stupratore è una tale fonte di ispirazione da aver creato una newsletter in cui condividere la sua storia. Racconta la sua trasformazione da anatroccolo sfigatello al muscoloso cigno imprenditore che è oggi. La newsletter è nata come uno strumento motivazionale per il suo triathlon annuale di carità, ma è diventata molto, molto di più. (p. 133 Mi ricorderò di te)
Un operatore sanitario in una casa di riposo registra le telefonate hard e specula sulle fantasie sessuali dei degenti; una neurochirurga usa la FAQ sulla craniotomia del suo ospedale per raccontare la perdita del marito e la difficoltà con i figli adolescenti; un campo estivo prende in carico i ragazzini troll per educarli a un uso migliore di internet; una madre cerca di trasferire nella copia della figlia assassinata tutti i ricordi felici dei loro primi dieci anni insieme. 
I personaggi dei dieci racconti che compongono la raccolta Mi ricorderò di te di Mary South sono vittime e protagonisti dell'uso della tecnologia a più livelli. In alcuni casi si trovano in scenari di un futuro molto prossimo, in altri in situazioni riconoscibili già ora, ma ciascuna di queste storie ruota intorno a due nuclei fondanti: cosa resterà di noi e la nostra crescente difficoltà nell'esprimere emozioni senza il rassicurante filtro di un dispositivo elettronico. 
«Clay, solo perché qualcuno ha fatto cose di cui non va orgoglioso non significa che non sia umano» lo sgridò Beverly (pp. 176-77 Campeggio Giabervocco per la riabilitazione di troll di Internet)
Il rapporto dell'umanità con la tecnologia è un argomento che si rinnova costantemente. A ogni nuova scoperta, a ogni nuovo passo in avanti, si ragiona sull'impatto e le conseguenze oscillando tra l'orrore distopico alla Black Mirror e la sconfortata accettazione. Dalla Rivoluzione Industriale in poi, l'ottimismo naïf nei confronti delle nuove scoperte ha progressivamente abbandonato la nostra visione e viviamo, narrativamente parlando, con la costante punta di paura che la tecnologia finirà per rivoltarsi contro di noi. I racconti di Mary South non cadono negli estremi. Gli scenari in cui la tecnologia è più avanzata di quella attuale – Keith Prime e Non è Setsuko – fanno percepire appena il divario, tesi come sono a farci capire che, anzitutto, non ci sono colpevoli o mere vittime e, secondariamente, che senza il filtro della tecnologia non saremmo in grado di sfogare le basilari emozioni umane: rabbia, vendetta, elaborazione del lutto, eccitazione.
Se la neurochirurga di Domande frequenti sulla tua craniotomia non avesse a disposizione le FAQ per i pazienti del suo ospedale non potrebbe confessare come si senta in trappola nel suo lavoro sfibrante sia come professionista che come madre sola di due adolescenti. Se l'operatore sanitario di L'età dell'amore non intercettasse le chiamate erotiche dei degenti dell'ospizio non potrebbe ravvivare la propria vita sessuale né accorgersi del conseguente e grottesco tradimento da parte della sua compagna. Se la madre di Non è Setsuko – forse il racconto più emozionante con il suo tocco di horror – non potesse replicare la figlia assassinata per travasare nella nuova bambina tutti i ricordi felici passati, non potrebbe elaborare il lutto e porre fine a un matrimonio ormai alla deriva. 
Non ci sono vittime e colpevoli in questi racconti: la natura stessa della tecnologia è determinata solo dall'uso morale o meno che se ne fa. Rex di Campeggio Giabervocco per la riabilitazione di troll di Internet può quasi trovare una giustificazione nell'aver fatto arrestare un padre violento creando falsi profili che lo collegavano ad attività pedopornografiche. Come dice la stessa protagonista del racconto eponimo commentando una app di incontri dal rassicurante nome Teneri Pulsanti.
«Non so come comunicarlo correttamente, ma tramite l'app ho conosciuto una persona che mi ha violentata». (p. 156)
Questo poco prima di diventare lei stessa una stalker digitale e non solo dell'uomo che ha abusato di lei passando dalla parte del torto. Non si può dare la colpa a un coltello se, premendo il dito sulla lama, ci si taglia: pensiamo di conoscere gli strumenti con cui abbiamo a che fare, ma in realtà siamo molto più indifesi di quanto non ci piaccia ammettere.
«Ci vuole sempre la massima allerta» ribatte GesùBambiniStrippa. «Internet è per sempre».
«Quando saremo morti e marciremo sottoterra o verremo cremati e trasformati in cenere, le nostre vagine saranno ancora su un server da qualche parte per gli occhi di tutti» dice Stronzetto. (p. 145 Mi ricorderò di te)
Il concetto della memoria legato alla tecnologia è intricato. I contenuti possono essere sotto i nostri occhi solo per ventiquattr'ore, ma, lo sappiamo bene, tutto quello che arriva su Internet resta lì per sempre, pronto a essere riesumato anche a distanza di tempo e pronto anche a falsare la realtà. Così la vittima di stupro di Mi ricorderò di te resterà nel web con il video infamante che la riprende mentre si introduce, nuda, nella casa del suo violentatore che, di contro, con la sua newsletter sembrerà sempre un imprenditore attivo e caritatevole; la copia di Sestuko verrà istruita perché non ricordi l'orrore del suo omicidio a nove anni; la star di un telefilm di fantascienza degli anni passati verrà smontata e ricostruita a ogni nuovo video che dimostra il passare del tempo e il suo invecchiamento impietoso, vissuto dai fan come una colpa non perdonabile.
Proprio a quest'ultima, la comandante Dinara Gorun, pronuncia la frase che, oltre a dare il titolo al racconto, è anche la frase che meglio potrebbe rappresentare la somma di questa raccolta: "Per salvare l'universo dobbiamo anche salvare noi stessi". La tecnologia è un mezzo che ci viene offerto e nasce scevro da qualunque carico di valore. Sta all'uomo, demiurgo e fruitore del mezzo, trovare il giusto livello di utilizzo. 
Giulia Pretta