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«Una donna che ha saputo essere felice, nella mia analisi»: "Gae Aulenti", l'Architetto Geniale, raccontata da Annarita Briganti

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Gae Aulenti.
Riflessioni e pensieri sull’Architetto Geniale
di Annarita Briganti
Cairo, 2022

pp. 184
€ 15,00 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)

Marie Antoine Carême, “re dei cuochi e cuoco dei re”, sosteneva che la pasticceria fosse la branca principale dell’architettura, e chi siamo noi, a secoli di distanza dal Maestro francese e alle prese con il modestissimo e per nulla panoramico piano terra delle nostre torte di mele casalinghe mal lievitate, per contraddirlo. Chissà se Gae Aulenti, “Architetto Geniale” classe 1927 a cui Annarita Briganti ha appena dedicato un volume che ne accompagna il ritratto con riflessioni e pensieri, aveva un debole per i dolci. La sua appassionata biografa non ce lo dice, ma se tanto ci dà tanto possiamo ipotizzare che la golosità di Gaetana Emilia (così all’anagrafe) non avrebbe trovato allettante, tra i molti possibili, un dessert alla moda come Ops! Mi è caduta la crostata al limone! di Massimo Bottura, il cui appeal sta tutto nell’impiattamento disordinato che riproduce ad arte l’effetto impietoso della gravità sulla primissima fetta di quella delizia (correva l’anno 2012, guarda caso lo stesso della morte di Aulenti), archetipo involontario di una pietanza di futuro e scenografico successo (e come tale molto imitata). No, se abbiamo capito bene non sarebbe stata attratta da quello studiatissimo caos di briciole di frolla e di crema dolce e salata: perché a lei “non piacevano le macerie”, di nessun tipo, ed è per questo che ci piace immaginarla alzarsi da tavola, andare nelle cucine dell’Osteria Francescana, confrontarsi con lo chef – che invece interpretò il risultato dell’incidente come “una perfetta metafora del Sud Italia” – e gettare le basi per una nuova preparazione. Poco ma sicuro, di lì a poco avrebbero concordato su un altro punto fermo: e cioè che il “rompere” può coincidere tanto con la fine quanto con l’inizio. Anche perché se sei Gae Aulenti e la “rottura” con cui hai dovuto fare i conti è quella della seconda guerra mondiale e delle sue rovine, allora dedicherai la tua intera vita a costruire e ricostruire, ovunque ti sia possibile farlo in questo così vecchio e così nuovo pianeta.

Dopo Alda Merini e Coco Chanel, rispettivamente al centro dei precedenti L’eroina del caos (2019) e Una donna del nostro tempo (2021), Annarita Briganti dedica pagine piene di ammirazione a un’altra figura femminile con tutti i requisiti di ammissione per l’ingresso nel club "Larger Than Life": l’Architetto (con preferenziale desinenza maschile in un settore quasi esclusivamente testosteronico, soprattutto in passato, ma tanto valeva fare finta di niente e agire, rivelarsi e migliorarsi sul campo) che ha lasciato molteplice traccia di sé in giro per il mondo: a partire da Milano, sua città di adozione (con la controversa rivoluzione di piazzale Cadorna, le numerose Esposizioni Internazionali in Triennale e addirittura una piazza intitolata a suo nome a breve distanza dalla recentissima scomparsa), passando (a citarne solo alcune) per Venezia (Palazzo Grassi), Firenze (la Leopolda), Roma (le Scuderie del Quirinale), Napoli (la metropolitana), Palermo (Palazzo Branciforte), fino a sconfinare oltralpe (sua la firma per il Musée d’Orsay di Parigi) e oltreoceano (celebre il suo rifiuto di ogni compromesso economico per rinunciare al rosso lacca della facciata dell’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, colpevole, secondo il “dirimpettaio”, di dare un’inopportuna sfumatura rosata ai ciliegi del viale al momento della fioritura). E se questa biografia è certamente l’occasione per ripercorrere le tappe di una vita ricca di eventi e di un iter professionale importante, culminato il 16 ottobre del 2012 con l’assegnazione della Medaglia d’Oro alla carriera (la morte l’attendeva poco tempo dopo), la sua autrice non intende limitarsi affatto a un elenco puntuale, cronologico e consequenziale di dati: ed ecco che la “sua” Gae diventa subito una figura in cui rispecchiarsi e riconoscersi, con cui riscontrare un’affinità elettiva data dalla pulsione a creare, progettare, costruire, edificare; un'equivalenza in positivo,  affermativa, a fronte, ieri come oggi, di tanta imperante “demolizione”

Architetto, dunque, ma altrettanto impegnata, tra gli altri, nei campi del design e del teatro (noto il suo sodalizio con Luca Ronconi), la professionista insofferente alle etichette raccontata da Annarita Briganti è una donna dai molti primati, dalle molte esclusive e dai molti record: eppure, nella prosa coinvolgente della giornalista e scrittrice, ci risulta vicina, prossima, quasi familiare nel momento in cui proviamo a leggerne le carte della vita all’insegna di quella libertà e di quella mobilità che, oltre ad averla resa in qualche modo immortale, ci appaiono come le uniche chances per impiegare al meglio le nostre esistenze individuali; come se “la compagna Gae, la signora Gae, la zia Gae” fosse sempre lì, insomma, a ricordarci di fare altrettanto, a modo nostro, nel nostro settore, nella nostra quotidianità, guerra o non guerra (lei che l’aveva esperita in prima persona, da partigiana), in un cantiere perpetuo in cui scavare è la necessaria premessa per elevare e per elevarsi, per uscire fuori dalle gabbie evidenti e trasparenti: nell’indifferenza del piacere a tutti, oltre ogni moda e tendenza, per esistere e per resistere, se è vero che l’architettura fu sempre, a tutti gli effetti, una forma di “resistenza”, il lavoro un’occasione giornaliera di felicità, il progetto una parola da scrivere all’infinito, magari con una penna verde, colore della speranza e della rinascita per antonomasia.

Parziale, innamorato, indipendente, “interpolato” con brani che sembrano appunti presi a margine, note vocali a scopo promemoria, episodi privati accaduti a chi scrive: il libro di Annarita Briganti non vuole essere una biografia canonica di riferimento, non ha interesse per la restituzione accademica e scientifica del personaggio di cui si occupa, non mira alla rivelazione di nessuna verità nascosta e neanche degli aspetti collaterali del gossip e del retroscena, nemmeno quando sarebbe facile indugiarvi per il puro e semplice gusto. Sono pagine di omaggio e di ringraziamento, in cui le tappe della vita di Gae Aulenti convivono con gli spunti critici, le osservazioni e le interrogazioni di un’altra donna che ha individuato proprio in lei un’ulteriore esempio di condotta; un piccolo edificio librario alla memoria, dunque, purché questa memoria sia sempre viva, reagente e crescente, e le cui fondamenta sono fatte di altri libri, articoli, cataloghi e, quando si dà il caso, di letture tra le righe; un edificio le cui stanze sono stanze del ricordo, e in cui basta varcare la soglia per accedere a documentari, immagini ferme e in movimento, registrazioni, interviste, esperienze di oggetti e, ovviamente, sopralluoghi in ambienti e spazi pubblici creati dall’Architetto Geniale. Chi si aspetta la prosa impersonale di una mera compilazione per nulla coinvolta dal soggetto biografato (ma poi esistono casi simili, o meglio esistono casi simili di cui valga la pena occuparsi?) non ci troverà nulla di ciò che cerca. In questo volume l’autrice e il suo punto di vista convivono con quello dell’eccellente professionista prescelta, in un dialogo ideale che ottiene in riposta molteplici ispirazioni, sorprendenti corrispondenze e ammirevoli alterità.  

Cecilia Mariani