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L'essere umano è solo un'altra specie animale. La musicale raccolta di racconti "Essere un'orca e altre specie" di Stefano Scanu

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Essere un'orca Stefano Scanu

Essere un'orca e altre specie
di Stefano Scanu
Ronzani editore, febbraio 2022

pp. 128
€ 12,00 (cartaceo)
€ 3,99 (ebook)


Così se dell'animale è riuscita ad ammaestrare perfettamente il carattere, poco può fare per le bizze del suo manto africano, non le rimane che assecondarlo e riconoscere che le cose della vita sono indomabili e che in fin dei conti vanno dove vogliono andare, il nero da una parte e il bianco pure. (p. 13)
 
È la storia di un'artista circense che, persa la sua cavalcatura per lo spettacolo, non può fare altro che usare una zebra al posto di un candido destriero ad aprire la raccolta di Essere un'orca e altre specie. Si passa poi a una caccia grossa, quasi un safari, per catturare i pesciolini d'argento che divorano i libri. Per poi passare a un pappagallo cinerino che soffre di gelosia, a una recita di bambini che ripercorrono la storia dell'evoluzione dai dinosauri a noi, fino ai primi goffi tentativi di approcci sessuali da adolescenti a un trasloco dove la cosa più difficile da spostare sono dei taccuini neri pieni di storie. Perché in questo carrellata di racconti brevi dove umano e animale si intrecciano, la specie che più fa fatica a scendere a patti con la realtà non è il delfino che sogna avventure in mare aperto mentre è dentro la vasca di un acquario: è l'essere umano. 
 
La mamma del predatore di bradipi a riconosciuto il suo bambino dalla voce, tenta di infilargli il cappotto tastandogli le braccia ma con tutti quegli orpelli preistorici non riesce. I bambini lanciano il loro richiamo e lo stesso fanno gli stegosauri, i genitori provano a rispondere, corrono avanti e indietro disperatamente, un padre prevale sull'altro, cercano, tastano il vuoto, afferrano corpi, code, si urtano, spingono alla cieca, buttano giù sedie, inciampano su rocce di poliuretano e teste di spugna, sciamano nell'oscurità picchiando contro le pareti; sono mosche in un barattolo in cerca di una via di fuga. (p. 51)
 
Non è immediata la connessione che lega la raccolta di racconti di Stefano Scanu Essere un'orca e altre specie. Ci sono alcune narrazioni che rievocano temi dove o si recupera la propria connessione con la natura oppure la si perde. In Bianco e nero, il manto africano della zebra contagia anche il bustino dell'artista circense che la cavalca; in Dee, una storia d'invidia, la gelosia propria degli esseri umani viene trasferita su due pappagalli che competono per l'affetto della "grande creatura senza becco" che porta loro da mangiare. In Evoluzione primaria, l'interruzione della recita dei bambini a causa di un temporale finisce in un caos primigenio dove il recupero della prole porta a una sottile involuzione. In Caccia grossa, il bisogno di fermare i pesciolini d'argento che divorano le pagine crea un interessante gioco metaletterario. 
Ci sono poi racconti dove l'essere umano è al centro, senza nessuna apparente intromissione animale esterna. In Il duomo di Milano è una meringa e Il deragliamento, racconti che si inoltrano nel difficile terreno della micronarrazione e sono tra i più riusciti della raccolta, si analizza il rapporto di solitudine che affligge l'uomo anche quando è in mezzo agli altri, anche quando è con i propri parenti o persone alle quali dovrebbe volere bene. Nello straziante – ma in fondo tenero – Per le scale, una donna e un uomo, moglie e marito, non si incrociano mai, se non per le scale, anche se condividono gli stessi spazi divisi tra giorno e notte dai loro lavori come dei moderni Navarro e Isabeau.
Si cercano agganci tra un racconto e l'altro che si uniscono tra loro come liane, con dettagli che li concatenano come se fossero disposti in una compilation fino a che non si arriva al cuore della raccolta, al racconto eponimo.
 
E in quel sogno ferino, il delfino si librava pelo pelo sull'acqua, sul buffetto di spumosa bianca che gli solleticava il dorso e le pinnuzze flaccide. Ebbro di fregole, rideva con la bocca-becco da bambino e gli occhi cinesi. Nel dondolio maroso sognava d'essere un'orca assassina. (p. 65)
 
Anche questo racconto rientra nella categoria delle micronarrazioni che sono disposte in maniera strategica nel corso del volume e che mostra una possibile chiave d'interpretazione della raccolta. Il desiderio dell'altrove, di essere in casa quando si sono dimenticate le chiavi dentro in un torrido giorno d'agosto come in Un grugnito o un verso. Di tornare a un passato in cui tutto sembrava più a modo come per il racconto Il maître dove il cameriere ricorda quando il suo lavoro era qualcosa di più raffinato del servire birra e pizze margherita. O di essere nello stesso letto, nello stesso momento, con il proprio marito del già citato Per le scale. Fino ad arrivare alla maledizione dell'essere al posto giusto nel momento perfetto come avviene a Roy Sullivan, l'uomo colpito dai fulmini per dieci volte nella vita.
Non è un caso se si è citato l'ordine dei racconti come se fossero una compilation. Essere un'orca e altre specie è infatti inserito nella collana Carvifoglio, la collana di narrativa multimediale di Ronzani. Si può infatti recuperare la playlist scelta dall'autore su Spotify e leggere i racconti seguendo le musiche: ogni traccia si associa a un racconto anche se non necessariamente il minutaggio della musica si accorda al tempo di lettura. 
Particolarmente ben riuscito sulla narrazione brevissima, questa raccolta appiana, con trovate anche linguistiche molto ben congegnate che mescolano termini più propri del mondo animale con episodi umani, le differenze tra tutte le specie. Perché l'essere umano, in quanto animale, ha le stesse difficoltà di qualunque altra specie nell'adattarsi alla posizione in cui si trova e cerca sempre con grande pervicacia un incontro, uno spostamento che lo possa tirare fuori dalla situazione presente.
 Giulia Pretta