sabato 10 ottobre 2020

"Benvenuti in un mondo in cui tutti celebrano il sesso": un volume da collezione dedicato agli "shunga" giapponesi alla scoperta delle "immagini di primavera"



Shunga

direzione artistica e editoriale di Kazuya Takaoka
testi di Ishigami Aki e Yamamoto Ukari
dialoghi di Ito Nobukazu e Saito Yoshiki
traduzione di Lucia Corradini
L’ippocampo, 2014

pp. 586
€ 39,90 (cartaceo)



Rappresentare la passione fisica, illustrarla, tagliarle e cucirle addosso una veste grafica, pittorica o scultorea scegliendo linee, cromie e forme nel rispetto delle nude circostanze dell’accoppiamento: una tentazione antica quanto l’ars amatoria stessa, che chiede alla memoria un andirivieni tra i secoli, le aree geografiche e le culture. Epoche, popoli e civiltà hanno espresso con varietà di declinazioni in ambito visivo e plastico il proprio rapporto con il sesso, ma pochi contesti vantano una categoria paragonabile a quella degli shunga giapponesi, “immagini di primavera” incentrate sulla narrazione di gesta erotiche vere, verosimili, immaginarie e mitologiche. Esito (per limitarsi al suo momento d’oro) dell’estro dei maestri incisori del periodo Edo (1603-1868), questa produzione ha goduto di alterna fortuna nella sua stessa patria d’origine (tra cui una severa censura a partire dal 1722 e il bando nel periodo Meiji), venendo di volta in volta considerata preziosa, squisita, benaugurante ma anche vergognosa, pervertita, infamante. Un destino che non stupisce, a dire il vero, e che anzi accomuna molta arte incentrata su determinati e inequivocabili istinti corporei. Una cattiva reputazione che, nel caso specifico, ha conosciuto un’ultima e ulteriore svolta positiva ancora in tempi recentissimi, in contemporanea con la grande mostra del 2013 al British Museum dal titolo Shunga: Sex and Pleasure in Japanese Art, forte di un eccezionale consenso di critica e di pubblico (87.000 ingressi in circa tre mesi) Proprio nel 2014, non a caso, sull’onda di un rinnovato interesse nei confronti di questa peculiare tipologia di incisioni, la casa editrice PIE BOOKS pubblicava un volume come Shunga, subito dato alle stampe nella sua versione italiana da L’ippocampo: un tomo da collezione per esperti come per neofiti, alla ri-scoperta di un filone degno della più raffinata sensualità dell’estremo oriente.

Che le “immagini di primavera” siano state tra quelle di maggiore successo nell’ambito della produzione di stampe ukiyo-e, di per sé dedicate “alle immagini del mondo fluttuante”, è un dato che conferma l’intenzione celebrativa dei piaceri della vita di questa specifica produzione artistica. La gradevolezza dei sensi, difatti, vi risulta esaltata in ogni aspetto: da quello in senso lato epidermico a quello più prettamente estetico, con un’impostazione descrittiva che si esprime ora con esuberanza dei dettagli (ciò che fa degli shunga anche validissimi documenti di costume) ora con essenzialità e sintesi (un giapponismo altrettanto autentico ma a tutti gli effetti spogliato dagli eccessi di quel decorativismo che avrebbe sedotto la vecchia e pur viziosissima Europa). Così è come se la resa in volume di questi capolavori, che pretenderebbero a prescindere l’esperienza di un’osservazione dal vivo, intendesse ispirarsi a un approccio garbatamente voyeuristico. Difatti, per ciascuno dei dieci incisori selezionati (nomi eccellenti quali Kitagawa Utamaro, Katsusika Hokusai, Torii Kiyonaga, Suzuki Harunobu, Isoda Koryusai, Shiba Kokan, Katsukawa Shunsho, Katsukawa Shuncho, Utagawa Kunisada e Utagawa Kuniyoshi) viene adottata una molteplice impostazione grafica che, ai fini di farle apprezzare al meglio, mostra le tavole con varietà di scala e di formato: ora in minore e decentrate su fondo monocromo, ora su due pagine, ora solo su mezza pagina, ora con focus di ingrandimento su determinati dettagli; una scelta che conferisce vivacità e dinamicità all’insieme, e che nel tentare, così facendo, di riprodurre il movimento curioso degli occhi, suggerisce allo sguardo di posarsi su immagini che appaiono sempre identiche eppure sempre nuove, riuscendo a fare in modo che chi legge si soffermi, sì, sull’azione in sé, ma anche sugli aspetti più tecnici e artigianali dell’arte in oggetto. Un libro simile, d’altra parte, va sfogliato senza frenesia alcuna, e ogni tavola chiede di essere apprezzata tanto per il tema quanto per la sua sublimata e sofisticatissima resa.

A fare di Shunga un volume importante e imponente non sono di certo (o non sono soltanto) le sue quasi seicento pagine. Anche se le dimensioni, inutile negarlo, contano (e ciò sia detto con tutta la consapevole malizia nel riferirsi a un genere di stampa che vanta tra le sue caratteristiche distintive proprio l’intenzionale esagerazione nella resa dei genitali maschili e femminili, direttamente proporzionale, a sua volta, all’esasperazione delle pose e degli atteggiamenti degli amanti). Per chiunque non abbia mai avuto modo di ammirare dal vivo questi lavori, la pubblicazione L’ippocampo rappresenta un’occasione eccellente per apprezzare una produzione esemplare per origine, evoluzione e declinazioni autoriali. Lungi dal farsi semplicisticamente assimilare al repertorio pornografico di una nazione, queste tavole dei maestri incisori appariranno in tutta la loro complessità espressiva e culturale, anche grazie ai testi illuminanti e disambiguanti di Ishigami Aki e Yamamoto Ukari e ai contributi di Ito Nobukazu e Saito Yoshiki (peraltro riportati sia in traduzione italiana sia in versione originale giapponese, con un gradevolissimo effetto di “straniamento linguistico-decorativo”). Di sicuro gradimento da parte degli appassionati di incisione (giapponese e non), Shunga promette di aprire un mondo anche ai più profani in materia, seducendoli e conquistandoli per sempre con l’eleganza e l’audacia delle più memorabili tra le “immagini di primavera”.  

Cecilia Mariani

 

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Finisce l'estate, inizia l'autunno, eppure gli "shunga" giapponesi - le cosiddette "immagini di primavera" - non conoscono stagione. Proprio come l'amore, celebrato con gioia in questa specifica categoria di stampe erotiche dell'Estremo Oriente in cui si cimentarono sopratutto gli artisti del periodo Edo (1600-1868). Alcuni anni fa la casa editrice L'ippocampo @ippocampoedizioni ne ha raccolto una selezione di eccellenza in un volume che sfiora le 600 pagine, e che nonostante le dimensioni importanti contiene a stento la carica estetica e sensuale di queste peculiare declinazione dell'arte incisoria nipponica. Una produzione xilografica sfaccettata proprio nel rispetto delle sfaccettature dell'argomento "sesso" (nonché del suo ruolo in un contesto sociale e culturale preciso), in cui si danno appuntamento uomini, donne, animali, leggende, racconti, poesie e manuali di istruzioni. La recensione di Cecilia Mariani prossimamente sul sito! 💓💓💓 #libro #book #instalibro #instabook #leggere #reading #igreads #bookstagram #bookworm #booklover #bookaddict #bookaholic #libridaleggere #librichepassione #libricheamo #criticaletteraria #recensione #review #recensire #recensireèmegliochecurare #ippocampo #ippocampoedizioni #giappone #japan #shunga

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