lunedì 28 settembre 2020

Esplorare il mondo all'insegna del femminile: l'"Atlante delle donne" di Joni Seager

Atlante delle donne
di Joni Seager
add editore, 2020

Traduzione di Florencia Di Stefano-Abichain

pp. 208
€ 19,50 (cartaceo)

Come può un simile fardello di morte, malattia e disabilità esistere da così tanto tempo con così poco clamore? Usando le parole di un’ostetrica: “se ogni anno centinaia di migliaia di uomini soffrissero e morissero, soli e in agonia e terrore, o se milioni e milioni di uomini venissero feriti, resi disabili e umiliati, subendo lesioni profonde e non trattate ai loro genitali, costretti a un dolore cronico, resi sterili, incontinenti e terrorizzati dai rapporti sessuali, allora tutti avremmo conosciuto questo problema tanto tempo fa e qualcosa sarebbe stato fatto”. (UNICEF)
Nasce esplicitamente con l’intento di suscitare domande, più che di fornire risposte, il grande Atlante di Joni Seager. Lo fa perché un problema di genere esiste, esiste ancora, nonostante i grandi progressi fatti nel campo dei diritti umani in generale, e della tutela delle donne in particolare, in molti paesi del mondo. Lo fa perché tracciare una mappa degli squilibri, esibire il dato in maniera visuale, è un modo per rendere evidenti linee comuni e differenze specifiche, magari per rivalutare anche la tradizionale e netta divaricazione tra paesi “sviluppati” e paesi che non sono considerati tali (perché se, per certi versi, le maggiori disuguaglianze si trovano in paesi in cui si tende a supporre di poterle trovare, sono molti i limiti tuttora presenti in realtà occidentali, in cui non ce li si aspetterebbe). L’opera si costituisce di un’ampissima collazione di dati, aggiornata rispetto alla prima edizione del libro che risale al 1986, che vuole quindi descrivere la condizione della donna nel mondo sotto svariati aspetti, tracciare una “rimappatura femminista del mondo, attraverso una lente che permetta di guardare per davvero il modo in cui le donne vivono” (p. 7).
Le diverse sezioni, definite su base tematica (“Le donne nel mondo”, “Tenere le donne al loro posto”, “Diritti di nascita”, “Lavoro”, “Istruzione e connettività”, per citarne sono alcune), sono introdotte da citazioni letterarie che vanno suggestivamente a circoscrivere l’argomento, permettendo di cogliere la specificità del punto di vista adottato e conferendogli immediatamente una connotazione di umana partecipazione, al di là della (solo apparente) freddezza delle cifre che seguiranno. I nomi che vengono scomodati sono importanti, a dimostrare quante figure note di donne note sono impegnate sul fronte della tutela femminile, in maniera più o meno esplicita, più o meno politicamente schierata (da Zadie Smith a Serena Williams, da Malala Yousafzai a Charlotte Bunch). In alcuni casi, le frasi riportate sono tanto forti da farsi chiave di lettura non solo del volume, ma dell’attualità tutta, come quella di Margaret Atwood: “Gli uomini hanno paura che le donne ridano di loro. Le donne hanno paura che gli uomini le uccidano” (p. 37).
Le fonti utilizzate sono ampiamente documentate in un ricco apparato finale, che può essere consultato per seguire la scia dei dati e aprirsi a ulteriori approfondimenti, incoraggiati dall’autrice stessa. Pur non essendo sempre intuitiva la scelta degli elementi che vengono messi in rilievo nei singoli grafici, in molti casi Seager gioca su accostamenti contrastivi, che risultano illuminanti e spianano la via a ragionamenti più profondi. L’elenco degli indumenti proibiti per legge alle donne, che in Uganda o Arabia Saudita vanno dalle gonne corte e gli shorts fino alla pelle o ai capelli scoperti, e in Francia, Belgio o Austria si limitano al burqa, spingono a riflettere su quanto il corpo femminile ovunque sia oggetto di un dibattito politico che, in modo diverso, ne limita l’espressione in nome del decoro pubblico o dell’ordine sociale. Alcune informazioni fornite in appositi cartigli che integrano e completano le grafiche permettono di aprire uno spaccato di consapevolezza su realtà che si immaginavano ma di cui non si percepiva la drammatica concretezza (in Arabia Saudita “non è inusuale per le donne che denunciano uno stupro essere punite per adulterio, spesso con fustigazioni e condanne a prigionia”, p. 51). Altri elementi fanno risuonare di nuovo senso informazioni già assimilate attraverso altre fonti, richiamano alla mente diverse letture e creano interferenze (penso a quanto il recentissimo Ogni volta che ti picchio di Meena Kandasamy, recensito qui, trovi un nuovo senso alla luce del fatto che “nel 2017, il governo indiano ha depositato un atto giudiziario formale contro la criminalizzazione dello stupro nel matrimonio. Il governo ha espresso la preoccupazione secondo cui la criminalizzazione dello stupro all’interno del matrimonio potrebbe ‘destabilizzare l’istituzione del matrimonio e diventare un facile strumento per le donne contro mariti assillanti’”, p. 53). Nella sezione “Politica del corpo”, in due pagine affiancate scopriamo che, da un lato, nei paesi occidentali e dell’estremo oriente sono molte le donne che si sottopongono a interventi di chirurgia estetica per il “ringiovanimento vaginale”, dall’altro che 200 milioni di donne del mondo ancora viventi sono state sottoposte a pratiche di mutilazione genitale, e altri tre milioni le rischiano ogni anno. In alcuni casi, gli argomenti affrontati sono inusuali, ma permettono di capire quanto sia profondo e radicato il sistema discriminatorio che grava sulle donne, e quanto incida anche sulla vita quotidiana (si pensi solo alla difficoltà di accesso ai bagni, pubblici e non, che in alcune zone arretrate del mondo si associa all’impossibilità per le ragazze di frequentare la scuola). 
Quando poi le statistiche coinvolgono il mondo occidentale, cui apparteniamo, e pongono l’accento sulla differenza salariale sussistente, o sulla ridotta quantità di donne che accedono ai posti di comando delle principali aziende, o ancora sul fatto che quasi ovunque nel mondo gli operatori di call center, il personale infermieristico o gli insegnanti di scuola elementare sono donne, mentre i chirurghi, i piloti di aereo di linea e i tassisti sono uomini, ci si rende conto immediatamente che nessun paese è al sicuro, dalla disparità di genere.
Gli esempi che si potrebbero trarre sono infiniti, così come le curiosità che vengono soddisfatte, o create, dal volume. La forma del grafico o l’utilizzo simbolico del colore riescono a restituire un riflesso del reale con impatto maggiore rispetto al semplice testo scritto (si era visto anche con la bella Infografica della seconda guerra mondiale de L'Ippocampo, recensita qui). L’Atlante delle donne diventa quindi un utile strumento di consultazione, ma anche di studio e informazione, se usato dal singolo per scoprire qualcosa di più su una tematica che si conosce, necessariamente, sempre e solo in maniera parziale e che si può approfondire lungo diverse direttrici, o se portato in classe da un insegnante che voglia sollevare interessanti dibattiti sul tema delle discriminazioni del mondo odierno.

Carolina Pernigo






Visualizza questo post su Instagram

“Gli uomini hanno paura che le donne ridano di loro. Le donne hanno paura che gli uomini le uccidano” (M. Atwood). Per chi è interessato agli studi di genere, questo #atlantedelledonne di #joniseager, edito da @add_editore, è un’uscita imperdibile: l’obiettivo non è solo tracciare “un atlante del femminile”, ma “una rimappatura femminista del mondo, attraverso una lente che permette di guardare per davvero il modo in cui le donne vivono”. Lo si fa attraverso la chiarezza e l’impatto di numeri e grafici, con un focus su aspetti spesso inesplorati: quindi non solo la violenza o la discriminazione economica, ma anche l’accesso alla salute e alla scolarità, allo sport e al mondo del lavoro o della politica. Attraverso una fittissima serie di dati, attentamente documentati, si indagano le libertà presenti o assenti in una vasta gamma di ambiti e questo permette di ridefinire la tradizionale opposizione tra paesi sviluppati e sottosviluppati, come sottolinea l’autrice stessa nella prefazione. Siete incuriositi? La nostra redattrice @quinquilia lo è e ne sta già scrivendo per #criticaletteraria. Anche voi siete interessati a queste tematiche? #instabook #instalibro #bookstagram #bookoftheday #bookish #igreads #igbooks #readingnow #newbook #bookaddict #booklover #cover #bookcover #inlettura #cosebelle #quote #womenpower #women #addeditore

Un post condiviso da CriticaLetteraria.org (@criticaletteraria) in data: