venerdì 28 agosto 2020

Anagrammi di genere: rileggere l'intima verità dei grandi della nostra letteratura in "Silvia è un anagramma" di Franco Buffoni

Silvia è un anagramma | Nazione Indiana
Silvia è un anagramma
di Franco Buffoni
Marcos y Marcos, agosto 2020

pp. 336
€ 16,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Classificare Silvia è un anagramma è senza dubbio difficile: Buffoni, accademico, scrittore e poeta, ci propone un’opera che si colloca a metà tra il saggio critico e la narrazione biografica delle vite di alcuni dei più grandi scrittori del canone letterario italiano, e non si esime dall’inserire alcune poesie di proprio pugno da lui composte ispirandosi alle vicende narrate. Un’opera ibrida, come ibrida e sfuggente è stata la vita degli scrittori da lui scelti: Leopardi, Pascoli, Montale, ma anche Mario Mieli, Sandro Penna, Pier Vittorio Tondelli, Pier Paolo Pasolini e molti altri. Ma il suo scopo è netto e preciso: dimostrare che, nell’analisi biografica, si può collocare «anche l’omosessualità nel novero delle opzioni, delle possibilità» (p. 9). Il canone e la tradizione letteraria non si preoccupano mai di provare e testimoniare l’eterosessualità di questi scrittori, le cui vite vengono tramandate come fisse mitologie impossibili da osservare sotto prospettive diverse. Ma se invece ci fosse una chiave di lettura diversa? E se non fosse tutto come professori, maestri e libri di testo ci hanno insegnato sui banchi di scuola?

Partendo dalle stesse fonti che hanno contribuito a scrivere la loro “storia ufficiale”, Buffoni ha esaminato scambi epistolari e corrispondenze, diari e annotazioni personali, ha cercato in archivi forse dimenticati e ha aperto vecchi cassetti. Ma, soprattutto, ha letto con occhio attento tra le righe dei loro versi. Rivelando anche buchi di significato che potrebbero travisare l’intenzione originale dei poeti, tra l’assenso di accademici e professori. È il caso di Ripenso il tuo sorriso, poesia di Eugenio Montale scelta dal Ministero della Pubblica Istruzione per la prova di maturità del 2008, dove la guida all’analisi invitava a scrivere sul “ruolo salvifico e consolatorio della figura femminile”, nonostante la poesia stessa rivelasse un esplicito dedicatario maschile (“o lontano”, “tu sei dei raminghi”) che la dedica della poesia, “A K.”, aiutava a identificare con il ballerino Kniaseff. Peccato che la traccia ministeriale non recasse affatto questa dedica. È solo grazie alla minuziosa analisi di Buffoni che il criptico legame con il danzatore russo viene alla luce con prove incontrovertibili: «Il fatto che Montale tradusse personalmente in francese Ripenso il tuo sorriso affinché Kniaseff potesse leggerla, dimostra il profondo coinvolgimento emotivo del poeta venticinquenne nei confronti dello stupendo danzatore.» (p. 190). 

Ed è così che Buffoni procede per tutto il libro: raccogliendo una costellazione di fatti biografici e di poesie ambigue, che però la tradizione ha voluto presentarci secondo letture che non lasciano spazio per seconde interpretazioni. È quello che Buffoni chiama «neutro grigiore eterosessuale», l’ostinazione dell’accademia a non voler prendere in considerazione la possibilità che alcuni dei pilastri della letteratura italiana potessero esser stati omosessuali. Anche nei momenti in cui le fonti biografiche a disposizione dell’approfondito studioso collimano perfettamente con le opere dandogli un senso pieno che l’interpretazione eteronormativa non riusciva a dare. Come un novello Copernico che invertendo i punti cardinali della percezione della vita e dell’opera degli scrittori della nostra tradizione riesce a dare un senso tanto semplice quanto elegante al loro universo poetico, Buffoni si trova a combattere con l’oscurantismo di coloro che non vogliono abbandonare le vetuste cognizioni che da sempre accompagnano la didattica della letteratura tanto nelle scuole superiori quanto nell’università. 

Per questo motivo, noi, in qualità di studenti alle soglie della conclusione del percorso universitario, ci sentiamo di consigliare questo testo, specialmente a chi ancora studia ed è pronto a sfatare una serie di miti consolidati da tempo e che il nostro sistema scolastico continua a proporci. L’approccio che Buffoni ci presenta può aiutare a maturare una percezione critica riguardo l’ambiguità che i testi letterari sempre presentano, a maggior ragione se collegati a fatti del la vita di scrittori che si prestano a letture diverse da quelle che da sempre vengono riportate. È il caso di uno dei giganti della nostra letteratura, e non solo. Stiamo parlando di Giacomo Leopardi. Così come in A Silvia la dedicataria della poesia si rivela in realtà l’anagramma del parola conclusiva della prima strofa, allo stesso modo la famosa Fanny Targioni Tozzetti, che da sempre nelle aule scolastiche ci viene presentata come l’Aspasia dell’eponimo ciclo, potrebbe rivelarsi l’anagramma, imposto dalla mentalità del tempo, del vero amore di Giacomo: Antonio Ranieri. Riportando alla luce il carteggio tra Ranieri e Leopardi, Buffoni penetra nell’intimità di Leopardi mostrando un sentimento che, sebbene le biografie ufficiali abbiano ostinatamente omesso, ritroviamo chiaro in tutte le poesie leopardiane che conosciamo e amiamo, dall’altra parte degli anagrammi. 

Restituire la verità biografica e dunque interpretativa alle poesie della nostra tradizione è quantomai importante oggi, non solo per quanto concerne il puro godimento letterario ma anche da un punto di vista simbolico e sociale: pensare alle necessarie censure del passato oggi fa quasi rabbrividire, ma non sarà ignorandole, come l’accademia si ostina a fare, che il problema si risolverà. Riscattare le vite di poeti, scrittori e artisti significa porre fine al silenzio imposto da tutti i tipi di oppressione, privata o pubblica che sia, ed evitare che altri diventino soggetti a questo tipo di repressione. È questo il significato profondo che Buffoni ci vuole trasmettere con la sua ultima opera, anche in virtù dell’allaccio all’attualità con cui il libro si apre e si chiude: dalla legge contro l’omofobia al suicidio di numerosi giovani omosessuali in contesti oppressivi, la forza potenziale della letteratura può aiutarci a riscrivere il nostro presente rileggendo il passato.

Nicola Biasio e Marta Olivi





Visualizza questo post su Instagram

Leopardi, Pascoli e Montale. Tre grandi della letteratura italiana. Tre maestri del verso poetico. Tre sensibilità diversissime. Tre uomini diversissimi. Insomma, tre figure che tutti conosciamo e studiamo a scuola, forse anche all’università. Gli accademici hanno versato fiumi d'inchiostro riguardo le loro vite e opere. Ma forse è sfuggito loro un piccolo, ma grande, dettaglio… c'è dell'altro che accomuna questi poeti? #FrancoBuffoni è sicuro di sì e per argomentare la sua tesi ha esaminato scambi epistolari e corrispondenze, diari e annotazioni personali, ha cercato in archivi forse dimenticati e ha aperto vecchi cassetti. Ma, soprattutto, ha letto con occhio attento tra le righe dei loro versi. In “Silvia è un anagramma”, edito da @marcosymarcos, Franco Buffoni cerca di percepire nelle loro poesie ciò che essi, per via della censura a loro richiesta dai tempi in cui vivevano, hanno potuto solamente esprimere per anagrammi, appunto. L'obiettivo della duplice ricerca di Buffoni, biografica e stilistica insieme, è infatti il "fattore O”, la possibilità che l'omosessualità avesse fatto parte della vita e delle opere di questi tre grandi poeti. Possibilità che l'accademia di oggi fatica ancora a prendere in considerazione. @m.andorla e @nicolabiasio_ si stanno confrontando sull'argomento e tra poco potrete leggere la loro recensione sul sito! #CriticaLetteraria #marcosymarcos #instalibri #instabooks #inlettura #inlibreria #bookblogger #bookstagram
Un post condiviso da CriticaLetteraria.org (@criticaletteraria) in data: