venerdì 14 agosto 2020

#PagineCritiche - Una mirabile esperienza: "Luce delle Muse" di Davide Susanetti

                                                                                                                                                                 
Luce delle Muse
di Davide Susanetti
Bompiani, agosto 2019

pp. 336

19 (cartaceo)
10,99 (ebook)


"La relazione con l’antico è e deve essere, ogni volta, l’accadere di un ‘dislocamento’, l’occasione per interrompere quel flusso che ci stordisce senza che nemmeno più se ne abbia consapevolezza. È e deve essere vera esperienza che nutre la vita, offrendole possibilità ‘nuove’ proprio perché, paradossalmente, 'antiche'." (p. 11)
Appena qualche pagina di prefazione, e Davide Susanetti, professore di letteratura greca all'Università di Padova, ha già persuaso alla lettura misterica di Luce delle Muse edita da Bompiani.
Un saggio luminoso, che dischiude la potenza della parola e della sua origine, chiarificando finanche ai meno competenti di letteratura greca i misteri di lógos (discorso) e pséudos (menzogna), attraverso la guida lucente delle giovani fanciulle divine che danzano e cantano le leggi e i costumi di dei e uomini: le Muse. 
La mirabile esperienza del lógos si realizza evocando i grandi personaggi e poeti dell’antichità irradiati dalla manía (follia), dove «il velo opaco della realtà si squarcia e le forze ignote della natura divina prendono ad agire, sovvertendo ogni legge e ogni misura apparente» (p. 41).


Il velo opaco della menzogna o dell’inganno (pséudos), di cui gli uomini fanno esperienza nella vita ordinaria, accenna alla verità, andando al di là della superficie dell’apparenza e della lettera delle parole. Tuttavia, gli uomini non riescono a intravedere attraverso quel tessuto finissimo la verità della loro esistenza, poiché legati ai sensi fisici. Solo alcuni riusciranno ad accedere all'energia della parola che fluisce come il nettare delle Muse, il miele, che si imprime stabilmente nell'animo di chi le ascolta. Questo è il caso di Odisseo, eroe acheo della tradizione omerica, che dopo lunghi sette anni tra pericoli e incontri funesti, deve affrontare l’ultima tappa – l’isola dei Feaci – prima di poter tornare a Itaca, la sua patria. Una tappa fatta di poesia e di racconti, scrive Susanetti, dove Odisseo deve ritrovare la propria identità tra i vivi, e la parola e il discorso risultano essere gli unici mezzi per riconoscere la forma dell’essere e dell’esistenza.

La parola dell’eroe omerico è un esempio complesso dello pséudos. Il re Alcinoo, re dei Feaci, desidera conoscere la storia di quel naufrago sconosciuto, il quale racconta ciò che gli è accaduto tra mare e terra, di pericoli mortali e di creature mostruose che hanno ucciso i suoi compagni di viaggio. Nonostante l’incredibilità del contenuto del lógos, il re è sicuro che il suo ospite non sia un imbroglione poiché il «discorso che Odisseo pronuncia appare dotato di morphé epéon, di una ‘forma’ che organizza e dispone le ‘parole’ nella bellezza di un intreccio ordinato» (p. 181). 
Pertanto, la verità del racconto risiede nella qualità e nella nobiltà del lógos, riconducibile al canto e all'incanto armonioso delle Muse e del cantore (aedo). Contrariamente, il ‘dire’ sprovvisto di qualità risulta essere uno pséudos

Non vi è dubbio, che la certezza di Alicinoo ci conduce a una riflessione per certi versi intrigante rispetto all'utilizzo della parola e della sua forma ai giorni nostri. Quante volte ci capita di ascoltare contenuti vacui o verosimili enunciati in una forma luminosa e di esserne persuasi?

Ma la parola per essere accolta deve accadere nella convivialità di uno spazio raccolto o nell'esultanza di un’occasione pubblica, come il rito del simposio, ‘il bere insieme’, che come ricorda Platone, «è un’occasione (kairós) per conoscere se stessi, sperimentando, in compagnia d’altri, le dinamiche dei sensi e delle emozioni, osservando le proprie reazioni e i pensieri che ne derivano» (p. 206). Gli uomini riuniti in thalía (festa), in cui la parola poetica greca «è magica sinfonia che genera comunità» (p. 201), entrano in una dimensione ‘altra’ neutralizzando i giorni, le ordinarie occupazioni terrene e lo pséudos. «L’apertura e lo svolgimento del simposio sono una modalità del ‘fare sacro’ che, come avviene in ogni festa tradizionale, produce un punto di incrocio tra eternità e divenire, tra lo scorrere delle vicende umane e il piano di ciò che permane immutabile» (p. 205). 

Per accedere, almeno in parte, al kósmos (ordine) del simposio, alla condizione emotiva della festa e allo spazio-tempo che sospende e purifica il vissuto di noi essere mortali, vale la pena – infine – ascoltare uno dei peana, «canto che ha la funzione di propiziare l’inizio di ogni impresa e di ogni attività, così come di suggellarne la felice conclusione, grazie al favore e all'aiuto dei celesti» (pp. 204-205).

Davide Susanetti ci guida per mano nelle iniziazioni misteriche della collettività greca, illustrando con grande competenza e semplicità la luce delle Muse, che «avvolte nel velo della nebbia, tra la quiete immota delle rocce e le forze germoglianti della vegetazione» (p. 13), cantano una forma diversa di conoscenza. La lettura diviene penetrabile da chiunque grazie alla traslitterazione dei termini greci e alla divisione in sezioni delle affascinati storie del passato: dal thíasos saffico, comunità di giovani fanciulle di cui Saffo è maestra e guida, il teatro del dio Dioniso che nutre di verità l’intera collettività, gli eventi dei giochi sportivi a Olimpia che unisce singole città superando le rivalità e le differenze tra etnie, tutto fondato sulla «gloria immortale di una parola che incanta» (p. 310) e illumina.

Olga Brandonisio






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