lunedì 13 luglio 2020

«Professore, non ci sono posti lontani. Ci sono solo posti da raggiungere, dovreste averlo imparato ormai»: il nuovo romanzo di Franco Faggiani

Non esistono posti lontani
di Franco Faggiani
Fazi, luglio 2020

pp. 285
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



«Ma voi vi ricordate da quanto tempo siamo in viaggio, che giorno è oggi?»
«Non ne ho la minima idea e neanche mi importa saperlo. È così bello e selvaggio qui che arrivare non mi interessa quasi più... Se non ci fosse la guerra lascerei tutto e camminerei per queste vallate». (p. 150)


Nell'aprile del 1944 l'esimio professor Filippo Maria Cavalcanti, archeologo in pensione, ancora però legato al Miur, riceve una missione particolarmente delicata (a cui, sia ben chiaro, Cavalcanti non potrebbe mai sottrarsi): andare a Bressanone a controllare che siano ben conservate le preziose opere d'arte che devono lasciare l'Italia alla volta della Germania. Come potete immaginare, non si tratta di opere acquistate regolarmente, né prestate a qualche museo, ma di un furto legalizzato. Che cosa può pensare di questo un uomo ultrasettantenne che ha sempre vissuto per il suo lavoro e per l'arte? Benché il magazzino dove sono conservate le opere sia sorvegliato dai soldati tedeschi, Filippo non sa darsi per vinto, ma non fa neanche in tempo a riflettere, perché durante una breve sosta lungo il tragitto a piedi un ladruncolo gli sottrae la borsa e il professore non fa in tempo a fermarlo. Più la beffa che il danno, a dirla tutta, ma l'evento lascia il protagonista piuttosto scosso, soprattutto quando, attraverso un escamotage, scopre l'identità del ladro: si tratta di un giovane al confino proprio lì a Bressanone, tal Quintino, lungo e allampanato, che lavora come meccanico per la Wehrmacht. Quello che a noi lettori potrebbe sembrare un incontro-scontro destinato a esaurirsi lì, invece è l'inizio di un'amicizia fino a poco prima inimmaginabile. 
Quintino, che desidera fuggire da lì e tornare nella sua Ischia, propone un piano rischioso ma potenzialmente vincente: rubare uno dei camion che lui ha risistemato per la Wehrmacht, trovare un paio di divise da ufficiali tedeschi (tanto Cavalcanti parla un ottimo tedesco) e fingersi incaricati del trasporto delle opere d'arte in Germania. Invece che andare davvero là, attraversare poi l'Italia per riportare il maltolto allo Stato italiano. 
La posta in gioco è decisamente alta: basta pochissimo per essere scoperti e fucilati all'istante, ma Quintino e Filippo si imbarcano ugualmente in questa avventura che ha molto dello sconsiderato e altrettanto dell'idealistico. Almeno per Filippo, perché Quintino è mosso soprattutto dalla prospettiva della fuga e dal ricavo che potrebbe prima o poi ottenere. «In fin dei conti, aveva ragione Quintino: ormai, sempre più inconsapevolmente, stavamo vivendo tutto come un gioco d'azzardo, e tanto valeva azzardare», leggiamo a pagina 158: il protagonista accetta di rischiare, e deve imparare a fidarsi del suo autista, che ha stampato nella mente un percorso rocambolesco per raggiungere la meta. Sarebbe impensabile considerare di passare indisturbati per le strade principali; l'unica speranza è quella di attraversare l'Italia per stradine secondarie, percorrendo le colline e le montagne, perdendosi nelle campagne e zigzagare fino alla tanto ambiziosa Roma (che non si rivelerà neanche la destinazione definitiva, ma qui non aggiungo altro). 

Armati alla bell'e meglio, con buoni rifornimenti di cibo e di alcol come lasciapassare, oltre che per la loro sopravvivenza, i due compagni di viaggio improvvisati ci raccontano un'Italia stremata dalla guerra, dove c'è tanta miseria, ma spesso non mancano i segni di generosità. Talvolta sono anche Filippo e Quintino ad alleggerire le proprie scorte per aiutare qualcuno in cambio di un'indicazione di strada, altre volte accettano volentieri l'ospitalità di chi, in nome di una silenziosa sorte comune, mette a disposizione la propria casa e un po' di companatico. Non mancano però le occasioni in cui Quintino, abituato a vivere d'espedienti, mostrerà a Filippo come gira il mondo («Ma quale figura, professore? Qui ognuno pensa a se stesso e non siamo noi a poter fare diversamente», p. 154), cedendo, se proprio necessario, anche alla violenza: 
«Lei sa essere generoso ma anche molto crudele, Quintino», sospirai.
«Io sono in guerra, non ve ne siete accorto?», disse senza distogliere lo sguardo dalla strada. (p. 238)
Sono però casi eccezionali, perché in generale i due viaggiatori incontrano perlopiù bontà, condivisione, apertura, solidarietà contro i nemici, nonché la fantomatica arte di arrangiarsi e di improvvisare, in cui gli italiani sono campioni. Compiono anche un percorso l'uno nel mondo dell'altro, raccontandosi quel che hanno lasciato alle spalle, chi una donna solamente sognata, chi una ragazza che un giorno vuole sposare. E il legame di amicizia cresce, mentre Roma sembra un miraggio: il professore telefona di tanto in tanto il suo portinaio, Artemio, per assicurarsi che la sua gatta sia in salute e che lo stia aspettando, e ogni chiamata è segnata da un veloce aggiornamento sulle brutture che stanno avvenendo in città. Meglio, dunque, starsene lontani? E come fare con le opere d'arte?

La soluzione è tutt'altro che prevedibile, e anzi è meglio tacere per lasciarvi il gusto di scoprire i colpi di scena del romanzo. Va però detto che il punto di forza principale di Non esistono posti lontani, già riscontrato ne La manutenzione dei sensi, sia ne Il guardiano della collina dei ciliegi, è la capacità di Franco Faggiani di catapultarci in un mondo in cui i suoi personaggi diventano persone, di cui non solo vediamo i gesti o ascoltiamo le parole, ma di cui sentiamo le emozioni. Nel caso di questo romanzo in particolare, poi, è rigenerante il cammino attraverso l'Italia dilatando gli spazi e perdendo anzi la cognizione del tempo. Franco Faggiani prende uno dei problemi più diffusi durante la guerra - i furti di opere d'arte - e lo immerge in un'atmosfera profondamente verosimile, per trasferire anche noi lettori in un'epoca piena di contraddizioni ma anche di grandi slanci e di prove di coraggio difficilmente replicabili.

GMGhioni




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Quest'oggi arriva in libreria #Nonesistonopostilontani, il nuovo romanzo di #FrancoFaggiani: questa volta torniamo indietro al tempo del 1944, quando il professor Filippo Maria Cavalcanti, noto archeologo in pensione, viene incaricato dal MIUR per una missione molto particolare: andare a Bressanone e controllare lo stato di imballaggio e di conservazione di molte opere d'arte destinate ad andare in Germania. Acquistate? No, tutt'altro. L'uomo sa bene che si tratta di un furto bell'e buono e l'incontro con un giovane ladruncolo al confino a Bressanone, Quintino, accende il desiderio di imbrogliare i soldati e sottrarre il maltolto e restituirlo allo stato italiano. Parte così un viaggio imprevedibile attraverso l'Italia, a bordo di un camion sgangherato, rimesso insieme da Quintino. I rischi non mancano, e occorre mettere sempre alla prova la propria creatività per cavarsela. Tante sono anche le prove di grande umanità e solidarietà che i due troveranno lungo il cammino. @gloriaghioni ha letto in anteprima il romanzo (lo ha divorato in un giorno!) e scriverà presto di questa bella storia d'amicizia tra due personaggi che sembravano assolutamente opposti! Vi intriga la trama? Noi intanto mandiamo un grande in bocca al lupo a Franco Faggiani per il lancio dell'opera! #FaziEditore #Fazi #instalibri #instabook #bookstagram #criticaletteraria #bookish #book #inlibreria #novitàeditoriali #novità
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