mercoledì 24 giugno 2020

#CriticaNera - Léo Malet e il suo primo appuntamento con Nestor Burma

Primo piano sul cadavere
di Léo Malet
Fazi, maggio 2020

Traduzione di Federica Angelini

pp. 111
€ 15 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


Un giallo di Malet è già di per sé una buona notizia, se poi è davvero un libro delizioso, pieno di battute e di sarcasmo, alla maniera di Malet, non c’è che da goderselo, soprattutto perché “Primo piano sul cadavere” è inedito in Italia. Nestor Burma, il detective parigino tanto caro agli amanti di Malet e dell'hard boiled, si ritrova catapultato dentro un set cinematografico. Lo stesso crimine sembra la sceneggiatura perfetta di un film, con un Burma alle prime armi, nelle vesti di detective privato assoldato da un noto attore, che mentre discute amabilmente (dipende dai punti di vista) con il nostro, improvvisamente muore. A Burma non resta che cercare l’assassino, più per rigore professionale che per necessità.
L’originale del 1985 si intitolava Gros plan du macchabée, ed era la prima volta in cui Burma compariva sulla scena, insieme al suo inseparabile compagno di avventure, il giornalista Marc Covet, mentre mancano ancora altri personaggi che incontreremo nelle indagini seguenti (una trentina i titoli con Burma, di cui una quindicina già pubblicati). 

Siamo negli anni Quaranta, gli attori sono stelle irraggiungibili e carismatiche, come il noto Julien Favereau, bello e irresistibile agli occhi delle donne, irritante e odiato dal resto del mondo; particolare, questo, che renderà complicato il caso, visto che in tanti avrebbero avuto voglia e modo di farlo fuori. A Burma il merito di aver capito come sia morto e aver sbloccato un punto fondamentale dell’indagine, a cui nemmeno il commissario Petit-Martin era giunto con successo.
Senza tardare oltre, mi misi all’opera. Lo smoking indossato per le necessità del film e di cui portava ancora i pantaloni conteneva solo un fazzoletto. Fui più fortunato con i suoi abiti personali, stesi con cura dalla costumista sul divano. Nel portafoglio, tra i soliti documenti e il mio volantino pubblicitario, trovai una lettera di minacce. (p. 16)
Il Burma che i lettori più affezionati impareranno a conoscere nelle tante indagini successive, ci racconta gli eventi in prima persona, non è perfetto nel modus operandi ma ha già un gran fiuto, e se ne frega abbastanza di regole e di poliziotti. Si interessa molto più alle donne e gusto per la satira e il mondo degli ultimi, dei disperati, dei non borghesi, proprio come il suo autore, così diverso dal Simenon a cui tante volte lo hanno accostato, con l’urgenza del sopravvivere e la capacità di scrivere per farlo, anche se non in tutte le opere e non in ogni cosa che scriverà. 

Sagace, dissacrante, geniale, il Burma che confessa di non saper restare lontano dai bar è un detective che inciampa e si rialza, che chiede scusa e cede a qualche piccolo peccatuccio, in questa prima breve avventura in cui ci sono già tutti i tratti del futuro beniamino di tanti lettori, giustamente affezionati a questo autore e alle indagini del detective parigino.

La copertina è tratta dalla penna di Jacques Tardin, autore di una serie di graphic novel, che ottennero grande successo di critica. La serie a fumetti venne pubblicata inizialmente sulla rivista antologica À Suivre nel 1981 e poi in volumi cartonati editi da Casterman, dal 1982, realizzata da Tardi che ne disegnò le prime cinque storie.


Samantha Viva