mercoledì 10 giugno 2020

Un romanzo pieno di gente: «Invece che uno» di Federico Muzzu

Invece che uno
di Federico Muzzu
Arkadia, 2020

pp. 228

€ 16,00 (cartaceo)


Trovarono i due fratelli nella cantina del palazzo. Separarli fisicamente per verificare se erano incolumi sembrò un’impresa impossibile. Quando finalmente ci riuscirono, ci volle un po’ per capire che erano due gemelli perfettamente identici. In quel momento erano completamente diversi, polarizzati. Uno era più controllato, carezzava e cercava di confortare l’altro che era terrorizzato, in frantumi. (p. 8)
Quando è usata per raccontare la trama di un romanzo, la bandella di sinistra risulta uno strumento fondamentale in quanto in poco spazio deve al contempo sintetizzare la storia e invogliare il lettore all’acquisto. Essenziale diventa dunque colpire al centro della trama. Ebbene, sin da subito si può dire che la bandella di Invece che uno non riesce nell’intento di tratteggiare la storia che il lettore si troverà davanti di lì a poche pagine; non per una carenza specifica di chi l’ha scritta, bensì per la difficoltà oggettiva di riuscire a rendere il nodo di questo romanzo.
Quello che infatti parte – e viene descritto – come un romanzo di formazione incentrato sui due gemelli Dionigi e Lorenzo, e che dovrebbe trattare della loro misteriosa scomparsa, si rivela piuttosto un romanzo corale in cui i due protagonisti sono di fatto comprimari di altri personaggi che, forse, nell’ipotesi originaria del testo dovevano assolvere ruoli secondari.
La stessa porzione di trama accennata nella bandella è in verità meno rilevante di quanto ci si aspetterebbe: la scomparsa dei gemelli e le relative indagini perdono sin da subito importanza a favore della narrazione del giorno precedente a questa stessa scomparsa, ossia il sabato in cui «tra i fratelli scoppia inaspettatamente un litigio» (dalla bandella). Basti pensare che, delle 228 pagine di cui consta il libro, circa 180 sono dedicate a quel giorno, in cui di fatto accade di tutto. Alle indagini vere e proprie vengono dedicati dei trafiletti, o tuttalpiù qualche pagina, in cui si intuiscono gli interrogatori rivolti ai vari personaggi coinvolti, che però non sfociano in qualcosa di concreto. Senza contare l’antefatto fondamentale, ossia il giorno in cui il padre dei gemelli uccide la moglie: il prologo viene completamente rimosso dalla narrazione, se non per un paio di accenni, per poi tornare prepotente nel finale. Solo che a quel punto la sua potenza narrativa risulta infiacchita, travolta dal magma di eventi, anche emotivamente importanti, che sono passati davanti al lettore.
Tutto questo per dire che Invece che uno non è un libro sbagliato o brutto, anzi, è un gran bel romanzo di formazione e generazionale: tuttavia il passaggio all’elemento corale e la molteplicità dei punti di vista lo rendono molto più complesso di quanto – forse – inizialmente previsto. A questa complessità narrativa non è stata fatta seguire una conseguente complessità strutturale che sarebbe stata necessaria per arricchire le varie vicende. Il risultato è un testo ricco, colorato, feroce ma raccontato in modo non esaustivo. Basti pensare che, oltre a Dionigi e Lorenzo, compaiono una miriade di altri personaggi le cui storie vengono affrontate più o meno per esteso: seguendo l’ordine di apparizione della bandella, abbiamo le due fidanzate dei gemelli, Agata e Consuelo e le loro vicende familiari; Raffaele e i suoi problemi psicologici, talmente complessi che solo a questo personaggio – e al suo finale – andrebbe dedicato un intero libro; Andrea, l’educatore che segue il caso di Raffaele, e che vive una relazione complicata col compagno Axel; Pierpaolo, «psicologo della scuola nonché nuovo compagno di Agata» (dalla bandella), e che anche meriterebbe un romanzo a parte insieme ad Agata stessa. A complicare il tutto, c’è poi la suddivisione dei capitoli: sono 50 più l’epilogo, a volte lunghi appena un paio di pagine, e attraverso i quali il lettore rimbalza fra un personaggio e l’altro.
Il risultato, come detto, è un romanzo corale stratificato, esteso, una costellazione di stelle che andrebbero sviscerate ma che non trovano lo spazio sufficiente per brillare di luce propria. Tutto ruota intorno a Lorenzo e Dionigi, adolescenti oscuri e affascinanti, che però non emergono sul palcoscenico come dovrebbero, perché mentre loro agiscono e si disperano la visuale è oscurata da altri personaggi che stanno agendo e disperandosi. C’è una folla su quel palco, peccato che lo sguardo dello spettatore sia uno soltanto.

David Valentini





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