mercoledì 5 febbraio 2020

Tra haiku e sceneggiatura: "Il giardino delle parole" di Makoto Shinkai

Il giardino delle parole
di Makoto Shinkai
J-Pop, 2017

Traduzione di Salvatore Corallo

pp. 298
€ 14,00 (cartaceo)
€ 4,44 (ebook)

 
«Stai andando a scuola?»
«Ho deciso di non andare a scuola quando piove, ma solo di mattina.»
«Uhm...»
In un certo senso ha la testa sulle spalle. La cosa le sembrò buffa.
«Allora potremmo incontrarci di nuovo...»
Le sfuggirono dalle labbra parole che non aveva intenzione di pronunciare.
«Se dovesse piovere...» (p. 50) 
C'è un bosco seminazionale nell'area metropolitana di Tokyo, tra il quartiere Shinjuku e quello di Shibuya: l'ingresso costa duecento yen. Come tutti i parchi dà il suo meglio in primavera, durante la fioritura. Ma se ci si passa durante la stagione delle piogge si possono trovare creature di un altra specie: perché così appaiono Takao e Yukino, i protagonisti del romanzo corale Il giardino delle parole. Esseri emersi dall'acqua e che solo durante le piogge possono incontrarsi. Takao, studente liceale e appassionato di calzature, e Yukino, giovane professoressa di liceo così bella da sembrare irreale, sembrano essere divisi da tanti fattori, primo tra tutti l'età. Eppure, durante le piogge possono stare insieme, sotto un gazebo del giardino, a volte senza fare nient'altro che stare vicini e lasciare che i loro problemi vengano lavati via dall'acqua.

Per i non addetti ai lavori, l'animazione giapponese risponde al nome di Hayao Miyazaki. Nel 2016 però venne fuori un altro nome che si fece conoscere a livello planetario con il film Your name, la storia di due liceali giapponesi che si scambiano il corpo mentre dormono. Mitshua, ragazzina che vive in un sonnolento paesino di montagna, si trova catapultata nel corpo di Taki che invece abita a Tokyo. Tra gli inconvenienti divertenti che una simile situazione può generare, loro e tutto il Giappone aspettano con ansia l'arrivo di una cometa che passerà molto vicino a loro e regalerà una notte magica al paese. Nessuno però sospetta che questa cometa sarà il punto zero di una storia tra le più tragiche e romantiche. L'autore del film e del romanzo corrispettivo si chiama Makoto Shinkai. 
L'autore giapponese, grande fan del maestro Miyazaki, per molti suoi progetti lavora in parallelo tra film e romanzo che in Italia sono pubblicati da J-Pop: la grafica di questi testi non quella a cui siamo abituati. Moltissimi corsivi, titoli scritti in diagonale rendono, a prima vista, il testo disordinato. Oltre a Your name, lo stesso processo film/romanzo è stato seguito per 5 centimetri al secondo, uscito nel 2007, e Il giardino delle parole del 2013,  Quest'ultimo, in particolare, viene richiamato anche in Your name visto che Taki lavora nello stesso ristorante italiano dove presta servizio anche Takao. Ma se negli altri progetti, libro e film si ricalcavano piuttosto fedelmente a vicenda, in questo caso c'è un cambio di punti di vista.
Nel film la narrazione era affidata completamente ai due protagonisti, Takao e Yukino, mentre nel romanzo l'azione si amplia, costruendo così un romanzo corale in cui ogni personaggio e comparsa ha la possibilità di aggiungere un tassello alla storia. Scopriamo così della madre di Takao che ha divorziato e passa attraverso varie relazioni lasciando al figlio il compito di crescersi da solo. Ascoltiamo il disperato bisogno di costruirsi una nuova immagine di Shoko Aizawa, studentessa di liceo che, quando non vede ricambiato il suo affetto da parte della professoressa Yukino, non esita a mettere in giro voci false per farle perdere il lavoro. E, su tutti, le voci dei protagonisti: delicate, impalpabili che si emozionano e si sentono schiacciati per situazioni che, agli occhi occidentali, sembrano sempre ampliate. C'è un'eco fortissima anche solo nel gesto del disegno di una scarpa; un erotismo latente nella richiesta di poter prendere le misure di un piede; un senso di solitudine profondo e vasto anche solo nel fare la spesa a notte fonda in un konbini. 
Su tutto, la poesia. Ogni capitolo è introdotto da due righe di indicazioni su quanto andrà a succedere, a metà tra l'indicazione di scena e l'haiku. Come ad esempio il capitolo dedicato a Shoko e alla sua trasformazione al passaggio con l'adolescenza che inizia con 
La persona che avevo adorato...
Mi ero passata la matita sulle sopracciglia
in una mattina di pioggia, in quell'istante
avevo pensato che quella fosse la mia punizione (p.177)
Ogni capitolo poi termina con una poesia, sempre relativa all'argomento trattato nell'episodio, tratta dalla raccolta Man'yōshū. 
Non è un testo universalmente apprezzabile e comprensibile come Your name: molte delle situazioni sembrano quasi lente e caricate in maniera inverosimile. Ma proprio in questa lentezza si trova forse uno spirito più autentico, più di riflesso della società giapponese contemporanea che appare composta di persone sole schiacciate dalla folla. Una narrativa che trabocca di cromia verde e di riflessi acquatici che la fanno da padrone nel definire l'atmosfera di tutto il romanzo. 

Giulia Pretta