martedì 7 gennaio 2020

#IlSalotto - "Dessert": una metafora di vita - Intervista a Gianfranco Dentella e a Ezio Paolo Reggia



Dessert. Management, dintorni e contorni. Menu per lavorare bene e vivere meglio
di Gianfranco Dentella e Ezio Paolo Reggia
Guerini e Associati, 2019

pp. 233
€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,00 (ebook)



Un libro la cui parola chiave è senza dubbio: metafora.
I due autori Gianfranco Dentella ed Ezio Paolo Reggia hanno attinto dalle loro esperienze di manager, da aneddoti che li hanno visti protagonisti, da esperienze di vita e hanno mescolato i vari ingredienti con fantasia e ironia.
Il risultato è un libro, un insieme di racconti e suggestioni, dai quali trarre spunti di riflessione per la vita quotidiana e per la vita lavorativa.
Il testo è composto da 24 portate, con divagazioni a margine che rappresentano un ulteriore spunto legato al mondo attuale e al sentire comune, un modo per andare oltre lo storytelling, portando nella propria vita punti di osservazione diversi.
Ho avuto la possibilità di parlare a lungo con i due autori, due amici di infanzia che si sono ritrovati a scrivere questo libro, dopo un lungo percorso professionale ricco di soddisfazioni.
La prima impressione che ho colto è stata il piacere che entrambi hanno ricavato nello scrivere, nel confrontarsi. 

Come è nata la passione per la scrittura?

Dentella: “All’inizio del mio lavoro di consulente finanziario ho avuto un mentore Ennio Doris. E, ancor prima, nella vita il mio mentore è stato proprio il coautore del libro: Ezio Paolo Reggia. Maestri in tutti i sensi, anche nella scrittura e soprattutto nello storytelling. Mi hanno stimolato ed insegnato a trarre spunto dalla realtà in modo costruttivo, ad andare oltre le apparenze e a pensare agli eventi anche in modo laterale. Ho imparato che dietro una storia, un’esperienza, un avvenimento c’è sempre un insegnamento, basta saperlo cogliere. Questo libro però è il mio primo approccio alla scrittura".

Reggia: “Ce l’ho da sempre! Dal giorno della tesi di laurea in economia ho cominciato a scrivere, ho pubblicato nove libri e uno, lo sto scrivendo or ora. Ho iniziato con un libro di management, poi ne ho scritti altri in ambito di marketing assicurativo e anche uno molto tecnico sui risvolti tecnici negli incendi in grandi gruppi. Da quando sono andato in pensione, sto vivendo una seconda vita, sono passato alla narrativa e ora scrivo anche racconti quasi surreali”.

La parola chiave del libro è metafora. Come vi è nata questa idea?

Dentella: “Direi che l’idea iniziale è partita da Ezio Paolo, quando ha deciso di lasciare il mondo del lavoro per  godersi la vita. Poi ci abbiamo lavorato insieme, tra l’altro con un lavoro di asciugatura del testo continuo. Non siamo scrittori, ma attraverso la metafora siamo riusciti a parlare di vita, di lavoro e soprattutto di situazioni sulle quali vale la pena di riflettere. Nella mia esperienza lavorativa ricorro spesso alla metafora, sia durante le sessioni formative che nelle presentazioni di prodotto e di servizi”.

Reggia: “La metafora è la base, penso che insegni di più che il racconto tour court della realtà. Con la metafora tutto diventa più dolce e si possono far percepire sfaccettature che altrimenti non arriverebbero alla mente e al cuore. Ho sempre utilizzato la metafora. Nel libro abbiamo messo insieme storie reali e inventate con l’obiettivo di arrivare ad una interpretazione e uno spunto di riflessioni in parallelo allo sviluppo del testo”.

La struttura del testo e il titolo rimandano subito al cibo. Qual è il vostro rapporto con il cibo?

Dentella: “Durante i pasti, in famiglia con i figli si condividono esperienze e ci si confronta. Ma anche negli affari la tavola è importante, anzi talvolta è proprio davanti ad un buon piatto che si concludono trattative importanti”.

Reggia: “Il cibo è piacere, condivisione, nutrimento in tutti sensi. Ora che non ho più pranzi di lavoro, assaporo e gusto cibo e buon vino per puro piacere personale, e mi piace moltissimo!”.

Leggendo le “divagazioni a margine” del libro, si coglie anche un aspetto psicologico, che va oltre la narrazione.

Reggia: “Forse è la mia formazione che ci ha messo lo zampino. Negli anni '70 ho studiato psico-sociologia dell’organizzazione, un percorso legato alla facoltà di economica presso l’Università Cattolica, che dava diritto, dopo un anno di affiancamento, una specie di tirocinio, ad esercitare la professione di psicologo. Alcuni miei compagni di corso sono infatti psicologi; io non ho mai esercitato, ma sono sempre stato curioso degli aspetti più intimi delle persone”.


Dentella: “Non ho competenze in ambito psicologico, ma sono un attento osservatore, cerco un legame profondo con le persone, anche nel mondo professionale. Quando parlo con i miei collaboratori voglio instaurare fiducia reciproca, la qualità del rapporto vale per me anche di più dei risultati portati”.

Restiamo nel mondo le lavoro, focalizzandoci sui giovani. Uno degli elementi su quali portate a riflettere è la fiducia e il tradimento della fiducia. Ha senso quindi suggerire che i giovani abbiano fiducia verso il mondo del lavoro?

Dentella: “La fiducia è un elemento imprescindibile, io talvolta ne ho forse troppa. I giovani devono avere fiducia anche se il mondo lavorativo attuale può essere instabile, è determinante parlare con le persone e cercare un punto di riferimento. Sempre utilizzando la metafora, se si è in cima ad una montagna e si guarda sotto, si può vedere nebbia e foschia, e la foschia può essere la mancanza di lavoro, il tempo, la Brexit…, ma se si impara a cercare l’orizzonte, si sa che arrivano il sole, le opportunità e la realizzazione".

Nel libro si legge: “Quando l’esperienza vale di più della teoria”. Resta valido questo concetto anche in un contesto così rapido come quello che caratterizza la società moderna? In quali termini?

Dentella: “La vita è fatta di errori e di tentativi, se si resta ancorati alla teoria non si impara. È nell’azione e nella riflessione successiva che si arriva a modificare l’azione e a non commettere gli stessi errori”.

In Dessert si parla di empatia, così come di intelligenza emotiva. Avreste suggerimenti per imparare a svilupparle?

Dentella: “Ognuno ha in sé delle qualità, e spesso non emergono perché non si è supportati, in ambito lavorativo, da persone che aiutano a sviluppare la capacità di ascolto. È importante concentrasi sulla persona che si ha di fronte, porsi in ascolto attivo e “stare” con la persona in totale attenzione e ricezione. Inoltre, porre attenzione ai dettagli fa la differenza”.

Reggia: “Ecco, sì, concordo, molto spesso non si ascolta nel vero senso della parola, e non si dà il peso corretto alle parole”.


Chi sono gli autori?

Gianfranco Dentella. Manager che fonda la sua esperienza in Credito Italiano. Si è sempre messo alla prova e la sua carriera lo dimostra: si sposta in Dival (oggi Allianz Bank) e in Sanpaolo Invest. Nel 2008 è tra i fondatori dei Apogeo Consulting Sim, della quale assume poi la carica di amministratore delegato contribuendo alla fusione in Azimut Consulenza Sim, ora Azimut Capital Management SGR.
Sa formarle le persone, cerca sempre di fornire il buon esempio su come fare. Lavora molto e si concentra su quello che davvero è importante nella vita, sapendo godere delle piccole cose.

Ezio Paolo Reggia. Ha occupato posizione di vertice in alcuni dei principali gruppi Assicurativi, ricoprendo, tra l’altro, le cariche di Direttore Generale e Amministratore delegato di Cattolica Assicurazione. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni che spaziano dal management alla narrativa.
Sa leggere negli occhi delle persone e conosce il mondo assicurativo in tutte le sue forme. Ha lavorato tanto senza mai perdere di vista le sue passioni. Ha deciso di andare in pensione nonostante le numerose prospettive professionali, per dedicarsi alla vita, al cibo e alla scrittura.


Intervista a cura di Elena Sassi




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