mercoledì 23 ottobre 2019

"La mia devozione" di Julia Kerninon è amore e prigionia

La mia devozione
di Julia Kerninon
Edizioni e/o, 2019

pp. 251
€ 16.50 (cartaceo)
€ 11,92 (ebook)




Resistere alla tentazione di scrivere senza riflettere un attimo: questo è stato l’impulso che ho dovuto trattenere dopo aver letto questo libro così intenso e insieme vero. Ho respirato, ho aspettato che mi si liberasse la mente. Non ci sono riuscita. Questo libro è un turbinio di emozioni, ti cattura, con la sua prosa intima, con la narrazione che è a metà tra una confessione e un lungo sussurro. La traduzione di Alberto Bracci Testasecca è armoniosa, rende la voce femminile del personaggio, con tutte le sue intonazioni, presente e vibrante. 
La storia è quella di due ragazzi, poi adulti, un uomo e una donna, un famoso pittore, Frank e Helene, una letterata, nonché voce narrante del libro. Il narratore interno ci conduce attraverso la sua vita, non tace nulla del profondo sentimento che la lega al suo Frank, un amore profondo e devoto, che finisce, silenziosamente, per rovinarle la vita. 
Quando mi hai fatto quella domanda straordinaria “Anche tu odi la tua famiglia?”, in un attimo mi sono sentita vicina a te più di quanto lo fossi mai stata a chiunque. Forse all’epoca era il mio sentimento predominante: l’odio per la mia famiglia, a pari merito con l’amore per i libri. (p. 31)

martedì 22 ottobre 2019

La morte in giallo nel libro di Julio Llamazares

La pioggia gialla
di Julio Llamazares
Il Saggiatore, 2019 (prima edizione spagnola 1988)

Traduzione di Denise Zani

pp. 164
€ 20,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Che colore ha il tempo, quello che inaridisce il viso e confonde i ricordi? Per Julio Llamazares è il giallo, come l’autunno e il seppia delle vecchie fotografie. Una tinta però che diventa oppressiva e persecutoria, che si appiccica ai muri e scolorisce le ombre. La pioggia gialla è proprio questo: una cronaca di come il tempo distrugga l’essere umano.
L’opera non è propriamente un romanzo, ma una confessione lirica e solitaria dell’ultimo sopravvissuto di Ainielle, un paese dei Pirenei. Il villaggio perde lentamente i suoi abitanti, facce conosciute e amiche della voce narrante, e le case iniziano ad essere invase dal silenzio, dalle erbacce e da un velo ingiallito. I ricordi crollano come i tetti, perché retti da un solo sopravvissuto. La memoria collettiva dunque si dissolve.

Ognuno ha il proprio sogno proibito nella Londra della Grande Esposizione: "La fabbrica delle bambole" di Elizabeth Macneal

La fabbrica delle bambole
di Elizabeth Macneal
Einaudi, ottobre 2019

Traduzione di Giovanna Scocchera

pp. 400
€ 21 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Prendiamoci il tempo per un tuffo nel passato: nella Londra della Grande Esposizione del 1851, Elizabeth Macneal fa muovere personaggi memorabili dal passato misterioso e impietoso. Tanto per cominciare, la protagonista, Iris, è una ragazza che non rispetta i canoni ottocenteschi: non sarebbe di certo brutta, se solo non fosse troppo alta e asimmetrica, per via della clavicola che si è rotta durante il parto; sarebbe una pittrice di talento, se solo potesse coltivarlo, anziché stare chiusa in una bottega a dipingere bambole di ceramica; potrebbe anche amare, se solo non restasse ancorata alla gemella Rose, in un rapporto di amore e odio. Rose, certo, lei sa cos'è l'amore, ha provato anche la passione carnale, prima che il vaiolo le deturpasse il volto e le togliesse l'uso di un occhio. Adesso le due restano schiave di una datrice di lavoro imperiosa, vivono lì al negozio e sembra che la loro esistenza solitaria e reclusa sia tutto ciò che ha in serbo il destino per loro. 

lunedì 21 ottobre 2019

#IlSalotto - Un manuale per ragazze da marito letto dal punto di vista maschile: intervista a Irene Soave sul suo Galateo

Foto di © Zoe Vincenti
Irene Soave è giornalista per il Corriere della Sera, dove si occupa di esteri, attualità e cultura. Ha esordito con Bompiani lo scorso settembre pubblicando un libro su un tema molto particolare, ossia la figura della "ragazza da marito" secondo i numerosi galatei e manuali di comportamento usciti in Italia. L'autrice si è soffermata soprattutto sui testi usciti dal 1861 al 1968, quando i venti del cambiamento hanno condotto il nostro paese verso una modernità più liberale e di più ampio respiro, svecchiando il ruolo della donna come angelo del focolare e dell'uomo come colui che porta i pantaloni (e lo stipendio) dentro casa.
Mentre la nostra Cecilia Mariani leggeva il libro per portare fra queste pagine una splendida recensione (potete leggerla qui), io lo affrontavo in quanto lettore dall'altra parte di un'ipotetica barricata nell'eterna diatriba uomo vs donna. Ho deciso dunque di intervistare Irene per approfondire il tema e fare due chiacchiere informali su un argomento di vastissima attualità.

Ciao Irene e bentornata fra le pagine di CriticaLetteraria. Cominciamo da prima di prima: scrivi di aver collezionato circa un centinaio di galatei e svariati manuali di condotta per signorine. Come nasce questa «curiosità istintiva»?
Eh… È come chiedere a uno perché gli piace il calcio, o la panna, o perché ama la persona che ama. Io questo argomento l’ho frequentato un po’ come un amante, per puro piacere e a capriccio, per anni, alternandogli e a volte preferendogli altre passioni. Poi una persona cara c’è sempre un atto di fiducia alla base di ogni creazione ne ha visto il potenziale comico e mi ha esortata e aiutata a scriverne, ci ha sposati diciamo. Perché mi incuriosisce il galateo? Non so, forse perché sono un po’ anarchica e guardo le regole, ogni regola, con paura e desiderio in ugual misura. 

"Mi piacciono i corvi, adoro come se ne vanno in giro, come volano, come strillano l'uno con l'altro": il rinascimento degli "uccellacci neri del malaugurio" spiegato da Cord Riechelmann

Il corvo
di Cord Riechelmann
traduzione dal tedesco di Angela Ricci
introduzione di Telmo Pievani
progetto grafico di Judith Schalansky
Marsilio, 2019

pp. 168
€ 15,00

Una premessa un poco personale, ma per certi aspetti necessaria: la persona che scrive questa recensione è nata e attualmente vive in una città – Nuoro – che uno dei suoi più noti e celebrati intellettuali – Salvatore Satta (1902-1975) – ebbe modo di definire, senza troppe reticenze, “un nido di corvi”. Il romanzo in cui trovava alloggio la metafora ornitologica destinata a divenire sinonimo del capoluogo barbaricino era Il giorno del giudizio (1977), e l’allusione, come si intuisce, non aveva nulla di lusinghiero: tra quelle pagine covavano le uova di un immaginario nero, torvo e malaugurante che con tutta evidenza scontentò gli abitanti, pubblicamente additati quali indossatori di uno sgradevole habitus simbolico che li voleva dotati di becchi, artigli e piume d’inferno. A nessuno venne in mente che quegli uccelli potessero avere anche una connotazione positiva e addirittura virtuosa, ma del resto non poteva essere che così: lo scrittore-giurisperito non l’aveva di certo messa in conto, e il suo preciso riferimento animale si abbeverava alla fonte delle credenze più comuni – di antica tradizione popolare, artistica, letteraria – circa il più sinistro degli uccellacci. La stessa ombrosa tradizione che il tedesco Cord Riechelmann ha voluto recentemente contraddire punto per punto dando alla luce Il corvo, appena pubblicato nella sua versione italiana dalla casa editrice Marsilio all’interno della collana Storie Naturali.

domenica 20 ottobre 2019

Pagine dal respiro alpino. In montagna con Mauro Corona e Matteo Righetto

Il passo del vento - Sillabario alpino
di Mauro Corona e Matteo Righetto
Mondadori, 2019


pp. 224

€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

«Larice. Il più bell'albero della montagna. Ogni buon montanaro ha un larice preferito, ma quale sia e dove si trovi deve rimanere un segreto tra lui e l'albero, pena la trasformazione dell'uomo in una martora». (p. 113).
«Trascorrevano i giorni dentro inverni antichi, fatti di neve, gelo e silenzi, magie e misteri, cose ormai scomparse». (p. 98)
Di Mauro Corona sappiamo tutto, o quasi. Montanaro, scalatore (ha aperto diverse vie d'arrampicata), intagliatore, scrittore, testimone del Vajont, la diga-mostro che nei suoi libri torna spesso a rievocare fantasmi antichi, fascinoso affabulatore (ultimamente ospite fisso in tv) e cantore della montagna, delle sue gioie e delle sue asprezze. Di Matteo Righetto, forse, conosciamo meno. Ma vi basti dire che è opera sua "La pelle dell'orso", il bellissimo libro da cui è stato tratto un altrettanto bel film con protagonista Marco Paolini. Autore di romanzi e di pièce teatrali, studioso di Letteratura ambientale e del paesaggio e soprattutto grande amante e conoscitore della montagna.
Che cosa poteva scaturire dall'incontro letterario tra questi due personaggi, così diversi tra loro, ma così legati da un unico grande amore, la montagna? Un libro di grande profondità e di respiro alpino, una fonte di benessere per l'anima. Il passo del vento è un sillabario, che parte dalla A di Abete e finisce con la Z di Zuppa, il caldo e antico ristoro di ogni buon camminatore. E dalla A alla Z Corona e Righetto ci regalano pensieri e sensazioni in una piacevole alternanza di riflessioni e ricordi.
Le prime sono soprattutto appannaggio di Righetto che con le sue massime, sempre improntate alla vita concreta e aspra delle vette, ci invita a fermarci ad ascoltare il silenzio (un'esperienza quasi sconosciuta per chi vive giù, nella "barbara" pianura), ci accompagna nel bosco sulle tracce di piccoli animali o ad ascoltare il battere del picchio sulla dura corteccia di alberi secolari, indicandoci il nome di ogni essenza, dal larice al mugo, dall'abete al faggio, si ferma con noi ad ammirare le albe fredde e luminose che per un istante solo ammantano di un rosa scintillante tutte le vette... appena prima che il sole, sbucando dalla montagna, allaghi di luce tutto ciò che incontra. Ci invita a prestare attenzione al muoversi del sottobosco, al suono dei campanacci delle vacche, che rimanda ad antichi riti propiziatori. Ci prende per mano per aiutarci a capire il lato magico della montagna, il suo valore simbolico. Come quando ci racconta il suo primo incontro, da bambino, con un capriolo:
«Ci guardammo per pochi secondi, che mi parvero minuti. Io e lui. Noi due. Ebbi la straniante sensazione di riconoscermi in quell'animale nonché l'impressione che i suoi occhi grandi e dolci intendessero comunicarmi qualcosa. Poi si mosse lentamente e con quattro ampi balzi scomparve nel bosco. Quando sparì per sempre, pensai che non l'avrei mai più rivisto, e il folto di quella foresta mi parve un mondo oscuro e magico, dove andavano a nascondersi tutti i misteri del mondo. (...) Col passare degli anni ho ripensato spesso a quell'episodio portentoso, e ogni volta mi sono detto che è stato il momento esatto in cui io sono diventato uno scrittore. (p. 39)

Come due novelli Indiana Jones in un'inedita Twilight Zone: Giorgio Maimone e Luca Pollini raccontano l'Italia attraverso i suoi "oggetti smarriti" ("cari estinti", "a fine corsa" o "resuscitati" che siano)

Oggetti smarriti.
Piccolo catalogo delle cose perdute

di Giorgio Maimone e Luca Pollini
Morellini Editore, 2019

pp. 135
€ 14,90 (cartaceo)


Conosciamo tutti il significato dell’espressione “obsolescenza programmata”, anche se tendiamo a circoscriverne il raggio d’azione alla sfera che comprende tecnologia, elettronica e meccanica. Epperò, nel limitare il concetto solo a ciò che coinvolge inventori, ingegneri e scienziati non ci rendiamo conto di fare un torto nientemeno che alla totalità degli oggetti, degli usi e dei costumi esistiti ed esistenti. Perché ogni “cosa”, sia essa materiale o immateriale è – con rare eccezioni – destinata a entrare e poi a uscire dalle abitudini della comunità che l’ha desiderata, ideata, creata e messa in essere: l’evoluzione, l’aggiornamento e il progresso sono, per farla breve, il fiat lux ma anche il memento mori della vita pratica e associata intesa nel suo complesso. Dunque, per citare un soave motivetto di Charles Trenet, que reste-t-il de nos amours quando questi hanno le sembianze di oggetti o consuetudini che a poco a poco scompaiono? È semplice: vivono nel ricordo (auspicabilmente a lungo, se non per sempre), e di tanto in tanto, incredibile ma vero, ritornano. A volte, poi, sono addirittura protagonisti di libri a tema, come quello scritto a quattro mani da Giorgio Maimone e Luca Pollini, appena dato alle stampe da Morellini Editore e dal titolo inequivocabile di Oggetti smarriti. Piccolo catalogo delle cose perdute.

sabato 19 ottobre 2019

Quando i grafici parlano di storia: l'impatto dirompente di un' "Infografica della seconda guerra mondiale"

Infografica della Seconda guerra mondiale
a cura di Jean Lopez, Nicolas Aubin, Vincent Bernard; data design di Nicolas Guillerat

Titolo originale: Infographie de la Seconde guerre mondiale
Traduzione di Giovanni Zucca e Rossella Savio; rilettura specialistica di Angelo Pirocchi

L’ippocampo, 2019
pp. 191
€ 25,00 


Sono sei giorni che mio marito non mi rivolge la parola: sta seduto sul divano e sfoglia compulsivamente Infografica della Seconda guerra mondiale, alternando esclamazioni, trilli di varia intensità e lunghe dissertazioni su Panzer, sottomarini e sul potenziale economico degli Stati Uniti nel 1943. Quanto a me, oltre alle serie preoccupazioni per le sorti del mio matrimonio, dopo aver letto il volume nutro un solo rimpianto: di non avere quest'anno storia in una classe quinta per poter portare il libro in aula. Da insegnante, specie da insegnante in un istituto tecnico, sono rimasta immediatamente affascinata dalle infinite potenzialità di questo volume come strumento didattico. La quantità dei dati presentati, la cura nella citazione delle fonti, l'impostazione grafica accattivante e la complessa stratificazione delle informazioni che si possono ricavare da ogni tavola sono elementi preziosi, che rendono il testo leggibile a diversi gradi d’approfondimento, e utile tanto quanto, se non più di un manuale. Questo del resto era il preciso intento degli autori, che nella Prefazione dichiarano che il loro è "un vero e proprio testo di storia da leggere, ma in un modo nuovo": a partire dai cinquantatré argomenti selezionati, suddivisi in quattro sezioni tematiche (Uomini e risorse; Eserciti e armamenti; Battaglie e campagne; Bilanci e conseguenze), vengono realizzate 357 tra mappe e infografiche che derivano il loro interesse dal fatto di offrire "molteplici livelli di comprensione e analisi". 

#CriticaNera - "Case di vetro" per nascondere i nostri mali


Case di vetro
di Louise Penny
Einaudi, 2019

Traduzione di Letizia Sacchini

pp. 560 
€ 15 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

L’ispettore Armande Gamache è un tipo tranquillo, nonostante per lavoro affronti il male in ogni sua forma. Proprio per questo, per l’esigenza di evadere, il suo rifugio preferito resta Three Pines, un piccolo  villaggo a Sud di Montreal, vicino al confine con il Vermont, tranquillo, isolato, immerso nei boschi. Ed è così che ce lo presenta Louise Penny, dopo averci condotti nell’aula torrida di un tribunale, dove si discute di un misterioso caso.
Lui e Reine-Marie avevano scelto di vivere a Three Pines innanzitutto perché era un bel posto, e anche perché era difficile da scovare. Era un porto sicuro, un cuscinetto di protezione dalle brutture e dalla ferocia a cui Gamache assisteva ogni giorno, quelle del mondo al di là del bosco. (p. 14)
L’uso dell’intreccio, giocato su analessi e prolessi, ci catapulta quindi al di là del bosco già dal primo momento, e rientriamo con il protagonista nell’aula del tribunale, di fronte ad una giovane giudice, Maureen Corriveau, che si trova sul banco dei testimoni proprio il capo della Polizia, ovvero della Sûreté, Armand Gamache. Di cosa è accusato? In realtà di nulla, ma è il testimone chiave di uno strano processo, che ha catapultato Three Pines agli onori della cronaca nell’inverno precedente.

venerdì 18 ottobre 2019

Quando crescere significa smettere di cercare risposte: "La linea madre" di Daniel Saldaña París

La linea madre
di Daniel Saldaña París
Chiarelettere, 2019

Traduzione di Giulia Zavagna

pp. 200
€ 16,60 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Se hai dieci anni e se «Teresa se ne andò un martedì dopo pranzo» in un giorno di fine luglio o inizio agosto del 1994, non ricordi, perché Teresa è tua mamma e improvvisamente lei non c’è più, e rimani solo con un papà burbero e una sorella adolescente che avrebbe dovuto prendersi cura di te ma è invece tutta presa dalle sue amiche e dalla sua musica, se tutto il tuo mondo si ripiega su se stesso, cosa puoi fare? Non ti resta che dedicarti alle tue passioni, la lettura, gli origami, i sogni a occhi aperti, e trovare metodi artigianali per scappare al Rubabambini che, sei certo, verrà a trovarti di notte adesso che lei non c’è. È andata in campeggio, ti dicono, ma quando scopri che invece si è unita alla rivolta zapatista appena scoppiata in Chiapas, decidi di raggiungerla, anche se non sai di preciso quanto lontano è questo Chiapas, tu che consideri Acapulco il luogo più lontano da casa, Colonia Educación a Città del Messico (in macchina ci vogliono, oggi, circa quattordici ore, ndr). Poi passano vent’anni e quando sei un adulto nevrotico che non riesce ad alzarsi dalla parte sinistra del letto che occupi come un parassita tutto il giorno, senti l’urgenza di raccontare quell’estate che ti ha cambiato la vita per sempre, per trovare una risposta o forse, semplicemente, perché una ragione dietro quello che è successo si può ricercare solo nell’essenza stessa della memoria.

#CriticaNera - "Il Manoscritto" di Franck Thilliez: sfida all'intuito del lettore

Il Manoscritto 
di Franck Thilliez
Fazi Editore, 2019

Traduzione di Federica Angelini

pp. 480
€ 18 (cartaceo)
€ 12,90 (ebook)



Un incidente in auto dopo un inseguimento, un ladro che muore e nella sua auto un corpo mutilato. L’uomo è solo un ladro? Perché gli indizi lo collegano a una villa sul mare e alla scomparsa, anni prima, di una giovane donna? L’inizio di questo thriller è sorprendente e lascia già senza fiato. Ma per gli amanti del genere potrebbe essere identico a tanti altri, se non fosse che qui parliamo di un giallo nel giallo, che a sua volta racconta un giallo. 
Franck Thilliez, da molti riconosciuto come un maestro del noir francese, ci regala un gioco di doppi e di tracce (molti disseminate dentro il testo), di memoria e di amnesie, di rebus e incognite, fino alla sorpresa finale, che lascerà il lettore in sospeso, costringendo quasi alla rilettura; la sua protagonista, Léane Morgan, madre di Sarah e scrittrice di gialli, sembra quasi il suo alter ego, così come lo è di Caleb Traskman. 
«Prima, solo una parola: xifoforo». Inizia così il libro di mio padre Caleb Traskman. Ho scovato il manoscritto in uno scatolone in fondo alla sua soffitta, dove aveva la fastidiosa tendenza ad accumulare di tutto. (p. 9)

giovedì 17 ottobre 2019

"Il treno dei bambini": sui binari della miseria del nostro Dopoguerra. Destinazione: il riscatto.

Il treno dei bambini
di Viola Ardone
Einaudi, 2019

pp. 240
€ 17,50 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

Ci sono pagine di storia del nostro Paese che vengono ricordate improvvisamente grazie alla potenza della narrazione. Ne Il treno dei bambini Viola Ardone ci porta nel 1946, quando il suo piccolo protagonista di sette anni viene mandato dalla madre al Nord, per partecipare al progetto di solidarietà organizzato dal Partito Comunista per strappare i bimbi alla povertà delle loro case, almeno per un po'. Amerigo Speranza, infatti, non ha che sua madre, a Napoli, e la speranza che porta nel cognome: porta scarpe bucate e la sua unica ricchezza è una scatola in cui tiene oggetti residuali che oggi butteremmo via senza neanche un rammarico, ma che per lui sono un tesoro. Anche comprare una pizza o una focaccia è difficile, per mamma Antonietta: ecco perché Amerigo se la cava come può, vendendo pezze al mercato o cercando lavoretti per portare qualche soldo a casa. Quindi il piccolo non si sottrae al viaggio, sebbene un po' impaurito e soprattutto imbottito di pregiudizi sul Nord e sui comunisti mangia-bambini. La realtà che si trova davanti, dopo il lungo viaggio, è ben diversa: la sua madre affidataria, Derna, è una donna sola, sindacalista, che non pensava di occuparsi di un bambino, ma che presto si affezionerà ad Amerigo.

Personaggi in cerca di casa: "Le mezze verità" di Elizabeth Jane Howard

Le mezze verità
di Elizabeth Jane Howard
Fazi Editore, 2019

Traduzione di Emanuela Francescon

pp. 330
€ 18,50 (cartaceo)
€ 12,99 (ebook)


Alice, figlia bruttina e trattata alla stregua di una serva, sta per convolare a tristi e mediocre nozze sotto lo sguardo compiaciuto del padre, il colonnello Browne-Lacey. Lei sta solo cercando di iniziare una nuova vita lontano da lì.
May, terza moglie del Colonello, guarda con apprensione l'enorme e gelido maniero dove vivono e pensa che non sia necessario tutto quello spazio per solo loro due.
Oliver, figlio di May, non ha intenzione di mettere a frutto né la sua laurea né la sua viva intelligenza, finalizzato com'è allo sposare una donna ricca che lo possa mantenere.
Elizabeth, sua sorella, che si ritiene sciocca e di poco valore, si sposta a Londra e, dal semplice lavoro come cuoca nelle case, incappa in un grande e avversato amore.
Elizabeth Jane Howard in questo romanzo Le mezze verità pubblicato per la prima volta nel 1969, con il garbo e l'acuta osservazione della psicologia umana che le è propria mette su carta una storia che risulta essere una delle commedie di costume più cupe che si possano immaginare.

mercoledì 16 ottobre 2019

Diciotto interviste, un carrarmato e un serbatoio: un libro di Serena Marchi racconta la politica italiana attraverso le lenti rosa del "pink tank"

Pink Tank.
Donne al potere. Potere alle donne

di Serena Marchi
Fandango Libri, 2019

pp. 208
€ 16,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Recita un vecchio adagio: “donne e motori, gioie e dolori”. Ebbene: smascherando il doppiofondo maschilista nascosto in un proverbio che in fin dei conti equipara individui di sesso femminile a veicoli a ruote da pilotare, si potrebbe aggiungere che i patimenti non sono minori quando le figlie di Eva pretendono di occupare i sedili di guida alla pari dei discendenti di Adamo. Apriti cielo, apriti terra e apriti mare: fine di ogni edenico idillio, hic incipit vita politica. O perlomeno, così stanno le cose in Italia da molti (troppi) anni a oggi. Se ne chiacchiera più meno oziosamente da tempo, ma, dati e statistiche alla mano, se ne è oggettivamente convinta Serena Marchi, giornalista e scrittrice che per parlare di un argomento ad alta percentuale di scontro frontale ha messo al centro del suo ultimo libro un’idea interlocutoria plurale, tanto semplice quanto esplicita: intervistare diciotto esponenti delle pubbliche istituzioni nostrane per farsi raccontare dalla loro viva voce lo stato di salute della rappresentanza “rosa” nei luoghi in cui si decidono le sorti del Paese. Il risultato – per l’appunto e come da titolo del volume, appena pubblicato da Fandango – è un Pink Tank: un “carro armato” da condurre in quella che a tutti gli effetti ha ancora l’aspetto di una guerra per l’esistenza, ma anche un “contenitore” di risposte in prima persona e di ancor più utili domande.

"Il castello di Ipanema": il ritorno (con autogol) di Martha Batalha

Il castello di Ipanema
di Martha Batalha
Feltrinelli, 2019

Traduzione di Roberto Francavilla

pp. 272
€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


A tre anni dalla pubblicazione dal suo primo libro, la storia dolce e amara di Euridíce Gusmão, Martha Batalha torna in Italia con Il castello di Ipanema, pubblicato da Feltrinelli. Anche questo secondo romanzo è ambientato nella zona di Rio de Janeiro, ma agli inizi del Novecento: quella che sarebbe diventata la spiaggia più famosa del Brasile, la paradisiaca Ipanema, è ancora una distesa di sabbia sconosciuta e disabitata. Ed è il luogo perfetto per la nuova casa di Johan Jansson, console svedese, e sua moglie Brigitta. La coppia non è delle più usuali, e non solo per i capelli biondi o l'esagerata altezza di Johan: Brigitta convive dalla nascita con delle voci che le dicono cosa fare. Il loro nido d'amore, con «facciata in stile moresco» e «retro gotico», una torre di quattro piani e un'ala Tudor, li rispecchia pienamente.
Attorno a questo primo, fiabesco insediamento sorgerà un quartiere popoloso, destinato a sopravvivere alla misteriosa fine dei due coniugi svedesi e alla diaspora dei loro figli.

martedì 15 ottobre 2019

Il sole in testa, il buio nel cuore: viaggio nella favela più grande del mondo con Geovani Martins

Il sole in testa
di Geovani Martins
Mondadori, ottobre 2019

pp. 132
€ 16 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)



La storia di Geovani Martins è un po' una fiaba, ma del mondo editoriale.
Inizia più o meno così: "C'era una volta un giovane nato a Rio de Janeiro e cresciuto con la madre a Vidigal, un quartiere molto povero nella zona sud della città..."
Se nasci e cresci nelle favelas c'è qualcosa che in ogni modo cercherà di instradare il tuo destino: il ragazzo smette presto di studiare e inizia a guadagnarsi da vivere come può.
Uomo-sandwich, venditore di bibite, lavora in strada e vive la strada per quello che è a Rio: un campo di battaglia. È proprio questa realtà a generare in lui una naturale curiosità, una propensione alla visione e all'ascolto attento di ciò che lo circonda.
Impara a leggere grazie alla nonna, ma impara a raccontare grazie alle favelas, al contatto il loro scenario umano complesso e cangiante, con il dolore, la corruzione, la povertà e la morte.
Inizia quindi a scriverlo questo mondo e un giorno il suo talento viene scoperto per caso al Flup, il Festival letterario delle favelas di Rio.

#ScrittoriInAscolto - Un piccolo falò nella caverna, la Lectio Magistralis di Murakami


Venerdì pomeriggio, mentre correvo per le vie di Alba, come una novella Alice in lotta con il tempo, avevo solo due cose in mente, speravo di non far scoccare le 17, ora dell'ultimo ingresso a teatro, e pensavo che da lì a poco avrei sentito Murakami dal vivo.
La letteratura ci insegna tante cose; alcune sono legate alle storie che incontriamo, altre sono legate alle persone che le creano, e che ci fanno sentire parte di un mondo in cui noi siamo i destinatari e anche il messaggio. Nella serata di premiazione del premio Lattes Grinzane, dedicata alla sezione "La Quercia", ovvero quello alla carriera, una platea impaziente e composta aspettava al Teatro Sociale di Alba, dopo aver atteso per mesi la tanto agognata conferma alla prenotazione. 
Finalmente, alle 18, saliva sul palco un emozionato e inedito Marcello Fois, che presentava la giuria, salutava il pubblico, per l’occasione in entrambi i lati del proscenio, con le due anime del Sociale aperte, e ci regalava le meravigliose parole dei due traduttori dello scrittore. 
Avevo preso al volo il foglio su cui si leggeva la traduzione della Lectio, ma non ho voluto sbirciare, per non togliermi il piacere dell’ascolto. E posso dire di aver imparato anche oggi dalla letteratura. Ed è con voi che voglio condividere cosa ho imparato. 

lunedì 14 ottobre 2019

#ScrittoriInAscolto - Una serata anni '80 con Paolo Di Paolo e Chiara Gamberale

«Sulla copertina di questo libro dovrebbe essere scritto fragile, come sui pacchi che venivano consegnati una volta, prima dell'avvento di Amazon». Chiara Gamberale.

Come dare torto all’autrice de L'isola dell'abbandono che ha avuto il ruolo di presentatrice alla prima romana del nuovo libro di Paolo Di Paolo, Lontano dagli occhi? E se il filo che lega i personaggi dell’ultimo romanzo del finalista al Premio Strega 2013 con Mandami tanda vita ha, sì, la consistenza di un gioiello prezioso che si maneggia con cura, il mood che si è respirato durante il book party organizzato alla Feltrinelli RED di Via Tomacelli a Roma il 10 ottobre non ha niente a che vedere con la fragilità e ha avuto più il sapore di quelle pubblicità vintage che spesso si vedono in televisione: eravamo immersi, letteralmente, negli anni Ottanta. La Gamberale avverte subito, però, che questa storia che racconta della delicatezza di venire al mondo e di cosa significhi essere figli, prima, e figli-genitori, poi, è in realtà un’avventura sul senso della vocazione alla scrittura: sarà Lontano dagli occhi, infatti, romanzo che chiude tutti gli altri romanzi del «mio amico Paolo», a farci capire perché tra le mille altre cose che l’autore romano poteva fare, ha scelto proprio la letteratura.

La bestia dentro: il romanzo feroce di Andrea Donaera

Io sono la bestia
di Andrea Donaera
NN Editore, 2019

pp. 226
€ 16,00  (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


Io sono la bestia si apre all'insegna di una focalizzazione interna dura, implacabile; l'artificio della regressione verista prestato alla contemporaneità. La terra, aspra, violenta, il determinismo spietato del resto sono gli stessi. Mimì cammina nervosamente intorno alla bara, in una stanza dall'umidità soffocante, straripante di gente, e pensa che vorrebbe ucciderli tutti:
La vita, Mimì, gli sembra che gliela stanno stuprando: la vita, la vita sua, i figli suoi. Tutti che entrano, nella vita sua, fanno quello che vogliono. E li ammazzerebbe tutti, tutti. (p. 20)
Non è il dolore che lo domina, ma una rabbia sorda e cieca, una lacerante sete di vendetta. Michele, suo figlio, è il corpo dentro la bara. Si è lanciato dal balcone, lasciando una lettera che non è una lettera, e che il padre non può capire. Una poesia, in cui ciò che è stato cancellato è più importante di ciò che resta: 
Mi fa male tutto. La bestia mi ha reso bestia. Anche io sono bestia, ora. [...]
Mi fa male un padre in tutto il mio corpo. [...]
Bella N., ho odiato tutti tranne te. (p. 23)

domenica 13 ottobre 2019

#ScrittoriInAscolto - Roberto Saviano presenta Munizioni, la nuova collana da lui diretta per Bompiani



Un'occasione unica: incontrare Roberto Saviano.
Roberto Saviano e Antonio Franchini
Grazie a Bompiani ho potuto partecipare all’incontro di presentazione della collana Munizioni, un progetto voluto proprio da Roberto Saviano. Le Munizioni saranno testimonianze vive e tangibili della presenza delle parole, non solo libri, ma post, reportage, podcast e immagini. Accanto ai titoli presentati e delle idee portanti della collana, nell’incontro si è parlato anche della vita di Pasolini, di Falcone e di molti temi legati alla mafia, al riciclaggio, alle coperture e alle ingiustizie legate ai giochi di potere: una serata densa di emozioni e di stimoli culturali.

L’incontro ha preso avvio con l'introduzione di Antonio Franchini, che ha spiegato come il titolo Munizioni sia stato scelto in quanto tale parola «nonostante di primo acchito suoni come aggressiva, in realtà da certi punti di vista, può essere l’esatto contrario. Le parole sono come una munizione, e ritornare alla parola è la cosa più importante in un momento come questo, in cui le parole sono buttate lì o non ascoltate. C’è un particolare bisogno di ritornare allo scambio, alla parola, al ragionamento attraverso la parola».

#CritiCOMICS - Sissi: imperatrice, ribelle, donna di Giorgia Marras

Sissi. Imperatrice, ribelle, donna
di Giorgia Marras
Diabolo, 25 settembre 2019

pp. 241
€ 24 (cartaceo)



Costruzione del personaggio attraverso i dati storici, biografici e sociali, aggiungendovi un tocco di poeticità che non guasta. Grosso modo è questa la "ricetta" che Giorgia Marras ha seguito per realizzare lo splendido Sissi. Imperatrice, ribelle, donna edito da Diabolo. L'albo, che si presenta veramente molto bello anche dal punto di vista fisico e tattile, racconta, grosso modo, gli anni da imperatrice di Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, passato alla storia come Sissi, consorte dell'Imperatore Asburgico Francesco Giuseppe. La sua vita, che oggi vediamo "immortalata" nello splendore della dimora del Palazzo di Schönbrunn poco fuori Vienna, non è stata affatto una vita dorata e senza preoccupazioni, una vita da regina, anzi da imperatrice ma un lungo e tortuoso, spesso anche molto doloroso, percorso di auto-affermazione personale, scardinamento dei giudizi precostituiti e lotta per la propria libertà. 

"C'è una vergine all'inizio, c'è la Vergine alla fine. Nel male e nel bene": la Napoli di Francesco Palmieri

L’incantevole sirena.
Napoli misteriosa, magica, feroce
di Francesco Palmieri
Giunti Editore, 2019 

pp. 366
€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Napoli: pizza, spaghetti e frittura. Napoli: babà, sfogliatelle e caffè. Napoli: mandolino, melodia e posteggia. Napoli: Pulcinella, Scarpetta, Eduardo. Napoli: sole, mare, vulcano. Ci sono molti modi per parlare del capoluogo della regione Campania, luogo soggetto più di altri all’invadenza di stereotipi tenaci, ostinati, duri a morire (anche quando questi corrispondono a delizie gastronomiche, eccellenze culturali, meraviglie paesaggistiche). E sono discorsi, quelli riguardanti la città, non di rado animati dal sottinteso della dichiarazione d’amore, meglio ancora quando riescono a omaggiare con un sentimento parimenti intenso gli aspetti più pregiati e quelli più difettosi. Certo, molto dipende da chi certi discorsi li fa, vale a dire dal punto di vista adottato e dalla sua maggiore o minore familiarità con l’ambiente. Quello del napoletano Francesco Palmieri, per esempio, non ha nulla né della partigianeria aprioristica né della critica accorata che spesso caratterizzano le disquisizioni in punta di appartenenza tipiche dei nativi. Nel suo L’incantevole sirena, appena pubblicato da Giunti, il giornalista – che è anche maestro di Kung Fu e mandolinista – compie un’osservazione che è tutta un’alternanza di alto e basso, di plongée e contre-plongée: affievolendo le luci della più tipica cartolina partenopea, l’autore racconta un mondo che ha la sua natura originaria sott’acqua e sotto terra, in cui convivono aldiquà e aldilà, beatitudine e jettatura, segreti e misteri. Un luogo in cui, come si legge sul retro di copertina, si alternano «l’orrore e la bellezza, santità e sangue, incenso e polvere da sparo. Fra lo sputo e un bacio».

sabato 12 ottobre 2019

"Niente ci accomuna come l’essere figli": il nuovo romanzo di Paolo Di Paolo

Lontano dagli occhi
di Paolo di Paolo
Feltrinelli, ottobre 2019

pp. 192
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Una stanza di ospedale, e un evento che è accaduto – sì, è indubbio, è accaduto: il risultato è segnato sul registro dei nuovi nati, è un corpo umano lungo cinquanta centimetri, il bambino che dorme con le braccia incrociate, le mani sul viso, come per proteggersi. Si sveglia, si agita, piange, col pianto sveglia i coetanei nelle culle accanto. Gli organi vitali sono come stipati in una scatolina – un respiro più forte o un’apnea hanno, in piccolo, la potenza di un movimento cosmico.

Lontano dagli occhi, il nuovo libro di Paolo di Paolo, è un romanzo sulla coscienza della trasformazione.
Anzi, delle trasformazioni (necessariamente plurali e le più diverse) che avvengono nelle nostre vite. Da quelle più consapevoli e cercate, a quelle casuali benché - per forza di cose - intimamente causali.
Come diventare genitori, un giorno preciso a un'ora precisa e da lì esserlo per sempre, dopo anni passati a chiamarci solo "figli"; essere compagni e riequilibrare le nostre solitudini e singolarità per affiancarci all'altro; cambiare mentre cambia nostra madre, maturare mentre si ammorbidisce nostro padre; nascere, trasformandoci da qualcosa in potenza in qualcuno che c'è, che ha un nome reale, mentre nuove porzioni di mondo vengono alla luce.

È di tutta questa materia magmatica che scrive Paolo Di Paolo raccontando la storia di tre coppie che coppie realmente non sono, future madri e futuri padri, tutti giovani nella Roma degli anni '80. Come nelle grandi storie, anche questa comincia da una domanda: cosa succede quando stai per diventare genitore? Cosa muta nella tua anima e nel tuo corpo? Sembra solo un cambio di rotta, ma è un movimento cosmico. Una vita che comincia, come una che finisce, genera cerchi concentrici di trasformazioni che non puoi mai dire quanto saranno grandi.

venerdì 11 ottobre 2019

#CriticARTe - Una mappa per orientarsi tra le grandi mostre del passato


Una panchina a Manhattan 
di Anna Ottani Cavina 
Adelphi, Collana Imago, 2019 

pp. 395
145 illustrazioni a colori 
€ 48 (cartaceo)



Nella critica letteraria la geografia va oggi più di moda della storia, si sa. Il dove è un aspetto sempre più preponderante nell’analisi di ogni produzione letteraria, passata e presente. La questione non è certo nuova: è del 1967, ad esempio, la celebre Geografia e storia della letteratura italiana di Carlo Dionisotti edita da Einaudi, stessa casa editrice che dal 2010 al 2012 ha pubblicato l’imponente Atlante della letteratura italiana in tre volumi, a cura di Sergio Luzzatto e Gabriele Pedullà, solo per nominare due tra i titoli più influenti. La parola chiave per fare critica letteraria è mappa, strumento fondamentale per decodificare la produzione culturale del mondo glocal. Si mappa di tutto: gli spazi degli scrittori e delle scrittrici, dei loro personaggi, della lingua che usano, delle riviste e così via.

«Non era così che avevo immaginato questa parte della vita»: un padre, attraverso gli occhi di sua figlia, nel nuovo romanzo di Fabio Geda

Una domenica
di Fabio Geda
Einaudi, settembre 2019

pp. 188
€ 16 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


"La vita, in passato, lo aveva portato a frequentare persone interessanti con cui aveva intessuto relazioni piacevoli ma superficiali, amicizie a termine, che il tempo aveva spazzato via con rigore stagionale. Aveva una voglia dolorosa di specchiarsi in un'anima affine, qualcuno con cui sentirsi a proprio agio anche in silenzio, ma non c'era nessuno, e nonostante tutto quel cibo cucinato non aveva fame. Si sentiva prosciugato". (p. 44)
È una domenica come tante altre, quella in cui si apre il nuovo romanzo di Fabio Geda: un padre ultrasettantenne decide di preparare il pranzo attingendo dal ricettario di sua moglie. In quelle pagine vergate con attenzione e amore c'è ben più di una serie di manicaretti: torna il suo desiderio di accudire la famiglia, cosa che in passato, invece, non ha mai provato. Certo, lui ha sempre mantenuto la moglie e i figli, ma nella sua giovinezza ha soprattutto viaggiato: quante volte non c'è stato per loro, perché era dall'altra parte del mondo a costruire ponti? Tante, troppe. E questa domenica, quando la tavola è ormai imbandita e i piatti pronti, l'uomo scopre che la figlia, il genero e i nipotini non lo raggiungeranno.
Si prospetta una domenica di solitudine, ben diversa da quella immaginata; e invece, proprio dietro l'angolo del suo quartiere torinese, un colpo di scena: una madre assiste alle acrobazie sullo skateboard del figlio adolescente e una caduta del ragazzo è l'occasione perché lei e il protagonista si rivolgano la parola. Poche battute e poi, un po' sconsideratamente, l'uomo invita i due a casa propria: visto che il pranzo è pronto, non resta che condividere le portate e qualche ora di chiacchiere.

giovedì 10 ottobre 2019

Quella kantiana pace perpetua che non passa attraverso la religione: il saggio di Paolo Naso


“Le religioni sono vie di pace”. Falso
di Paolo Naso
Laterza, 2019

pp. 132 (cartaceo)
€ 12,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Forse dovremmo semplicemente abituarci a un’interpretazione più storicizzata e materializzata delle religioni che, pur nello sforzo di non farsi trascinare nelle logiche del mondo, per essere significative e presente devono operare nel mondo, e finiscono così per assumere – talora, e solo talora, contro la propria intenzione – le logiche e i meccanismi della politica. (p. 23)
Dopo essere stato un istituto fondamentale per tutto il medioevo e nell’epoca moderna, soprattutto in Europa, fra l’Otto e il Novecento la religione sembra destinata a un «inesorabile declino direttamente proporzionale alla crescita economica e allo sviluppo del sistema globale» (p. 12). Tuttavia negli ultimi anni assistiamo a un’inversione di tendenza che ha posto nuovamente in mano alla religione lo scettro del potere. Paolo Naso, docente di Scienza politica alla Sapienza di Roma, attribuisce questo fenomeno all’esplosione di tecnologie e alla nascita di società multinazionali che in qualche modo sfuggono al controllo dei singoli Stati – vettori, negli ultimi due secoli, di una qualche stabilità non solo politica ma anche morale ed economica – nonché a un’incertezza generalizzata riguardo il futuro.

Nel Paradiso e nell'Inferno del Governo dei Nove nella Siena di Ambrogio Lorenzetti: un viaggio tra arte e storia con Chiara Frugoni

Paradiso vista Inferno. Buon governo e tirannide nel Medioevo di Ambrogio Lorenzetti
di Chiara Frugoni
il Mulino, 26 settembre 2019

pp. 337
€ 38 (copertina rigida, carta patinata)


Avete mai avuto il piacere di sfogliare i libri di Chiara Frugoni dedicati alla storia guardata attraverso l'arte? Lo scorso anno ci eravamo occupati del bellissimo Uomini e animali nel Medioevo e ora è la volta di Paradiso vista inferno. Anche in questo caso, la nota storica ci consegna un lavoro accurato e piacevolissimo, reso ancor più d'impatto per via delle immagini in alta qualità, con zoom su dettagli, che ci permettono di ammirare da vicino gli affreschi di Ambrogio Lorenzetti nella Sala dei Nove del Palazzo pubblico di Siena.

Il famoso ciclo di Lorenzetti è particolarmente innovativo, perché rappresenta anche persone comuni, anonime, per mettere in scena una portentosa raffigurazione del Buon Governo (sulla parete nord), con i suoi effetti positivi su campagna e città (sulla parete est). Questi si contrappongono ai terribili effetti della Tirannide, che invece occupano con tutto il loro orrore la parete ovest. 
Contando sulla permanenza delle immagini, Lorenzetti sfrutta la sua pittura per suscitare il consenso al governo dei Nove, in cui esponenti del ceto medio-alto si alternavano al potere, restando in carica solo due mesi. Questa turnazione, che funzionava già dal 1287, doveva promettere un diffuso benessere, ma - come analizza l'autrice - gli alti e bassi ci sono sempre stati, con momenti di crisi anche profonde, carestie e pratiche di usura, a cui si accompagnavano lotte interne ai casati e inutili paci. 

mercoledì 9 ottobre 2019

Il rumore di fondo di una dittatura: "Respirazione artificiale" di Ricardo Piglia

Respirazione artificiale (Respiración artifical)
di Ricardo Piglia
Edizioni Sur, 2012 (prima edizione argentina 1980)

Traduzione di Gianni Guadalupi

pp. 277
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Se avete la passione per il labirinto, questo libro fa al caso vostro. Ma se ritenete che il romanzo debba essere più esplicito, alleggerito da incursioni saggistiche, lasciate perdere. Messa così, rischio di dare un colpo di accetta. O di qua o di là. Personalmente sto dalla parte dei buoni, ovvero di chi ha apprezzato, ma bisogna fare più chiarezza. Intanto, ci sono un sacco di rimandi a una serie di politici e letterati argentini che occorrerebbe essere specialisti della storia albiceleste. Una scocciatura non da poco, perché dispiace scoprirsi impreparati. Tuttavia, è anche vero che l’edizione è accompagnata da un’appendice di note che tornano utili e chiariscono il ruolo di tutti i personaggi citati, da Juan Domingo Perón agli esimi sconosciuti. S’interrompe un attimo la lettura del testo, si va in fondo al libro, si scaccia l’ignoranza e si riparte.

«Dopo essermi persa, stavo cercando di ridefinire me stessa. Il mio lutto ero io»: "Svegliami a mezzanotte" di Fuani Marino

Svegliami a mezzanotte
di Fuani Marino
Einaudi, 1 ottobre 2019

pp. 168
€ 17 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

Credere che questo libro migliorerà le cose significherebbe raccontarsi delle favole. Avrei potuto fare a meno di scriverlo, semplificandomi la vita, eppure provo un piacere perverso nel chiamare le cose con il proprio nome. (p. 110)
Cosa può portare una madre trentenne, a pochi mesi dal parto, a buttarsi dal balcone di un quarto piano? Sono tante le cause di quel 26 luglio 2012, eppure per Fuani Marino è difficile riassumerle, se non impossibile. Un impulso, un desiderio di morte ha avuto la meglio su tutto il resto, dopo che più volte la donna aveva chiesto di essere ricoverata, e più volte le era stata negata l'ospedalizzazione per restare vicino a sua figlia, così come le erano stati tolti i farmaci che avrebbero compromesso l'allattamento. 
Il gesto, poi, ha lasciato tutti senza parole e ha marcato una linea di netta demarcazione tra il prima e il dopo. Bloccata per mesi in un letto di ospedale, la donna è prima rimasta in bilico tra la vita e la morte e poi ha dovuto permettere al suo corpo distrutto di ricostruirsi, laddove possibile. Il braccio sinistro offeso, invece, le sarebbe rimasto come un memento, come un monito, per ciò che era stato e ciò che non sarebbe invece più stato uguale. 

martedì 8 ottobre 2019

La disuguaglianza come chiave per comprendere il mondo

Breve storia della disuguaglianza
di M. Alacevich e A. Soci
Laterza, 2019

pp. 224
€ 18 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


Una storia della disuguaglianza è un progetto gigantesco: anche gli autori ne sono consapevoli, ma il fatto di rendere “essenziale” questo percorso e inserirlo all’interno di un saggio, e soprattutto di concepirlo come accessibile a tutti, è un valore aggiunto di questo volumetto ben strutturato. Il dibattito sulla disuguaglianza è un tema centrale della politica dei nostri tempi, eppure non è stato sempre così. Al di là della politica, inoltre, non possiamo parlare di disuguaglianza senza pensare al pensiero filosofico, che su questo fondamentale argomento dibatte da sempre, sebbene con posizioni contrapposte e spesso associandolo alla povertà. 

La disuguaglianza è tra le principali questioni politiche del nostro tempo e parte integrante delle nostre vite. A seconda di come la definiamo, può dirci molto sul modo in cui concepiamo i valori fondamentali delle nostre società: sia la nozione di disuguaglianza sia l’esperienza quotidiana che ne facciamo ci costringono a valutare ciò che consideriamo giusto o ingiusto, e a connettere continuamente -anche se in maniera inconscia - il politico e l’etico. 

Una bilancia in disequilibrio: "Libra" di Don DeLillo

Libra
di Don DeLillo
Einaudi, 2000 (prima edizione americana 1988)

Traduzione di Massimo Bocchiola

pp. 423
€ 14 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook) 


Da dove cominciare a leggere Don DeLillo? Dal grezzo “Americana” o dal tre stelle Michelin “Underworld”? In medio stat virtus, dicevano i saggi, quindi perché non dalla vicenda Kennedy rimescolata in maniera distonica? In effetti, siamo tra la testa e la coda dell’evoluzione di questo figlio d’immigrati molisani. Il Kennedy in questione invece è John Fitzgerald e non Robert, dunque: Dallas, 22 novembre 1963. Ma questa è la fine.

lunedì 7 ottobre 2019

Quarant'anni di convivenza con il tenente Ellen Ripley e uno xenomorfo: Boris Battaglia racconta "Alien" di Ridley Scott e i suoi effetti sul nostro sguardo sulla realtà

Alien.
Nascita di un nuovo immaginario

di Boris Battaglia
Armillaria, 2019

pp. 140
€ 12,00 (cartaceo)



Impauriti, barricati, solitari: è così che ci vuole una delle descrizioni meno ottimistiche del nostro tempo. Minacciati dall’altro e dal diverso, abili costruttori di muri e recinzioni, paghi della nostra compagnia o di quella che più ci somiglia, sconteremmo (con gli interessi) la pena di un narcisismo malinteso, di un ripiegamento su noi stessi che muove da un terrore profondo per ciò che non conosciamo e non controlliamo (fuori come dentro di noi). Un orizzonte evidentemente scoraggiante, di sospetto e chiusura, e che può essere osservato da molteplici punti di vista per comprenderne origini, ragioni, torti e contraddizioni. Tra le chiavi di lettura privilegiate, come spesso accade quando si ha a che fare con le questioni legate allo sguardo sulla realtà, c’è il cinema, che a partire dalla sua fondazione ha sempre movimentato lo spirito dei tempi in modo centrifugo e centripeto, risucchiando umori sociali e culturali e riproponendoli sottospecie di sogni come anche di incubi. Al punto che ci sono stati film capaci di segnare le epoche, creando soglie critiche per comprendere il passato, analizzare il presente, profetizzare il futuro. Tra questi, secondo Boris Battaglia, un posto d’onore spetta ad Alien, lungometraggio di Ridley Scott uscito nelle sale nel 1979 e ancora oggi in grado di dare conto di ciò che siamo diventati (o forse di ciò che siamo sempre stati e abbiamo solo confermato di essere).

Dopo oltre duemila anni un omaggio (?) alle Eroidi ovidiane

Le nuove Eroidi
di Ilaria Bernardini, Caterina Bonvicini, Teresa Ciabatti, Antonella Lattanzi, Michela Murgia, Valeria Parrella, Veronica Raimo, Chiara Valerio
HarperCollins, 2019

pp. 202
€ 17,50 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Avete presente quanto poco basti ruotare un magnete perché, anziché attrarre, respinga? Ecco, con Le nuove Eroidi mi è successo qualcosa di simile: il "magnete" del mio senso critico si è spesso allertato e altrove addolcito, a seconda dei racconti. Ogni volta che sento parlare di omaggi al passato, di riscritture, di ispirazioni tratte dai classici provo al tempo stesso molta curiosità e il timore che le aspettative restino deluse. Perché è chiaro, quando si mette sul piatto un'opera celeberrima come quella di Ovidio, non si può sbagliare. Basta un minimo scricchiolio perché da "omaggio" si passi a "operazione" editoriale. Alla fine della lettura di alcuni racconti, il dubbio è rimasto. Ed è un peccato, perché in copertina risplendono i nomi di otto scrittrici italiane affermate, che ho anche apprezzato in altra sede. 

Partiamo da Ovidio: nelle sue Eroidi (la cui data di composizione è tuttora oggetto di discussione) lo scrittore latino dà la parola a eroine che sono state abbandonate o tradite da amanti ingrati (nella prima parte) o che sono state separate da loro per via della sorte (nella seconda parte). Quasi tutte attinte dalla mitologia (tranne Saffo), le sue protagoniste prendono voce in lettere struggenti, in cui i sentimenti si assiepano senza sosta, lasciando spesso il lettore senza fiato. Certo, secondo alcuni critici le lettere riproducono uno schema piuttosto ripetitivo, ma è la forza emotiva ad avere la meglio, nonché l'originale adozione del punto di vista femminile. Troviamo nella seconda parte dell'opera alcuni scambi epistolari in cui anche gli amanti hanno parola, ma questa variante non cambia la straordinaria novità di dare voce al dolore delle donne, in prima persona. 

domenica 6 ottobre 2019

#CritiCOMICS - Il campeggio come metafora della vita

Sempre pronti
di Vera Brosgol
BAO Publishing, 2019

pp. 256
€ 19,00 (cartaceo)
€ 7,27 (ebook)


Nasce da un'esperienza autobiografica, documentata attraverso foto e lettere reali, il più recente graphic novel di Vera Brosgol, autrice di origini russe naturalizzata americana. 
Quello che potrebbe sembrare un semplice racconto di vita vissuta, si rivela però una riflessione profonda che vuole porre l’attenzione su tematiche fondamentali, come lo spaesamento sociale e culturale dei figli di immigrati, la difficoltà a trovare una propria identità e un proprio posto nel mondo, l’emarginazione, così come l’importanza dell’amicizia e del coraggio nel mettersi in gioco per completare il processo di integrazione.
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Per trattare questi argomenti in modo opportuno, la fumettista non si limita quindi a una trasposizione lineare della propria esperienza, ma la rielabora a creare un romanzo a tesi. E al tempo stesso riesce a tracciare un apologo avvincente sulle difficoltà dell’infanzia, creando un’opera leggibile su più livelli e che piacerà a lettori appartenenti a diverse fasce d’età:
Anche se alcuni dettagli sono cambiati per esigenze drammatiche, i sentimenti sono reali al cento per cento. Mi ero ripromessa di raccontare una difficile estate solitaria che ho vissuto da bambina.
Protagonista è la piccola Vera, con i suoi grandi occhiali rotondi, che desidera soltanto essere accettata, non sentirsi costantemente inadeguata. Non potendo contare su una casa elegante come quella delle sue compagne, sulle bambole costose, sulle feste di compleanno più alla moda, decide di puntare tutto sul campeggio, senza però studiarne bene le condizioni: quello a cui la madre iscrive lei e il fratellino è infatti un camp della chiesa russa ortodossa, in cui la bambina si sente completamente fuori luogo.

sabato 5 ottobre 2019

L'Europa sull'orlo della bomba atomica. Nuova spy story per il professor Wilde

Nucleus
di Rory Clements
La Corte Editore, 2019


Traduzione di Marzia Vradini Scusa



pp. 402

€ 18,90 (cartaceo)
€ 8,99 (e-book)


Tom Wilde, il protagonista degli spy thriller di Rory Clements (avevamo già recensito a questo link, il libro precedente, Corpus) è un professore di storia inglese all'Università di Cambridge. Non soltanto, però. Wilde, mezzo americano e mezzo irlandese, ha un vero talento per le indagini, entrature particolari nei servizi segreti e un discreto fisico che tiene in allenamento con incontri di pugilato. Osservando la fotografia dell'autore, alla terza di copertina, ecco io Tom Wilde me lo raffiguro un po' così... con la stessa aria tra lo svagato e il fascinoso. Chissà se lo scrittore ha inteso deliberatamente mettere un po' di sé nel suo personaggio o lo abbia fatto inconsapevolmente. O chissà invece se è solo una mia fantasia... Al di là di questa piccola digressione fisiognomica, partirò col dire che Nucleus è un romanzo costruito per non deludere le aspettative degli amanti del genere giallo-spionaggio-storico. Ben costruito, direi. Gli elementi che appartengono al genere ci sono tutti: suspence, intrigo, personaggi dal doppio o triplo volto, complicazioni, omicidi, indizi, chiavi di volta e soluzione finale.