martedì 3 dicembre 2019

#CritiCOMICS - «Sapevo che nel mio primo libro da autore completo avrei raccontato di un viaggio»: Giopota a Lucca Comics ci racconta "Inni alle stelle"

Sognante come non mai, Giopota è tornato con "Inni alle stelle", un'avventura magica e piena di colpi di scena edita da Bao. Noi l'abbiamo raggiunto a Lucca Comics and Games e ci siamo fatti dire "com'è nato questo viaggio in mezzo alle stelle".


Partiamo subito con una domanda da “far tremare le vene ai polsi”: come ti sei sentito quando hai deciso di iniziare a lavorare, per la prima volta, su un romanzo grafico da autore “completo”?
In realtà mi sono sempre sentito pronto a realizzare un fumetto solo mio. Avrei voluto farlo già un paio di anni fa, anche se a posteriori posso dire di aver fatto bene ad aspettare. Nel frattempo, ho accumulato la giusta esperienza per poter affrontare questo viaggio da solo. Ho provato a non pensare troppo a come mi sentissi. Sono partito focalizzandomi sul presente e su ogni mio passo, senza fretta e senza idealizzare la meta (che è esattamente quello che all'inizio del libro fa Inni, il protagonista). Certo, è stato più faticoso, ma anche doppiamente gratificante.



Qual è stato lo spunto per la tua storia? Avevi qualche esempio, magari letterario o filmico, oppure è stata una tua idea balenata all’improvviso?

In principio sapevo solo che nel mio primo libro da autore completo avrei raccontato di un viaggio. Ne ho scritte tante versioni ma nessuna di quelle funzionava perché parlava poco di me. Ho capito che questa storia avrebbe avuto sostanza solo se ci avessi messo del mio vissuto.
Ho comunque avuto dei riferimenti, ma più che definirli tali direi che sono stati dei punti attorno cui orbitare senza emularli, pur traendone ispirazione. Degli esempi: Il cammino di Santiago di Paulo Coelho e Lo Hobbit di Tolkien.


Inni alle stelle
di Giopota
Bao Publishing, 2019

pp. 233
€ 17 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

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Al centro di “Inni alle stelle” tra le tante tematiche c’è anche quella, capitale, del bisogno di dimostrare il proprio valore. Come riesce a farlo il tuo protagonista?

Credo che lo faccia nel momento stesso in cui parte. Non penso di raccontare un viaggio dove il protagonista ritrova sé stesso, piuttosto un percorso atto a tirare fuori quello che lui è già consapevole di essere al di fuori del quotidiano. Infatti secondo me, la tematica principale è la necessità di contrapporsi alle aspettative altrui, che troppo spesso si basano su una conoscenza superficiale, mettendoci in soggezione e suggerendoci di essere come non vogliamo solo per compiacere gli altri.
Inni, il personaggio principale, viaggia con l’idea di non essere l’eroe e in un certo senso è così. Lui non è l’eroe della guerra che tormenta il viaggio dei protagonisti, ma è l’eroe di sé stesso e del suo viaggio personale, e penso tanto basti affinché possa sentirsi un prode avventuriero al pari dei suoi compagni.


Quanto di biografico di te c’è in Inni, il tuo protagonista?
Più di quanto preventivato. Come dicevo, ho capito che questa storia cominciava a funzionare nel momento in cui ho deciso di metterci una parte di me. Non posso dire che mi sia scappata la mano, perché ho avuto pieno controllo su quello che stavo facendo, ma è la storia stessa che alla fine ha richiesto una maggiore attinenza con dei fatti vissuti realmente. E penso che sia stata la mossa vincente perché ho riversato sui personaggi tutta una sfilza di emozioni e paure che permettono al lettore di empatizzare e immedesimarsi.




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A proposito, ma la via Francigena, la conoscevi già prima? E l’hai mai “percorsa” qualche volta (anche non interamente)?

In realtà no. Ma ho percorso nella sua interezza il cammino francese, che porta a Santiago (motivo per cui la storia è ambientata in “Iberia”), e che in un certo senso è l’estensione della Francigena. Superfluo dire che è proprio lì che ho vissuto l’esperienza su cui si basa questa storia.


Dal punto di vista dello stile, ci è parso abbastanza netto l’influenza, ancora più che dei manga, proprio degli Anime (e anche di videogiochi come Dragon Quest o Nino Kuni): ci abbiamo azzeccato o abbiamo completamente errato la nostra valutazione?
È vero, il mio stile è influenzato dagli anime, e mi piace che leggendo una mia storia si pensi ai cartoni animati che guardavamo da piccoli dopo aver fatto i compiti. Non è qualcosa che ho costruito o desiderato, anzi, è proprio demolendo le sovrastrutture che è venuto fuori e, per quanto appartenente a un immaginario forte e preciso, lo sento molto mio.
Poi, certo, sono un appassionato videogiocatore di JRPG (videogiochi di ruolo giapponesi) ed è innegabile che abbiano alimentato la mia visione. 



Dopo che hai scritto “Inni alle stelle” guardi la volta del cielo con animo/spirito diverso?

La sensazione è sempre la stessa, mi sento piccolo e insignificante, ma sono fortunato a poter fare ciò che amo. 

Intervista a cura di Mattia Nesto