martedì 13 agosto 2019

Ricostruire dalle macerie: "Bella mia" è una delle testimonianze più toccanti sul terremoto dell'Aquila

Bella mia
di Donatella di Pietrantonio
Einaudi, 2018

con una postfazione dell'autrice

pp. 182
€ 12 (cartaceo tascabile)
€ 7,99 (ebook)


Non è mio figlio. Marco e io non ci apparteniamo. E se una gemella doveva morire, non ho voluto essere io la superstite. La lotteria del terremoto ha estratto a caso e li ha spaiati, Olivia e la sua creatura. Ha salvato me, e a volte ho nostalgia della fine che mi è stata negata. Non sono madre, lui non è frutto di questo ventre magro. È un altro, nato da un'altra quasi uguale a me. Io non lo amo, spesso non lo amo, quando rientro a casa e annuso la sua presenza sento subito un disagio nello stomaco e poi cado sotto gli spari dei suoi occhi. Mi spaventa, come l'enormità del mio compito. Dovrei essergli mamma di scorta. Invece sono ancora la supplente di prima nomina incapace di affrontare la classe turbolenta. (p. 100)
Capita: di essere la gemella meno appariscente, la numero due, quella che viene sempre messa in ombra dalla bravura e dalla bellezza dell'altra. Capita: di aver accantonato il sogno di diventare madre molto tempo prima e poi di dover rivedere i propri piani all'improvviso, quasi per forza. Capita: di sopravvivere alla terribile notte del 6 aprile 2009, mentre la sorella resta sepolta sotto le macerie di casa. E per la protagonista e io narrante del romanzo, Caterina, tutto cambia: la sua vita tranquilla da pittrice di ceramiche viene sconvolta dalla convivenza forzata con sua madre e con Marco, il suo nipote adolescente, in una delle c.a.s.e. (Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili) offerte dallo stato agli sfollati. 

Non c'è tempo per riflettere: bisogna rimboccarsi le maniche e fare di tutto per rinascere. O perlomeno per far rinascere gli altri: Caterina si dà da fare per cercare di mettere a proprio agio quel nipote silenzioso e nervoso e per porre qualche pezza al suo dolore, senza però mostrarsi troppo accondiscendente. Lo stesso fa la nonna di Marco, impegnata a fare del bene per la comunità e a placare almeno in parte il proprio dolore con la fede e le giornaliere visite al cimitero. La vita stessa viene scossa fin dalle fondamenta: ogni c.a.s.a. è vicinissima alle altre, e si crea, malgrado tutto, una nuova idea di comunità, alleata nella lotta quotidiana e nel dolore per le perdite del terremoto. In lontananza, intanto, L'Aquila attende di essere rimessa in piedi e non di rado Caterina si concede qualche incursione nella zona rossa, oltrepassando le transenne quando nessuno la vede. Ci sono ancora le loro vecchie case, il suo laboratorio, in mezzo ai calcinacci, e non ci vuole molto perché la donna scopra che non è l'unica a correre questo rischio per un tuffo nel passato: anche le impronte di suo nipote sono ben visibili appena fuori la sua vecchia abitazione. Come impedirgli di rischiare tanto, senza provocare la sua stizza? 
Il senso di colpa da gemella sopravvissuta è sempre dietro l'angolo, d'altra parte, e Caterina fatica a trovare il proprio posto in questo nuovo presente: 
Potevamo scambiarci la morte, come ci siamo sempre scambiate i vestiti, i libri, le occasioni. La sua vita sarebbe stata più utile, avrebbe cresciuto il ragazzo. Gli avrebbe curato l'acne e la fatica di diventare adulto. (p. 96)
La pittura, certamente, la aiuta, e così il suo nuovo laboratorio, nell'ala della splendida villa di un professore che rientra solo di tanto in tanto. Eppure Caterina è una donna sospesa: ha sospeso le sue aspettative, da quando è morta la sorella ha smesso di cercare la felicità e il suo stesso corpo si è fermato, sospendendo le mestruazioni. E adesso che sono passati tre anni dalla notte del 6 aprile, è forse ora di ricominciare a sognare. Ma quanto è difficile decidere da dover ripartire?! 
Toccante, con quello scavo psicologico che ha reso indimenticabile L'Arminuta, anche Bella mia è un libro da leggere, perché quando si toccano temi come le reazioni al lutto, la rinascita, i sensi di colpa, la nostalgia, basta poco per scivolare nel già letto o nel patetico. E qui non accade niente di tutto questo. Si ritrova semmai il gusto per la vita, nonostante rintocchi in ogni pagina l'enorme interrogativo sulla precarietà e l'arbitrarietà del destino.

GMGhioni







Avete presente quei libri che sapete che saranno bellissimi fin dalle prime pagine, e allora, se non è il momento giusto, li richiudete e aspettate di goderveli? Per @gloriaghioni è successo questo con #BellaMia, che ha comprato dopo aver amato tantissimo #LArminuta. Oggi è stato il giorno giusto: sole e relax per concentrarsi sulla storia molto toccante di quel che è accaduto alla famiglia di Caterina, dopo il terremoto dell'Aquila. A pochi passi da lei, sua sorella gemella è stata schiacciata da un crollo improvviso, lasciando il figlio adolescente e la famiglia del tutto annichilita. Ma bisogna ricominciare, e la protagonista prova a ripartire dalla sua attività di pittrice di ceramiche, vivendo con sua madre in una delle unità abitative offerte dallo stato e proteggendo il nipote dalle sue bravate autodistruttive. È un romanzo forte e bellissimo. Presto la recensione sul sito! Lo avete già letto? O vi piacerebbe? #einaudi #Criticaletteraria #terremoto #pernondimenticare #LAquila #bookstagram #inlibreria #bookaddict #daleggere #consigliodilettura
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