giovedì 21 marzo 2019

«Prima trascinava con sé il dentro, ora è il dentro a trascinarlo giù con sé»: torna in libreria Eleonora Caruso

Tutto chiuso tranne il cielo
di Eleonora C. Caruso
Mondadori, 2019

pp. 155
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Non è che io lo odi, anzi, voglio bene al mio corpo, s'impegna molto per portarmi in giro, ma... forse mi appartiene meno dei miei post, no? Quella sono io. Sono i miei pensieri, per quanto stupidi o banali. Quindi, anche se mi buttassi, non riesco a immaginare che in effetti morirei. Alla fine, io mi sento più vera online che offline. (p. 105)
Amare il proprio corpo, sfamarlo, imparare a sentirlo e a rispettarlo, chiedergli di non essere solo un sostegno, un guscio, ma qualcosa in grado di agire e di sorprenderci: Julian non sa fare niente di tutto ciò. Chi ha letto Le ferite originali, potentissimo romanzo di Eleonora Caruso, ha già fatto la conoscenza del giovane fratello di Christian, tanto bello quanto instabile, egoista e potenzialmente un pericolo per gli altri, oltre che per sé: nel nuovo Tutto chiuso tranne il cielo, il focus si sposta proprio su Julian e sul suo ritorno dal viaggio in Giappone. Ancora più magro, ancora più scollato dalla realtà, ancora più silenzioso e introverso, Julian trova una Milano collosa, in un giugno umido e bollente che gli fa rimpiangere il Giappone. Da là, ha portato con sé una valigia di merendine dai colori improbabili, che mescolano gusti chimici e innaturali: forse l'unica cosa che Julian riesce a mangiare, quando i morsi della fame si fanno sempre più crudeli. 

Con lui, sono tornati anche i ricordi, che d'altra parte non lo avevano mai abbandonato neanche là: suo fratello Christian ha tentato il suicidio, ennesimo colpo di testa per lui che dovrebbe essere sempre controllato e in terapia. E Julian non si è solo limitato ad accudirlo, dopo, no, lui ha ben altri ricordi che non può condividere con nessuno, neanche con suo padre, impegnato a non andare a fondo dopo il gesto estremo del figlio e il suicidio ormai non più recente della moglie. Non può raccontarlo neanche alla sua amica cinese An, che nutre per Julian un sentimento speciale, che va ben oltre l'amicizia: lei è la spalla su cui lui potrebbe piangere, con le sue spalle ossute, se solo lo volesse. Ma non c'è fisicità che Julian possa apprezzare: lui vorrebbe smaterializzare il suo corpo, sentirlo diventar parte del tutto, e si limita a prendere atto delle forze che pian piano se ne vanno, trasformando ogni minimo gesto in una fatica immane. D'altra parte, la fame è una delle pochissime cose su cui sente di avere ancora e sempre potere:
La fame abbassa il resto del volume al minimo, è qualcosa di totale. Julian è in balia di tutto, non sa controllare niente, tranne la sua fame, per questo la conserva. Finché ha fame nient'altro può fargli del male. (p. 44)
Il resto, semmai, è il suo mondo online: può costruire i suoi account a sua immagine, o meglio ancora, come vorrebbe essere visto; può controllare di continuo l'aumento dei like e dei followers, coltivare rapporti con seguaci lontanissimi nel mondo, che tuttavia sembrano capire la sua situazione. Ma come possono? Come possono capire cosa significhi essere «stati traditi da qualcuno che avrebbe dovuto proteggerli» (p. 114)? Solo la sua amica Cloro può farlo, lei che è diventata un'influencer di grido, con un'identità online in continua e vertiginosa crescita. Julian, invece, non ha chiaro niente: non sa cosa farsene dei suoi diciannove anni, né se vorrà mai iscriversi all'università; non sa neanche come rivolgere ancora la parola a suo fratello dopo quello che è successo; non sa cosa vuole da An, né quale sia il suo orientamento sessuale, ammesso che ne abbia uno. Efebico, scollato dalla realtà a cominciare dal suo attaccamento quasi ossessivo al mondo del k-pop e delle icone di internet, è un ragazzino che ha profondamente bisogno d'affetto, eppure non sa come chiederlo. La sua voce, flebile, verrà finalmente ascoltata da qualcuno? E che ne sarà delle sue richieste silenziose, di cui forse lui stesso è inconsapevole? 

Il turbinio di pensieri e di ricordi è continuamente sommerso dai colori accecanti di vite di successo, video musicali, giochi stupidi sul cellulare. L'unico obiettivo pare quello di divertirsi, ma in senso etimologico di "essere distolto" da un ben grave passato, che il lettore scopre a sprazzi, nei flashback che di tanto in tanto affiorano. L'inquietudine, che in certe pagine affiora in modo angosciante, è marca comune a entrambi i romanzi, ambientati in una famiglia apparentemente solo più sfortunata, in realtà vittima della propria mancanza di comunicazione. 

GMGhioni




«Non è che io lo odi, anzi, voglio bene al mio corpo, s'impegna molto per portarmi in giro, ma... forse mi appartiene meno dei miei post, no? Quella sono io. Sono i miei pensieri, per quanto stupidi o banali. Quindi, anche se mi buttassi, non riesco a immaginare che in effetti morirei. Alla fine, io mi sento più vera online che offline». Amare il proprio corpo, sfamarlo, imparare a sentirlo e a rispettarlo, chiedergli di non essere solo un sostegno, un guscio, ma qualcosa in grado di agire e di sorprenderci: Julian non sa fare niente di tutto ciò. Chi ha letto Le ferite originali, potentissimo romanzo di #EleonoraCaruso (sul sito trovate la recensione di @quinquilia), ha già fatto la conoscenza del fratello minore di Christian, personaggio tanto bello quanto instabile, egoista e potenzialmente un pericolo per gli altri, oltre che per sé: nel nuovo Tutto chiuso tranne il cielo, il focus si sposta proprio su Julian e sul suo ritorno dal viaggio in Giappone. Presto la recensione di @gloriaghioni sul sito! #Mondadori #criticaletteraria #bookstagram #inlibreria #novità #book #bookaddict #instalibri #instabook #bookish #anoressia #giappone
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