mercoledì 27 marzo 2019

CriticARTe - Una, nessuna, centomila gallerie a Milano: Angela Madesani racconta settant'anni di "intelligenze artistiche" nel capoluogo lombardo

Le intelligenze dell’arte.
Gallerie e galleristi a Milano. 1876-1950

di Angela Madesani
Nomos Edizioni, 2016

pp. 245
€ 19,90 (cartaceo)



Che cosa e chi vi viene in mente se pensate a una galleria d’arte e al suo gestore? Se la vostra memoria vi suggerisce l’atmosfera snob di un salone illuminato al neon stipato di opere per lo più incomprensibili e il profilo scaltro di un mercante pronto a bluffare sul prezzo, con tutta probabilità siete vittima di un pregiudizio negativo sul settore, evidentemente viziato da una certa deriva contemporanea che fa sempre notizia. Del resto non avete tutti i torti: in ogni preconcetto, anche nel più volgare, c’è almeno un lato che aderisce perfettamente alla realtà. Per fortuna le cose non stanno (sempre) così: una galleria può essere molto più di una vetrina, e un gallerista molto più che un ragioniere. Se ne ha la prova leggendo Le intelligenze dell’arte. Gallerie e galleristi a Milano. 1876-1950, lo studio di Angela Madesani pubblicato dalla casa editrice Nomos e dedicato, per l’appunto, alla nascita e allo sviluppo di questo settore nel capoluogo lombardo.

Scrive bene Elena Pontiggia nella sua Presentazione:
«oggi il ruolo delle gallerie nel panorama dell’arte contemporanea è indiscusso e molti studi, come molte mostre, sono dedicati al loro mondo. Questo insieme di ricerche, si intende, non significa affatto considerare il quadro una merce, tanto meno attribuire al valore economico un valore espressivo. Significa piuttosto ricostruire l’attività di quelle gallerie che sono state compagne di viaggio degli artisti e riconoscere l’intuito (…)  di quei mercanti che si sono impegnati in una scommessa difficile, spesso ingrata, sempre rischiosa, per sostenere pittori e movimenti» (p. 9).
Nell’interpretazione critica di Angela Madesani, dunque, le gallerie e i galleristi equivalgono alle due facce della cosiddetta “intelligenza” dell’arte, e il perché di questa specifica definizione si comprende meglio leggendo quanto riporta un noto vocabolario italiano in corrispondenza del lemma:
«complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri, giudicare, e lo rendono insieme capace di adattarsi a situazioni nuove e di modificare la situazione stessa quando questa presenta ostacoli all’adattamento».
Sempre secondo lo stesso dizionario, “intelligenza” è anche «il modo intelligente, la perizia, l’ingegnosità con cui si svolge una mansione o si compie un lavoro», e pertanto la parola è sinonimo di «competenza, esperienza in qualche campo del sapere o anche nella professione o in cose pratiche». Da una parte, dunque, l’arte vera e propria con il suo corollario di tecniche, tradizioni e innovazioni; dall’altra la sua gestione, esposizione, promozione e vendita. Sotto molti aspetti, facendo il verso a una celebre formula, si potrebbe parlare di “genio” e “regolatezza: perché se è vero che la nascita delle gallerie ha rappresentato uno snodo importante per la percezione stessa delle arti visive, si capisce quanta passione e quanta accortezza gestionale fosse richiesta a chi decidesse di intraprendere il mestiere. In questo senso, i casi presi in esame dalla studiosa sono tutti a modo loro esemplari, e l’impostazione cronologica prescelta non solo li assimila a tappe di un percorso più generale e ideale – ovvero l’evoluzione in sé della galleria e della figura del gallerista nello specifico del capoluogo lombardo – ma li mette evidentemente in rapporto con i movimenti artistici, le tendenze, le mode e le personalità dei singoli pittori.

Angela Madesani parte da lontano, da quelle che definisce “le origini del fenomeno espositivo” nell’ultimo quarto dell’Ottocento, e arriva fino al secondo dopoguerra: settant’anni di storia “intervallati” da ben due conflitti mondiali, in cui l’arte (non meno della politica, della cultura e della società) va incontro a rivoluzioni incredibili e sempre più intense e frequenti. Impressionismo, post-impressionismo, avanguardie, ritorni all’ordine, pure emenazioni di regime, astrattismo, nuovo realismo: pittori e scultori sono le sonde di un’umanità che richiede forme sempre nuove di rappresentazione, e con esse anche nuove professionalità che siano disposte a farsi da tramite con i semplici acquirenti o i veri e propri collezionisti (pubblici o privati che siano). Per questo, capitolo dopo capitolo, ciò che colpisce sono le profonde differenze tra i vari casi di studio: un intero “paradigma” separa la Galleria Grubicy, animata dai fratelli Vittore e Alberto e dai loro intenti di creazione di un mercato, da galleristi successivi come Lino Pesaro, Enrico Somaré o Edoardo Persico, figure complesse e potenti, sempre capaci di far convivere armonicamente passione per il bello, esigenze di commercio e testimonianza culturale. Tra cambi di sede, pubblicazioni di cataloghi, aste, affiliazione delle clientele, “schiaffi” e “carezze” ai gusti del pubblico, critiche, lodi e suggerimenti che giungono dai principali protagonisti della scena culturale del momento – si pensi, per esempio, al ruolo di Margherita Sarfatti e all’epopea dei gruppo Novecento – ampio spazio è dedicato alle singole realtà; tra tutte spicca la galleria Il Milione, che con la sua apertura anticonformista all’arte astratta si impose come la più importante d’Italia prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Una nota a parte, poi, meritano il capitolo Luoghi e ritrovi della cultura e dell’arte nella Milano del Ventennio e il paragrafo Tra librerie, bar, trattorie e altri sedi eccentriche tra guerra e dopoguerra: qui, con gli artisti fuori dai loro studi, riuniti attorno a un tavolo o un tavolino, la suggestione è tutta umana, e restituisce la vitalità di un’epoca in cui gli scambi d’opinione accadevano dal vivo o, tutt’al più, per lettera.

Arricchito da una bel fascicolo fotografico in bianco e nero, scritto con uno stile chiaro e lineare che rende scorrevoli anche le parti più riepilogative, fitto di informazioni e spunti per ulteriori approfondimenti grazie anche alla nutrita Bibliografia posta in coda, Le intelligenze dell’arte è un volume che si presta alla lettura di tutti gli appassionati (e in particolare ai “partigiani” della città meneghina) come anche allo studio da parte degli universitari e alla consultazione da parte degli addetti ai lavori; difatti, proprio per il fatto di circoscrivere l’analisi a un luogo preciso e a un periodo storico determinato, il contributo di Angela Madesani è quanto di più utile in sede di ricerca. Un certo augurio, tra le righe di una prosa che è gradevole come una narrazione, sembra comunque espresso: che gallerie e galleristi tengano sempre a mente le ragioni fondative del loro esistere, affinché possano trarre la loro principale ispirazione dal desiderio di promuovere gli artisti e la loro arte, possibilmente alla larga da speculazioni, mercimoni e mere compravendite.

Cecilia Mariani



Un paio di occhiali da vista non regala certo l'intelligenza a chi li indossa. Però i galleristi milanesi di cui parla Angela Madesani nel suo studio pubblicato da Nomos @nomosedizioni ne hanno avuta da vendere, dentro e fuori dalle rispettive sedi espositive. Tra il 1876 e il 1950 il capoluogo lombardo è stato a tutti gli effetti una città "che sale", e l'autrice lo ha raccontato benissimo ricordando le storie appassionate di mercanti, collezionisti, critici e, ovviamente, pittori destinati a divenire dei classici ❤📚🎨 La recensione di Cecilia Mariani presto sul sito! E a voi piace andare per gallerie d'arte? ❤📚🎨 #libro #book #instalibro #instabook #leggere #reading #igreads #bookstagram #bookworm #booklover #bookaddict #bookaholic #libridaleggere #librichepassione #libricheamo #criticaletteraria #recensione #review #recensire #recensireèmegliochecurare #angelamadesani #leintelligenzedellarte #nomos #nomosedizioni
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