lunedì 1 ottobre 2018

"I colori dell'incendio", il nuovo grande romanzo storico di Pierre Lemaitre


I colori dell'incendio
di Pierre Lemaitre
traduzione di Elena Cappellini
Mondadori, 2018

pp. 498
€ 20,00

Se il funerale di Marcel Péricourt non andò come previsto e si concluse in modo decisamente caotico, almeno iniziò in orario. Boulevard de Courcelles era chiuso al traffico sin dalle prime ore del mattino. Radunata nel cortile, la fanfara della guardia repubblicana accordava gli strumenti producendo un brusio ovattato, mentre le auto riversavano sul marciapiede ambasciatori, parlamentari, generali, delegazioni straniere che si salutavano seriosamente [...] C’erano molti visi noti. I funerali di quell’importanza erano come i matrimoni ducali o l’anteprima delle collezioni di Lucien Lelong, eventi a cui la gente di un certo rango non poteva mancare.

Per ironia della sorte, I colori dell'incendio comincia con un funerale di un gelido giorno d'inverno. Non è una commemorazione qualsiasi visto che nella bara c'è Marcel Péricourt, uno dei banchieri più ricchi di Parigi che i lettori di Ci rivediamo lassù (premio Goncourt 2013) ricorderanno come uno dei personaggi cardine del libro, uomo potente in città e anche nelle vite degli altri. 

Dopo aver raccontato il dramma dei reduci della Grande Guerra e le contraddizioni del loro ritorno in società, Pierre Lemaitre prosegue la sua narrazione storica con questo secondo libro della trilogia: siamo nel 1927, la Francia è in bilico tra i problemi economici e sociali di un dopoguerra mai realmente finito e le minacciose nubi nere della storia che si addensano all'orizzonte. 
L'incendio del titolo è quello dell'Europa che comincia a bruciare tra il raggio sismico della crisi americana e l'ascesa del nazifascismo. Il fuoco che guadagna terreno è la crisi finanziaria, politica, morale che traghetterà il continente e il mondo da una guerra all'altra. 
Con un funerale magnificamente descritto come evento simbolo dell'ipocrisia del tempo, e anche con un colpo di scena che lascerà il lettore senza fiato a poche pagine dall'inizio, prende avvio un altro grande romanzo parigino di Lemaitre, una nuova opera corale che si inscrive nel solco della tradizione di Dumas e Hugo, questa volta con sfumature più vicine alla Commedia umana di Balzac per i colori, la caratura dei personaggi e l'attitudine al racconto minuzioso della scena sociale e dei suoi più diversi tipi umani. 
Al centro della narrazione si erge la figura di Madelaine Péricourt che, dopo la scomparsa del padre, deve da sola fare i conti con la gestione dell'impero finanziario di famiglia e con i rovesci della sorte che la pongono di fronte a una durissima sfida. Circondata da personaggi avidi, assettati di potere e corrotti, dovrà trovare il modo di sopravvivere insieme al figlio Paul e di superare i dolori di un passato che non li abbandona mai. 
Madelaine è il personaggio più completo in un romanzo popolato da altri grandi caratteri, è quello che tra tutti proietta sul suolo l'ombra più lunga. Si era già guadagnata un posto di rilievo nel romanzo precedente ma qui acquista un'altra dimensione diventando una madre disperata che il dolore trasforma in machiavellico orchestratore dei destini degli altri.
Conosce un'evoluzione che solo il desiderio di vendetta - sentimento motore di grandi storie sin dai tempi di Shakespeare - può generare. Si trova sempre di fronte a nuove scelte che mettono in dubbio se stessa e il suo passato e tutte le volte è costretta a compierle senza indugiare. 
Madeleine rimase per un po’ a fissare il tavolo, il bicchiere, il giornale. Era già esausta per quello che si apprestava a fare. La sua morale e gli scrupoli che provava la spingevano a desistere, mentre la collera e il risentimento la inducevano a farlo. Cedette al rancore, come sempre.
In questo romanzo, ancor più che in Ci rivediamo lassù, la famiglia Péricourt è il centro da cui si irraggia il disegno di un'intera società
Joubert, Delcourt , Léonce, Charles e Hortense rappresentano le sorti alterne del potere politico, della stampa e dell'informazione, dell'imprenditoria e del mercato degli appalti pubblici, dell'aeronautica e dell'esercito, della mera arrampicata sociale. Sono il simbolo di un'epoca di cambiamento, personaggi comuni e insieme eccezionali che, come nei drammi che si rispettano, è impossibile dividere in buoni e cattivi (una citazione di Jakob Wassermann in esergo recita: A ben vedere, non esistono né buoni né cattivi, né onesti né impostori, né agnelli né lupi: esistono soltanto puniti e impuniti.)
Si coglie un parallelismo evidente tra l'Europa che cerca di sopravvivere e i destini dei protagonisti del romanzo tratteggiati a volte con compassione e ironia, altre con tristezza e rabbia. 
Se nel primo libro l'atmosfera era più crepuscolare con i reduci del conflitto che somigliavano più ai morti, qui lo stile si arricchisce di un virtuosismo inatteso che comunica bene l'idea di un'alba nefasta in cui luce e ombra si alternano dando a ogni cosa sfumature cangianti.
Negli ultimi dieci, quindici anni, la rapidità non aveva mai smesso di aumentare, quella delle automobili, quella dei treni, il mondo girava sempre più in fretta, non si capiva per quale motivo il cielo avrebbe dovuto essere risparmiato da quella universale corsa al record. L’idea di un conflitto improvviso e di un esercito che avanzava come la marea di Mont Saint-Michel, alla velocità di un cavallo al galoppo, era familiare a tutti. 
E infine accanto ai personaggi c'è l'autore Lemaitre che, come un abile cantastorie, in più punti della narrazione ci dà del tu e si appella direttamente a noi con formule come: "il lettore ricorderà", "il lettore può facilmente immaginare", "è utile spiegare al lettore". Ci richiama all'attenzione e ci segnala i punti fondamentali dell'intreccio, ci coinvolge in un dialogo familiare accompagnandoci tra simbologie e coup de théâtre che sorprendono fino all'ultima pagina.


Claudia Consoli


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