venerdì 21 settembre 2018

Sull'orlo del sublime. Victor Hugo in viaggio sulle Alpi

In viaggio. Le Alpi
di Victor Hugo
Elliot, 2017


Tratto da: En Voyage. Alpes et Pyrénées

Traduzione dal francese di Martina Acquaro



pp. 87

€12,50



Un libriccino minuscolo, poco più di 80 pagine, in grado però di trasportare il lettore in un altro mondo e in un altro tempo. Grazie alla densità e alla vivacità della descrizione di luoghi e paesaggi, che il grande Victor Hugo sa mettere in campo anche in scritture private.

In questo agevole libro, dalla meravigliosa copertina, In viaggio. Le Alpi (Elliot edizioni), sono raccolte infatti le lettere che lo scrittore francese, già allora celeberrimo, inviò alla moglie Adele (tranne il racconto di un episodio, indirizzato a Louis Boulanger) durante un viaggio che l'avrebbe condotto tra le Alpi e le città della Svizzera.
Siamo nel 1839 e Victor Hugo intraprende questo itinerario, come altri scrittori romantici dell'epoca, per avvicinarsi al «sublime», per rendersi conto di quanto la «spaventosa» magnificenza dell'opera di Dio, trasposta nella natura, avvicini l'uomo a quel trasalimento che è soffio di eternità.
Le Alpi, specie il coté svizzero, restano dunque l'universo dell'ascensione romantica alla visionarietà... (p. 7)
Come spiega Arnaldo Colasanti nella sua introduzione al libro. In verità, già dal secolo precedente, le Alpi erano entrate nell'obiettivo di molti scrittori, viaggiatori, turisti (i primi...) e soprattutto studiosi.  Che vi si avvicinavano con l'occhio più analitico, con una disposizione, per così dire, più scientifica, più conoscitiva. E anche quando alle spedizioni alpine si univano incisori, con il compito di realizzare vedute e paesaggi, la visione risultava in ogni caso diversa, idealizzata, quasi che l'ordinato paesaggio alpino potesse tradurre l'ordine eterno della Natura e la felicità arcadica.
Quanto diverse invece le visioni romantiche dell'Ottocento: l'occhio indugia su dirupi, orridi, cascate, rocce, forre, guglie, precipizi, pareti alte da capogiro... su uno qualunque degli aspetti montani atti a indurre timore, paura, ammirazione tremante, «delizioso orrore», attrazione adrenalinica. E se tra Settecento e Ottocento le Alpi diventano un mito collettivo, esse diventano in breve «la terra d'elezione del Romanticismo». 
Il quadro che, visivamente, riesce a tradurre tutto ciò in immagine è il Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich, dipinto nel 1818. Appena arrivato sulla punta di una roccia brulla e, s'indovina, altissima, il viandante, pensoso, contempla il maestoso paesaggio che si staglia ai suoi piedi, «ove per poco il cor non si spaura» (L'Infinito, Giacomo Leopardi).
Qui, come nelle lettere di viaggio di Victor Hugo, il paesaggio montano diventa una quinta teatrale per mettere in scena la propria interiorità, il proprio profondo sentire.
Victor Hugo racconta alla moglie, con gusto tutto romantico, di città immerse nel buio (lo scrittore ama arrivare di notte, quando l'oscurità rivela nascondendo e cela mostrando), talmente silenziose da lasciare udire i salti dei pesci nelle acque del lago. Racconta di leggende paurose, come la frana che spinse un paese sul fondo delle acque, con case e abitanti, narra delle ascensioni sulle cime circostanti, il Rigi e il Pilato, «montagna strana... di forma terribile» (p. 29).
Arrivato sulla cima della scarpata, ero senza fiato; mi sono seduto qualche istante sull'erba, delle grosse nubi scure avevano nascosto il sole, ogni abitazione umana era scomparsa, l'ombra che cadeva dal cielo dava a questo immenso paesaggio deserto un non so che di sinistro... (p. 48)
Oltre alle notazioni, tipicamente romantiche, sulla "bellezza terribile" della natura, le lettere di Victor Hugo ci aprono anche finestre interessanti sugli usi e costumi dell'epoca: il saltimbanco che si porta appresso un orso per farlo danzare nelle piazze dei paesi, l'altro gruppo di "artisti di strada" che lestamente si trasformano in ladri di argenteria, i marmocchi che urlano e ridono per le vie, le comari alle fontane, le donne che spiano dalle finestre. Incontriamo poi i primi turisti, giovani studenti tedeschi, eleganti con le loro pipe di ceramica e il loro bastone da passeggio, parigine avvolte in scialli di velluto, inglesi coperti alla bell'e meglio con soprabiti, trasportini, cavalli, carrozze e cabriolet fermate dai cocchieri davanti ad alberghi lussuosi. L'umanità, elegante e colta, dei primi viaggiatori. Siamo agli albori della letteratura di viaggio.

Rosatea Poli

«Arrivato sulla cima della scarpata, ero senza fiato; mi sono seduto qualche istante sull’erba, delle grosse nubi avevano nascosto il sole, ogni abitazione umana era scomparsa...». . @sabrymiglio68 sta leggendo “In viaggio. Le Alpi”, un delizioso libretto di @elliotedizioni, in cui sono raccolte le lettere che il grande Victor Hugo spedì alla moglie Adele durante un viaggio sulle montagne della Svizzera. Tra monti, laghi, burroni, precipizi e orridi Hugo dispiega davanti al lettore (e alla prima lettrice, la moglie) l’immensità del paesaggio montano nel più puro spirito del Romanticismo. Presto la recensione sul sito. #elliotedizioni #criticaletteraria ##victorhugo #lettere #romanticismo #viaggioinmontagna #alpi #bookstagram #booklover #bookquotes #bookaddict #libridaleggere #libroinlettura #recensione #leggo #leggere
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