mercoledì 2 maggio 2018

Una complessa solitudine: "Storia dei miei lupi" di Emily Fridlund

Storia dei miei lupi
di Emily Fridlund
DeA Planeta, 2018


pp. 345
€ 17 (cartaceo)



In questi anni solo la narrativa francese (e in parte quella giapponese, cinese e coreana) ha saputo come quella americana sorprenderci ogni volta, sia per le scelte di stile sia, soprattutto, per la scelta di dare angolature particolari alle storie raccontate. Questo è il caso di Storia dei miei lupi di Emily Fridlund uscito in questi giorni per DeA Planeta. Fridlund infatti è riuscita nella difficile impresa di presentare quella che, a tutti gli effetti, una storia piuttosto semplice ambientata in un luogo "classico" della narrativa americana (una casa isolata dalla civiltà, sia luogo sicuro sia, contemporaneamente, irto di pericoli) attraverso un'angolatura del tutto inedita che dona al libro una patina da thriller di grande gusto. Giusto una patina, non di più, come nelle migliori ricette "sale, quanto basta".
E proprio come una ricetta, un po' sui generis, è condotto il romanzo, attraverso varie linee temporali, due principali più altre che vi via si innestano, che vedono al centro di tutta l'oscura protagonista. Un'adolescente, almeno per quanto riguarda la linea temporale principale, che ama, anzi si nutre della propria solitudine: una solitudine prima di tutto esistenziale e di testa e poi anche geografica, abitando in una casa isolata da tutto e da tutti. Ma ecco che l'improvviso arrivo di una coppia di vicini, con un bimbo di quattro anni, in un certo qual modo cambia (se non scombussola) questa esistenza perfettamente imperfetta della ragazza.

Linda Furston, la protagonista, farà così la conoscenza di questa coppia che, sin dalle prime battute, lascerà intendere segreti inquietanti. Il bimbo pare come essere lasciato a se stesso con una madre che è sì molto presente, non lavorando e di fatto occupandosi solo della casa (con un marito assente e presentato come una mente geniale) ma che è invece sempre indaffarata in qualcos'altro. Ecco che allora Linda instaura un rapporto molto particolare con il bambino: un rapporto "selvaggio" si potrebbe dire, come se avesse di fronte un cucciolo di lupo (il suo animale preferito) e non un cucciolo d'uomo, passatemi il termine.

A questa vicenda si inserisce quella, ancora più straniante, della scoperta nella scuola di Linda di un professore pedofilo che, appena arrivato dalla California, ha molestato una studentessa. Il dubbio che l'accusa sia infondata, anche se il professore farà una fine disgraziata, rimane nella testa di Linda così come il tarlo che qualcosa nell'apparente coppia perfetta dei vicini rimane.

Eppure la nostra protagonista, come un animale selvatico, invece di scappare di fronte all'evidente pericolo e dare l'allarme, si rintana ancora di più nel suo personale bosco, chiudendosi, non parlando con nessuno, se non col bimbo stesso. Fridlund è abilissima nel ricreare questa atmosfera sospesa di provincia profonda, dove non succede mai niente e quando accade qualcosa, è qualcosa di brutto.

Un libro davvero ben scritto questa Storia dei miei lupi, forse carente di risposte precise per chi ne è alla ricerca, ma ricco di spunti per chi si vuole tuffare, mani e piedi, nella più oscura e segreta provincia americana: fatta di insondabili foreste, laghi dall'acqua ghiacciata e lupi travestiti da persone. O magari da noi stessi. 

Mattia Nesto 


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