mercoledì 2 maggio 2018

15 (o 150?) film posson bastare per raccontare la storia d'Italia (?)

Storia d’Italia in 15 film
di Alberto Crespi
Laterza, 2018 (nuova edizione ampliata); 2016 (prima edizione)

pp. 289
€ 12,00 (cartaceo)


Se pensate che ripercorrere la “biografia” di una qualsiasi nazione attraverso la sua produzione cinematografica consista in un esercizio viziato da poca autorevolezza documentaria e troppe licenze poetiche, la Storia d’Italia in 15 film di Alberto Crespi è il libro perfetto per farvi ricredere. Non solo perché, come ben chiarisce l’autore, «la storia è un grande racconto e non può prescindere dai singoli racconti che intorno ad essa gli artisti hanno concepito», ma anche perché ogni (buon) film in senso lato “storico” è sempre in grado di rivelare moltissimo sia del periodo in cui è ambientato sia del preciso momento in cui viene sceneggiato, girato e distribuito nelle sale.

Pubblicato una prima volta nel 2016, lo studio di Crespi – già critico cinematografico per il quotidiano «L’Unità», giornalista e conduttore della celebre trasmissione Hollywood Party, in onda tutti i giorni alle 19.00 sulle frequenze di Rai Radio Tre – analizza dunque la storia d’Italia dal Risorgimento ai giorni nostri attraverso una maratona visiva scandita in quindici capitoli, ciascuno dei quali, dopo l’esordio dedicato all’epopea ottocentesca, si lega a uno degli snodi cruciali del cosiddetto secolo breve: dalla Guerra di Libia ai due conflitti mondiali, dal Fascismo alla Resistenza, dal boom al berlusconismo, con soste precise in coincidenza di date e annate decisive: dall’8 settembre 1943 al “magico” 89, passando per il ’48, il ’68 e il ’74. Ad ogni tappa, Crespi associa un primo film particolarmente rappresentativo, ovvero quello capace, più di altri, di rivelare lo spirito del tempo e di farlo in modo duplice, bifronte, ovvero proiettando uno sguardo incrociato e mai “strabico” sia sulle vicende narrate sia su quelle coeve al momento in cui avviene il racconto. Così, per esempio, per il Ventennio la scelta cade su Amarcord di Federico Fellini (1973), per il dopoguerra su C’eravamo tanto amati di Ettore Scola (1974) e per il Duemila su Diaz di Daniele Vicari (2012). Ma c’è di più: come per magia, ciascuno dei quindici film annunciati se ne porta appresso numerosi altri, in un gioco di rimandi vicendevoli e necessari che finiscono con il moltiplicare per dieci la cifra del titolo.

A distanza di un anno e mezzo, e dopo un buon riscontro di  critica e di pubblico, il volume è stato appena ristampato in nuova edizione ampliata, ovvero con l’aggiunta di un sedicesimo capitolo posto in coda in qualità di “traccia fantasma”Fatta l’Italia, ora facciamo gli italiani (al cinema) – incentrato sul tema dell’identità; dedicato, cioè, «ad alcune maschere, ad alcuni “tipi” italiani che», nell’opinione dell’autore, «percorrono la vita di questo Paese e la storia del suo cinema». Si parte da Mafioso di Alberto Lattuada (1962), in cui Alberto Sordi è un emigrato siciliano di successo che viene fagocitato dalle più trite e nefaste stereotipie meridionaliste in occasione di un suo soggiorno nel nativo Sud, e si arriva, nudi alla meta, al recentissimo Sono tornato di Luca Miniero (2018), in cui l’avvento di un Benito Mussolini redivivo si fa cartina di tornasole di un Paese politicamente e culturalmente disorientato. Ancora un mese e – chissà? – forse ci sarebbe stato spazio anche per il Silvio Berlusconi protagonista di Loro, ultima prova di Paolo Sorrentino in uscita nelle sale in queste settimane in due distinti episodi.

Quanti sono 150 film? Sono troppi? Sono pochi? Certamente non sono tutti. E difatti non è mancato chi, nel corso delle numerose presentazioni del libro a partire dalla sua prima edizione, non abbia lamentato l'assenza di questo e di quel lungometraggio, di questo e di quel regista. Dimenticando che tra le intenzioni di un volume come Storia d'Italia in 15 film non c'è - non può esserci - quella dell'esaustività, e che la selezione di Crespi ha tutte le ovvie caratteristiche di una precisa proposta critica, che spesso va a coincidere con una altrettanto precisa visione da parte dell'autore circa la storia politica del nostro paese e la sua mediazione cinematografica; un'interpretazione che, tra le altre cose, sarebbe ingenuo scorporare dall'esperienza giornalistica di Crespi su un quotidiano non esattamente neutrale quale "L'Unità", e che tuttavia, a chiunque legga (e certamente a chi scrive questo commento), finisce con l'apparire molto meno "faziosa" del previsto. Se la cultura cinematografica del critico in questione è senza dubbio enciclopedica, la sua scrittura non cede  mai a estremismi o a fanatismi di sorta: lucidità e non poca ironia sono le chiavi di questo racconto lungo più di un secolo, e lo si capisce già dalle epigrafi ai capitoli, che riportano stralci di battute in romanesco tratte sempre da cinque film chiave di Luigi Magni, che sembra fare le veci di un Virgilio che accompagni l'autore a spasso tra i gironi storici e cinematografici: Nell'anno del Signore (1969), Scipione detto anche l'Africano (1971), La Tosca (1973), In nome del Papa Re (1977) e In nome del popolo sovrano (1990). Soprattutto, pur nell'autorevolezza della proposta critica, non sembra esserci spazio per assolutismi ideologici, un fatto di cui si fa spia anche l'immagine scelta per la copertina, che nell'isolare un fotogramma da Gomorra - La Serie di Stefano Sollima, Claudio Cupellini e Francesca Comencini mette l'accento su un oggi più che mai aperto e ibrido, sul quale il desiderio di formulare un giudizio circostanziato fa i conti con l'eccessiva prossimità e il rischio della mera cronaca, e che dunque ricorda come l'ultima parola - sulla politica e sulla cultura italiana, così come sul cinema e sulla fiction che vogliono provare a raccontarla - sia ancora tutta da scrivere.

Estimatori dell’autore e cinefili (non solo) italiani sono senza dubbio i lettori ideali, e forse anche i più prevedibili, di questo lavoro di Alberto Crespi. Ma la struttura stessa del libro, la sua salda presa sugli avvenimenti che nel corso dei decenni hanno caratterizzato il nostro Paese e, non da ultimo, la sua gradevolissima transitività (che informa, spiega e, nel contempo, fa sognare), ne fanno un testo che – nella migliore delle ipotesi possibili – ogni docente di storia di ogni istituto superiore dovrebbe portare con sé, a corredo del manuale e di una pila di dvd da proiettare e commentare in classe. Troppo facile immaginarlo come dispensa di un corso monografico universitario, laddove si danno per scontate una conoscenza pregressa del Novecento e una necessaria passione da parte di chi scelga di dedicarsi a determinate discipline. Più difficile, in un panorama di perennemente annunciato e ancora incompiuto svecchiamento dei programmi ministeriali, fantasticare sulla sua utile presenza almeno nelle aule dei maturandi. Eppure, tra Ringraziamenti & dediche, è proprio Crespi a testimoniare come il libro sia nato da un’esperienza didattica in corso da tempo al liceo classico-linguistico Aristofane di Roma, su idea del professore di storia e filosofia Andrea Ventura. Un’origine che, come si vede, concede poco o nulla alle scuse: la tanto declamata multimedialità della scuola troverebbe in questo volume un bel banco di prova, un appello al quale sarebbero idealmente chiamati a rispondere tutti i docenti volenterosi e (benauguratamente) consapevoli di come la storia possa essere raccontata in molti modi oltre quello libresco (peggio ancora: nozionistico), e di come nel cinema, come anche nella storiografia, convivano da sempre aspetto documentario e narrativo, realtà e rappresentazione: perché «la messinscena», ricorda Crespi, «non contraddice la storia. Al contrario: la storia è, spesso, messinscena».

Cecilia Mariani


Secondo la nostra redattrice Cecilia Mariani, "Hollywood Party" (come da sigla) sarà sempre "il più bel programma della radio dai tempi de Marconi", e Alberto Crespi (suo conduttore) una delle migliori voci critiche a cui prestare orecchio: la sua "Storia d'Italia in 15 film", appena pubblicata da Laterza @editorilaterza in una nuova edizione ampliata, ci riguarda tutti, cinefili e non. Presto la recensione sul nostro sito! Intanto sapete riconoscere il film (o la serie...) da cui è tratto il fotogramma in copertina? Scrivetecelo nei commenti! ❤🎬🎥 #libro #book #instalibro #instabook #leggere #reading #igreads #bookstagram #bookworm #booklover #bookaddict #bookaholic #libridaleggere #librichepassione #libricheamo #criticaletteraria #recensione #review #recensire #recensireèmegliochecurare #storiaditaliain15film #albertocrespi #laterza #editorilaterza #hollywoodparty #cinema #film #cinemaitaliano
Un post condiviso da CriticaLetteraria.org (@criticaletteraria) in data:

0 commenti: