domenica 7 gennaio 2018

#PagineCritiche: «Scoprendo Beatrix Potter»

Scoprendo beatrix potter
di Riccardo Mainetti
Roma, Flower-ed, 2017

pp. 83
€ 12,00 (cartaceo)


Probabilmente, a molti, parlando di Beatrix Potter, verrà immediatamente in mente il film diretto da Chris Noonan ed uscito nelle sale nel 2006: Miss Potter, in cui si raccontava la storia della scrittrice inglese, interpretata dalla bravissima Renée Zellweger, che per questa produzione smise i celebrerrimi panni della single incallita Bridget Jones per calarsi nelle vesti della nota autrice di racconti per bambini. Il film ripercorre le vicende biografiche della Potter, soffemandosi sia sulle traversie che ella dovette attraversare per affermarsi come autrice, sia sulla sfortunata relazione sentimentale che la legò al suo editore, Norman Warne.
Se l'interpretazione della Zellweger può aver impresso il suo volto nella memoria di coloro che hanno visto il film, l'interessante libro di Riccardo Mainetti arricchisce la fisionomia potteriana di notevoli e indispensabili informazioni.
Il libro, diviso in tre parti, si compone di una prima sezione in cui viene trattata la biografia dell'autrice, una seconda in cui ci si concentra sulle lettere e infine un'ultima parte in cui si parla dei diari e della scrittura in codice. Arriscono l'opera l'elenco delle opere di Beatrix Potter e un'approfondita bibliografia.
La ricostruzione delle vicende biografiche è particolarmente importante per la definizione della figura della Potter: oltre a conoscere dettagli particolarmente interessanti sulla sua discendenza - stando alle informazioni raccolte da Mainetti, secondo un articolo pubblicato sul Telegraph, sarebbe ravvisabile addirittura una parentela con l'attuale duchessa di Cambridge, Catherine Middleton - questo profilo ci mette a conoscenza di un dettaglio importante, fondamentale per il suo futuro lavoro di scrittrice.

Durante la sua infanzia, infatti, piuttosto solitaria e caratterizzata dal susseguirsi di diverse bambinaie - la piccola Beatrix ebbe a godere della compagnia di una piccola topolina, subito battezzata Hunca Munca, presto accompagnata da un altro animaletto, Tom Kitten. Particolarmente decisiva, però, fu un'istitutrice in particolare, tale Miss Hammond, la quale confessò alla bambina di aver avuto anche lei dei topolini di campagnia, oltre a un coniglio, chiamato, e qui il destino comincia a giocare le sue carte, Peter Rabbit. Ovvero il nome che Beatrix Potter, futura scrittrice di successo, darà alla propria creazione. Sempre grazie a questa tata, la Potter svilupperà e affinerà il proprio talento artistico, di primaria importanza per la stesura delle favole.
Questo talento, ereditato dai genitori, assieme all'amore per la campagna, nella quale trascorreva le lunghe estati assieme alla sua famiglia, saranno fondamentali per la costruzione del suo universo immaginario. Universo che verrà elaborato prima di tutto nelle lettere spedite ai figli di una delle istitutrici che seguirono a Miss Hammond, ovvero Miss Annie Carter. Quest'ultima, sposatasi e diventata madre di sette figli, ebbe il privilegio di ricevere una lettera della Potter indirizzata al piccolo Noel. La scrittrice, saputo della malattia che affliggeva il bambino, butto giù una lettera illustrata in cui raccontò le avventure di un tal Peter Coniglio e dei suoi fratellini Flopsy, Mopsy e Cotton Tail.
Tuttavia, se la strada di Peter Rabbit era ormai destinata al successo, quella di Beatrix Potter si rivelò molto più ardua. L'inventrice delle adorabili storie della famiglia dei coniglietti, infatti, dovette prima affrontare le difficoltà del mondo editoriale, tanto da dover pubblicare a proprie spese il primo suo libro, e poi l'esito infelice della relazione amorosa col suo editore, Norman Warne, per il quale aveva lottato anche con gli ostacoli che la sua famiglia pose al rapporto, il quale morì poco dopo la dichiarazione che li legò reciprocamente.
Nonostante queste prima difficoltà, però, il successo editoriale arrivò presto per Beatrix Potter, e così anche la serenità: il libro di Mainetti ci accompagna agilmente tra la ricerca di una stabilità al di fuori della casa paterna, con l'acquisto di Hill Top Farm, la felicità ritrovata con il notaio William Heelis e il conseguente matrimonio, fino ad arrivare al ritrovamento, nel 2015, di un ultimo manoscritto, pubblicato in occasione del centociquantesimo anniversario della sua nascita.
Oltre a ciò, nel libro vengono riportate e tradotte alcune lettere della Potter, facendoci entrare nello studio della scrittrice, e ci rivela i misteri della sua scrittura in codice, usata dall'autrice perché ciò che scrivesse non finisse in mano altrui, decifrata da Leslie Linder, ingegnere, studioso della Potter e collezionista.
Il libro di Mainetti, insomma, è un volumetto interessante per chi voglia approfondire gli aspetti privati e biografici dell'autrice di Peter Rabbit, nonché approfondire l'elaborazione della famigliola di conigli che ha accompagnato l'infanzia di milioni di bambini.

Valentina Zinnà

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