venerdì 26 gennaio 2018

Una, nessuna, centomila: chi è davvero la colpevole Katharina Blum?

L'onore perduto di Katharina Blum, ovvero come può nascere e dove può condurre la violenza
di Heinrich Böll
Einaudi, 2015

Traduzione di Italo Alighiero Chiusano
1^ edizione: 1974

pp. 140
€ 10,00 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)

Solo allora Katharina si sfilò di tasca le due edizioni del GIORNALE e domandò se lo Stato - si espresse in questi termini - non poteva far nulla per proteggerla da tutta quella sporcizia e restituirle il suo onore perduto. (p. 59)
Attenersi ai fatti, in una cronaca il più possibile secca e aderente a quanto accaduto: è davvero possibile? Il narratore ci prova, ritagliando per sé piccoli commenti qui e là, comprese excusatio al lettore per dettagli in più e qualche concessione narrativa. Per il resto, tutto mira a raccontare cosa è accaduto dal 20 febbraio 1974, quando la ventisettenne Katharina Blum, in costume per il carnevale delle donne (festa celebrata a Colonia), ha ucciso a colpi di pistola il giornalista Tötges, che le aveva rovinato la vita. Quattro giorni dopo, la sua confessione al commissario Moeding. 

Bene, ma come si è arrivati lì? Se la ricostruzione dei fatti appartiene all'indagine tradizionale, meno consueta è l'altra domanda che il lettore porta con sé fin dal principio: chi è questa Katharina Blum? C'è qualcosa dietro alla sua aria inappuntabile, alla sua seria compostezza... Qualcosa che stride con i suoi ventisette anni, l'appartamento (costoso) che si è potuta permettere, le strane visite maschili che dicono riceva con una certa regolarità. Il primo capo di accusa, d'altra parte, è quello di aver aiutato a fuggire il suo amante, un ricercato. Ma questo non pare sufficiente per infamare la giovane cameriera con una serie di accuse pesanti, che non danno tregua. Ogni dichiarazione da parte dei datori di lavoro, specialmente la famiglia Blorna, tanto cara a Katharina, ogni dichiarazione viene travisata, ingigantita, estremizzata sui giornali. Pochissimi giorni ed ecco che il caso della ragazza in Germania è sulla bocca di tutti e ogni dichiarazione è stata usata contro di lei, per costruire l'immagine di una donna scaltra, lasciva, opportunista, dedita al piacere in cambio di denaro. Ma Katharina è davvero così? Il suo scandalo è completamente gonfiato dai giornali?

La ricostruzione dei fatti si fa via via più serrata, tra interrogatori, confessioni successive, scoperta di un dettaglio dopo l'altro. L'incubo mediatico cresce di pari passo, tiranneggia il presente di Katharina, deforma fatti e parole, senza prospettare una via d'uscita pacifica. D'altro canto, il principale affronto all'onore della donna ha un cognome: Tötges. Il movente pare dunque disegnato fin dal principio, ma Böll non si accontenta certo di servire al lettore una soluzione tanto semplice: al contrario, inserendosi nel fortunato genere del giallo problematico con Glauser, Dürrenmatt e Sciascia, lo scrittore tedesco suggerisce di pagina in pagina un killer ben più spietato. È la fama, mostro orrendo di virgiliana memoria, che trasforma qualsiasi sussurro in un enorme urlo, in grado di dilaniare la verità per lasciare, a signoreggiare, l'infinita e soggettiva vanità dell'informazione.
A non essere storpiata, alla fin fine, è solo la voce del narratore, che di tanto in tanto sfugge alla mera cronaca per commentare la contemporaneità, lo stile letterario, la finalità ultima dell'opera. Meta-letteratura e meta-vita, verrebbe da pensare; e forse la critica del reale tende terribilmente alla cupezza del noir senza soluzione. 

GMGhioni