venerdì 23 agosto 2013

Raymond Queneau, "Zazie nel metró"

Zazie nel metró 
di Raymond Queneau
Einaudi, 1961

pp. 188



Un romanzo in movimento. È questa l'immagine principale suscitata dalla lettura di Zazie nel metró, romanzo che costringe il lettore a una esilarante corsa lungo le strade di Parigi, all'inseguimento degli assurdi personaggi frutto della fantasia imprevedibile e surreale di Raymond Queneau.

Parigi, fine anni Cinquanta. La piccola Zazie e sua madre Jeanne giungono in città da un paesino di provincia per passarvi un paio di giorni. Jeanne affiderà la piccola allo zio Gabriel ("quando ha un ganzo, la famiglia per lei non conta più nulla", dice Zazie), un omone che lavora come ballerina (sì, con il tutù) in un locale gay nella zona intorno a Place Pigalle. L'entusiasmo della ragazzina è prontamente tarpato da uno sciopero che le impedisce di viaggiare in metró, costringendola ad accontentarsi dello scalcinato taxi di un amico dello zio.
Ben presto Zazie sfugge al controllo di Gabriel e della moglie Marceline, e inizia un'incursione solitaria nei quartieri della Ville Lumière, dove entra in contatto con una serie di bizzarri personaggi che la accompagneranno in un girotondo di eventi incredibili e divertentissimi, narrati con un ritmo tanto sostenuto da rendere difficile interrompere la lettura.

Come in un classico feuilleton di fine Ottocento, le vicende dei diversi personaggi di intrecciano progressivamente sino a giungere, in un crescendo frenetico, al finale "collettivo". Solo allora Zazie viaggerà in metró, ma senza accorgersi di nulla poiché sarà addormentata in braccio allo zio, sfinita dopo due giorni di scorribande incessanti.

Esilarante e dinamico - anzi, ipercinetico - Zazie nel metró è tuttavia un romanzo "leggero" solo in apparenza: il tono giocoso, l'ironia e gli aspetti comici mascherano in realtà altri temi che emergono da una lettura più approfondita. Temi che riportano ad aspetti scabrosi e inconfessabili nella Francia degli anni Cinquanta, quali l'omosessualità di cui Gabriel è sospettato (nel finale vi è addirittura un accenno alla possibile transessualità di Marceline-Marcel), o la pedofilia, cui si accenna continuamente con velate allusioni al multiforme personaggio di Pedro-Truscaillon-Bertin Poiréè-Aoun Arachide. La stessa Zazie è stata vittima di un tentativo di violenza sessuale da parte del padre alcolizzato, che proprio per questo è stato ucciso dalla madre, persa in una serie interminabile di rapporti occasionali con uomini diversi, lei che parla tedesco perché durante la guerra "era stata invasa", come scrive Queneau in una fulminea - e fulminante - descrizione della donna.

Il mondo di Zazie è quindi tutt'altro che perfetto e lieto; un mondo alle prese con problemi di alcolismo, sessualità problematica e vere e proprie deviazioni. Queneau gioca con la perspicacia del lettore, mascherando sapientemente la realtà dietro dialoghi e scene improntate a una comicità irresistibile, allo stesso tempo ridicolizzando la portata scandalosa che questi argomenti, in special modo l'omosessualità, avevano nella società borghese dell'epoca, prontissima a sanzionare pubblicamente comportamenti peraltro spesso tollerati nella sfera privata.

La grande capacità immaginativa, la sottile ironia di Queneau traspirano dai dialoghi fra i personaggi e dal taglio narrativo scanzonato, dalla scelta dei termini talvolta ridicolmente altisonanti e dall'uso dell'argot. Il ritmo si mantiene elevatissimo attraverso frequenti "cambi di passo", in cui la narrazione alterna di continuo diversi tempi grammaticali. La scrittura quasi onomatopeica e l'uso di giochi di parole e doppi sensi (qualcuno ricorda gli Esercizi di stile?) pongono il romanzo ai limiti della traducibilità: la versione italiana di questo piccolo gioiello si deve a Franco Fortini, il cui lavoro magistrale restituisce completamente lo spirito e la godibilità dell'opera.


Nel 1960 Louis Malle traspose il romanzo in film, attenendosi fedelmente al libro e ricreandone l'atmosfera surreale e felicemente convulsa, rendendo libro e film una sorta di manifesto della Nouvelle VagueOperazione tutt'altro che facile, eppure perfettamente riuscita.

Stefano Crivelli


3 commenti:

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