domenica 15 gennaio 2012

La collana "Biblioteca Digitale" verghiana


Mercoledì 11 gennaio 2012, Catania. Ci troviamo in una sede particolare, che ha già del suggestivo: la cornice scenografica di Piazza Università, il cortile interno del Palazzo Centrale col suo inconfondibile gioco musivo di pietra lavica e marmo. Entrando nella sala principale della Biblioteca Regionale di Catania, prima di sedermi ho l'occasione di ammirare la raccolta delle carte autografe di Federico De Roberto esposte in occasione del centocinquantenario dalla nascita. Custodite in teche numerate, le bozze dei Viceré, prime edizioni di romanzi e lettere private reclamano la mia attenzione, ma non è per questo che sono qui. Il mese dedicato a De Roberto, infatti, è stato l'occasione per presentare un lavoro più ampio, importante e innovativo: la presentazione dell'edizione digitale di Eva, uno dei romanzi "fiorentini" di Giovanni Verga (Treves, 1873).


Questo lavoro non è una semplice incursione della biblioteca catanese nel mondo dell'editoria digitale, ma fa parte di un programma di lungo termine: la Collana Biblioteca Digitale. La Biblioteca Regionale di Catania, sotto la direzione della dott.ssa Salvina Bosco, ha infatti reinterpretato alla luce delle nuove tecnologie il proprio mandato rispetto a tante altre 'colleghe' nazionali. Le biblioteche possiedono un patrimonio documentario di altissimo valore: manoscritti, testi introvabili perché antichi o non più in produzione; lo scopo della loro esistenza non è soltanto curare e proteggere questo patrimonio dalla logorante azione del tempo, ma renderlo fruibile a chiunque voglia conoscerlo o studiarlo.


Questo è il clima in cui si è realizzato un fortunatissimo incontro: quello tra istituzione accademica e mondo digitale. Il primo risultato di respiro nazionale è stato, nel 2008, l'edizione digitale di un romanzo verghiano ben più conosciuto, I Malavoglia. Con l'edizione di Eva (dicembre 2011), il progetto Collana Biblioteca Digitale ha dimostrato la propria operatività e, soprattutto, la capacità di unire l’inesausto entusiasmo della ricerca accademica alle infinite possibilità del digitale e – in prospettiva futura – del web 2.0. L’obiettivo finale della Biblioteca Regionale è infatti quello di costituire un vero e proprio open archive, digitale e completamente gratuito, con le edizioni che nel tempo andranno crescendo in numero,
«con la conseguente possibilità per qualsiasi utente di leggere, scaricare, copiare, stampare, ricercare senza alcune barriera di tipo finanziario, legale o tecnico (sempre nel rispetto delle leggi vigenti) se non quella di avere l’accesso ad internet».
In cosa consiste l’edizione. Dopo la presentazione e l’introduzione della prof.ssa Gabriella Alfieri, fine studiosa della lingua verghiana e presidente della Fondazione Verga, e della dott.ssa Salvina Bosco, curatrice del progetto, il vivo del DVD consiste nell’edizione del manoscritto, corredata da note ipertestuali, della prima edizione e dell’epistolario verghiano riguardante il romanzo. È possibile ammirare, studiare e conoscere (si pensa soprattutto a studenti universitari o delle scuole medie superiori) l’attività di uno scrittore nella sua realtà di correzioni, ripensamenti, cancellature, idee caotiche e riformulazioni. Neanche per un grande come Alessandro Manzoni è disponibile uno strumento altrettanto raffinato per la filologia d’autore.


le funzionalità dell'edizione (clicca per ingrandire)

Il dinamismo tra cartaceo e digitale ha innescato una vera e propria rivoluzione, e da molte voci ho sentito affermare che il mondo accademico, fossilizzato e inattivo, la sta vivendo ai margini e senza dare un vero e proprio apporto. Questa edizione dimostra il contrario. Durante la presentazione, è stata ribadita una condizione di fraternità «gemellare» tra cartaceo e digitale che ricorda, in parte, la definizione di «meticciato» nel futuro editoriale proposta dagli autori di La lettura digitale e il web.  Da uno dei saggi introduttivi, Il mondo labile di Eva, Salvina Bosco afferma:
Quando cominciò a diffondersi in Occidente la carta, nessuna persona di buon senso pensò che ad essa si potesse affidare la conservazione della memoria di grandi opere perché era giudicata troppo fragile e dozzinale rispetto alla corposa ed elegante pergamena. 
Lo stesso, in sostanza, sta avvenendo adesso per il digitale. Tuttavia
La struttura stessa dell’e-book aspira a stabilire un dialogo tra chi conserva e confeziona gli strumenti per la fruizione e chi studia, legge, ricerca, a consegnare senza le frontiere dello spazio e del tempo un patrimonio che appartiene a tutti perché la cultura non ha confini. Labile ma non destinato a dissolversi rapidamente, virtuale perché può realizzare per l’oggetto reale nuove possibilità di essere conosciuto e studiato.
Vedere proiettato questo risultato digitale su una delle pareti della Biblioteca Regionale, altissima e fitta di volumi ingialliti dal tempo, mi ha fatto capire cosa vuol dire davvero gemellarità, «meticciato», convivenza virtuosa di cura paleografico-filologica e tecnologia. Quest’ultima assicura nuovi strumenti; la prima ricorda a tutti noi che digitalizzare non vuol dire soltanto riprodurre su diverso supporto, ma proporre una nuova frontiera di studio strutturato.

Laura Ingallinella