lunedì 21 novembre 2011

Grecia solo ritorno

Grecia, solo ritorno
di Alan Zamboni
Infinito Edizioni, 2008


pp. 122
€ 12,00

Le isole del Dodecaneso dall'alto dell'aereo le sembravano incastonate nel mare come perle in un immenso diadema. Riconobbe Nissiros dall'impronta del piede lasciato da Poseidone in quel lontano giorno durante la lotta contro i giganti in cui rincorreva Polibote. Era stato quel passo a separare definitivamente quei pochi chilometri quadrati di terra da Kos.
Grecia.
Basta chiudere gli occhi per vedere il blu del mare, il bianco delle case.
Basta riaprirli per ritrovare gli stessi colori sulla copertina dell'opera di esordio del cantautore bresciano Alan Zamboni: "Grecia, solo ritorno" può definirsi un brain storming di immagini e colori, di storia, poesia e mitologia, di personaggi indelebili, ouzo e riflessioni.

Parvolus, il sognatore e Vinci, il razionale, con i suoi tre gatti ammaestrati ballerini di sirtaki, sono i primi personaggi che traghetteranno il lettore tra Simi e Tilos fino a Nissiros, con la sua Mandraki, all'"inseguimento" di Tomà.
L'orginale coppia di amici complementari ("entrambi acuti, sommandoli si otteneva qualcosa di retto"), viaggia senza meta cercando, a sue spese, di far avverare i desideri di coloro che osserva e regalando loro l'impressione che tutto succeda per caso.
Durante questo viaggio ellenico si imbattono in un bizzarro e trasandato personaggio che li incuriosisce fino a indurli a seguirlo.
Quel misterioso vagabondo però in quell'affresco stonava.
Dava l'idea di essere riuscito a ovviare a quell'angoscia tutta umana per cui su questa terra siamo solo in transito, opponendo semplicemente un'illegittima inversione; pareva infatti che, per lui, fosse il mondo a essere di passaggio nella sua vita.
Ma cosa insegue Tomà, questo strano viandante solitario di 32 anni e tre lauree, troppo spesso giudicato dall'apparenza?
Mi vedono trasandato, strano, addirittura sporco e per questo non mi cercheranno mai. Va bene così. Loro pensano di conoscere me e io mi tengo l'illusione di riconoscere loro. Sono quelli che hanno sempre freddo o caldo, che cercano il sole o l'ombra, sono quelli che hanno paura del vento.
Sarà quando i due entreranno in possesso degli appunti di viaggio di Tomà, "favole concentriche, come i disegni di Escher", che scopriranno qualcosa di più sul suo personale pellegrinaggio.
"Il sogno di quel ragazzo è trovare una principessa!"
"Forse no-Forse vuole solo finire il racconto e per questo gli serve la principessa."
O forse Tomà la principessa deve solo ritrovarla.
Una principessa scrittrice, che magari sta scrivendo proprio una storia su di lui.
Una principessa che non dimentica mai di lasciare ovunque vada una delle sue Perline del ritorno: tornerà a Mandraki?
Mandraki non poteva tornare, questo è il guaio. Mandraki di due anni fa non può più tornare. Io sì, sono un uomo, posso tornare. Diverso, cambiato di abito, con la fiducia in altri monaci, ma sempre e comunque uomo. Capace della marcia indietro.
Il racconto si attorciglia su stesso sempre di più, finché il lettore, orientandosi nel labirinto della trama, riesce a giungere alla sua fine interpretabile, dopo aver imparato ad amare sempre un po' le cose che la società definisce "inutili" e a non dimenticare mai i propri desideri, per non diventare come "L'uomo senza sogni".

La strada per Grikos è il secondo breve racconto del libro; di nuovo il lettore viene traghettato su un'altra isola greca, Patmos, e di nuovo la magica atmosfera mitologica che pervade ogni parola lo sospende tra passato e presente.
Secondo Dopoguerra.
Penelope e Ulisse (il cui nome è stato deciso dal padre, "quasi analfabeta" , dopo aver letto l'Ulisse di Joyce) non si conoscono ma lei, dal suo balcone, tra un bicchiere di ouzo e le sue riflessioni, lo osserva attendere il traghetto, "quel lento cavallo di troia che dal Pireo trasportavai nuovi Achei", durante ogni suo approdo notturno al porto di Skala.
Forse era un marinaio, forse era in attesa di un messaggio importante, forse da qualche altra parte qualcuno aspettava lui.
Una sera Penelope decide di seguire quest' uomo senza volto e senza nome.
Le loro strade sono destinate a sfiorarsi nella disabitata isola di Tragonisi seppur non incontrandosi mai.
Dio per Ulisse, se c'era, era là in fondo.
Non aveva una faccia, aveva solo un nome; come gli scrittori. Ma Dio non sapeva scrivere, non intingeva la stilo nel calamaio. Dio, inavvertitamente urtava una boccetta, rovesciava l'inchiostro ed era subito notte, e la notte, ogni volta, era un capolavoro. L'arte di Dio è una distrazione.
Si arriva così all'ultimo racconto contenuto nel libro, Il bacio di Eco: una rivisitazione delicata della mitologica storia di Eco e Narciso, in cui quest'ultimo appare meno "narcisizzato" che mai: un uomo solo e innamorato e, proprio come Tomà e Ulisse, in cerca della sua principessa.

La collocazione temporale è ciò che segna la netta distanza tra i tre racconti (età contemporanea, secondo dopo guerra e Hellas classica), al tempo stesso accomunati dalla presenza del viaggio come tema principale: viaggio inteso non solo in senso letterale ma anche metaforicamente come tensione verso i propri desideri, ricerca della felicità attraverso il ricongiungimento con la persona amata e contestualmente come distacco, allontanamento dal mondo reale per rifugiarsi nel proprio io.

Non è casuale il parallelismo che il lettore compie con l'opera che per eccellenza riassume i significati legati al viaggio: l'Odissea di Omero.

In questo viaggio da compiersi in solitudine, l'uomo riscopre il tempo, altro tema chiave di quest'opera: il tempo che scorre inesorabilmente in un unico senso e che diventa compagno durante le attese e le lunghe strade da percorrere per raggiungere la propria meta.
Il tempo è un buon maestro perchè si disinteressa dei suoi alunni, non reclama attenzione, non vuole essere ascoltato e perchè non ha la presunzione di farti imparare nulla. Quello che il tempo ti insegna lo puoi capire soltanto quando quello stesso tempo lo perdi. (...) Solo arrivando in anticipo lo puoi sentire, solo arrivando in anticipo in un posto dove non c'è nessuno puoi sorprenderti a non essere più solo. Il tempo ti fa compagnia, è il suo modo di essere maestro. Non si fa mai aspettare, potrai arrivare in anticipo finché vuoi e lui sarà lì. Ma tu, per poterlo perdere, lo devi ascoltare.
Lo scrittore riesce a creare tre diversi mood nel lettore grazie anche all'utilizzo del giorno e della notte come elementi di caratterizzazione delle vicende narrate: il giorno, l'ironia, il susseguirsi incalzante di eventi e un senso positivo di speranza pervadono Fabulae Graecae, la notte, il silenzio, la riflessione caratterizzano invece il secondo racconto, molto più lento, intimo e melanconico, per giungere infine al Bacio di Eco dove spazio e tempo si fondono creando una sospesa dimensione irreale senza luce nè ombra, dove logiche umane lasciano spazio ad un regno dove tutto può accadere.

Dalla trama talvolta forzatamente complicata (confesso che spesso durante la lettura ho dovuto interrompere il paragrafo e tornare indietro per chiarirmi le idee), "Grecia solo ritorno" è sicuramente un'opera che trasuda Grecia in ogni pagina e pullula di spunti di riflessione per chi legge.
E in me, che vado sempre di fretta e che in Grecia non sono mai stata, ha sicuramente lasciato la voglia di scoprire questa splendida terra e perché no, la speranza di incontrare, nei vicoli di Mandraki, Parvolous e Vinci: dopo tutto anche i miei sogni avrebbero bisogno del loro invisibile aiuto.

Elisa Pardi