martedì 31 maggio 2011

"Sensualità" di Michela Zanarella (recensione e intervista)


Sensualità. Poesia d'amore d'amare
di Michela Zanarella
Sangel Edizioni, 2011

Booktrailer a cura di Valerio D'Amato

Michela Zanarella è nata a Cittadella, Padova, il primo luglio del 1980. Quest’anno ha pubblicato, per Sangel Edizioni, la raccolta poetica “Sensualità”. Nella prefazione, scritta da Giuseppe Lorin, viene fornita un’indicazione:
«“Sensualità” si può considerare il classico libro per San Valentino, da abbinare al rosso delle rose, espressione cromatica dell’amore... e della sofferenza». (Pag. 3). 
La poesia della Zanarella, dal mio punto di vista, di classico sembra avere poco. C’è tanta ricerca espressiva: 

[…] Per un istinto
che svetta sulle nostre anime
identica suona la vita,
immensa abbastanza
per raggiungere il mare. […]
(Pag. 37). 

[…] Un villaggio di dolcezza
mi scivola in labbra,
ho baciato le grotte di un confine
maschile. […].
(Pag. 41). 

una ricerca che impegna parecchio il lettore. Per comprendere le scelte poetiche della Zanarella, ho chiesto direttamente all’autrice alcuni chiarimenti. Eccoli. 

Ho osservato il titolo sulla copertina a lungo: “Sensualità”. La parola mi piace parecchio. Mi spieghi come, un qualsiasi amante dei sentimenti, può cogliere almeno la superficie del “sehnsucht”, e successivamente esprimerlo. È la sua poietica ciò che tendo di indagare.
La sensualità come la intendo è il bramare l’oggetto del desiderio con l’obiettivo spesso non raggiunto di una concretezza che rimane e dà forza al pathos dell’esistenza. Chi legge le mie poesie è coinvolto nell’idea panteatica di ciò che rappresenta la sensualità con le sue mille sfaccettature e si sente partecipe di un’emozione altissima, dove i sentimenti più reconditi prendono forma e consistenza nella coscienza del vivere.

Mi perdoni se faccio un passo indietro, ma ci sono alcuni passaggi che vorrei chiarire insieme a lei. Innanzitutto, mi piacerebbe sapere: l’esistenza ha pathos? Poi, in riferimento alla prima domanda: lei ritiene, insomma, che le poesie all’interno del suo libro siano un aiuto per chi vorrebbe aver coscienza della sensualità?
L’esistenza ha pathos, perché ogni istante è diverso dall’altro e quindi si crea pathos in quell’artista che vive il momento, nella speranza di vederne un altro a seguire. Non mi considero erogatrice di insegnamenti, la mia poesia è ciò che la mia anima mi suggerisce in quel momento.

Leggendo la raccolta, ho concretizzato un dubbio che aumentava pagina dopo pagina: perché raccontare l’amore con forme quasi surrealiste, in alcune parti metafisiche, piuttosto che romantiche? Mi riferisco a espressioni del tipo (ne cito qualcuna a caso): “La voglia di entrare in te/per bere le prigioni calde...”, “...succhiare brividi...”, “...ogni rintocco di pelle/sporca di piacere/l’dea di essere mare umano...” e anche: “Ho davanti un infinito/intelligente...”.
La mia poesia può rientrare nel parallelismo pittorico che attraversa i grandi maestri come Picasso o Giorgio De Chirico, dove la frantumazione dell’essere è alla ricerca di quell’esistenziale, che ha sempre rappresentato la vita su questa terra, dove i quattro elementi sono basilari alla nostra espressione artistica. 

Avevo intuito che le sue poesie sono fatte di immagini, più che di proposizioni. Avevo anche intuito a quali «grandi maestri» lei è legata. Non capisco perché frantumare l’essere per andare alla «ricerca dell’esistenziale». Sono schietto: a che giova? La vita sulla terra è fatta di cose molto più complicate…
Secondo lei a chi giova che Picasso abbia frantumato la realtà riproponendola nelle sue opere, a chi giova il bianco scuro scelto dal Caravaggio, a chi giova la scelta di Modigliani di proporre le donne con il collo lungo? Logicamente è una scelta che identifica il proprio stile e lo differenzia tra gli innumerevoli “artisti” di questo nostro millennio. 

A Picasso, Caravaggio e Modigliani non posso chiederlo. A lei sì. Vista l’occasione, volevo approfittarne.
I grandi della Storia dell’arte sono un riferimento di studio e di ricerca: non si smette mai di apprendere. Mi permetto di esprimere le mie emozioni in Poesia, senza pretendere troppo. La scrittura è un mio quotidiano ritorno alla vita, mi basta questo.
 
Dario Orphée