mercoledì 1 giugno 2011

Scuola di Barbiana, Lettera ad una professoressa

Lettera ad una professoressa
dalla Scuola di Barbiana
Libreria Editrice Fiorentina, 1967

Sono passati più di quarant'anni dalla stesura di questo libro, ma ricordare l'esperienza di Don Milani e la sua scuola di Barbiana ha sempre un valore come insegnamento di ciò che dovrebbe essere la scuola.
Il suo impegno nasceva dal desiderio di riscatto sociale dei figli di gente povere che non avendo accesso all'istruzione o meglio al "sapere" non erano liberi di costruirsi un futuro migliore da quello dei propri genitori.
Ma la particolarità della scuola di Barbiana è che non solo si apprendevano le nozioni "scolastiche", ma si imparava a comprendere il proprio mondo con occhi critici e attenti, ogni giorno don Milani faceva leggere il giornale ai propri studenti.

Attualmente la scuola statale, anche se apparentemente ugualitaria, di fatto non è in grado di fornire gli strumenti adatti per inserirsi nel mondo del lavoro e cosa ancora più triste i giovani laureati italiani non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro.
La nostra società italiana "gerontocratica" non è stata capace di fornire risposte valide occupazionali per le giovani generazioni che non vedono davanti a loro nessun futuro, non credendo fra l'altro neanche più nel valore dell'istruzione.

In questi giorni i giornali riportano dati piuttosto allarmanti sui giovani tra i 15 e i 34 anni, soprannominati usando un acronimo inglese "Neet", dove si parla di persone che non lavorano e non studiano, tra l'altro l'Italia pur avendo un numero di laureati minore rispetto ad altri paesi europei, ha però un tasso di disoccupazione più altro tra i giovani laureati.
Tuttociò sta rafforzando il convincimento che laurearsi o studiare non serve, oppure che l'unico modo per continuare la strada intrapresa all'Università sia quella di emigrare fuori dall'Italia.

Ma l'esperienza della scuola di Barbiana era sicuramente contrario a quello che sta accadendo in questo momento, la scuola era molto più esigente di quelle "istituzionali", si studiava anche 10 ore al giorno e il sabato e la domenica, si approfondiva tutto e a lungo, ma soprattutto si forniva 
"l'alto obiettivo di studiare per uscire insieme dai problemi".

Lucia Salvati