venerdì 25 marzo 2011

Una barca nel bosco di Paola Mastrocola






Una barca nel bosco
di Paola Mastrocola
Guanda, 2004
€ 15.00
 
Una barca nel bosco è la storia di Gaspare Torrente, un adolescente, un aspirante latinista, che abita in una piccola isola del sud Italia. Gaspare è un ragazzino pieno di talento che, ancora studente delle medie, traduce Orazio e legge poeti francesi come Verlaine. Un talento così non va sprecato; infatti, finite le scuole medie, Madame Pilou, l’insegnante di francese, convince i genitori di Gaspare a iscrivere il figlio in un liceo del nord, a non lasciarlo sull’isola, dove finirebbe col fare il pescatore come suo padre. Il ragazzo può ambire a molto di più. È cosi che inizia l’odissea di Gaspare. Si trasferisce a Torino con la mamma, che si arrabatterà lavorando senza mai fermarsi in una gastronomia. La nuova scuola risulterà essere una delusione, una specie di prigione. Studiare in una grande città è completamente diverso dallo studiare in un’isola. Nella scuola del nord, nella scuola moderna, non si trovano libri usati, semplici, ma cassette, cd, computer e televisioni. Non si danno compiti impegnativi agli studenti, perché potrebbero traumatizzarli, andando a scapito della loro sensibilità e dell’equilibrio della loro personalità.

Gapare in questa nuova scuola si sente come una “barca nel bosco”, come un pesce fuor d’acqua. È un libro realistico, che rispecchia la scuola di oggi. 
Il giovane cosi dotato di capacità di intuizione e di riflessione, si sente sempre inadatto, vuole sfuggire alle abitudini, alla superficialità dei suoi coetanei, estremamente vuoti, griffati, pronti ad isolare colui che non è al passo con le ultime tendenze della moda. Anche nel periodo universitario vivrà un ruolo che non gli appartiene ma che usa per essere accettato dalla società che lo circonda.

Il destino però gli indica una nuova strada per arrivare, alla fine, a trovare se stesso: l’amore verso le piante, una particolare attenzione verso un pioppo che vede, con le sue cure “crescere a dismisura”, un semplice albero che lo aiuta ad aprirsi ad un nuovo mondo, un imprevedibile universo.

Per la naturalezza che esso gli schiude, nell’ambiente di vita a lui familiare, Gaspare è disposto a rinunciare ad attività di tipo intellettuale più ambiziose.Si coglie l’amarezza dell’autrice che constata il tramonto di una cultura raffinata e personale per il diffondersi di tecniche gelide e impersonali.
 
Maria Teresa Bruschi