domenica 5 settembre 2010

Amor, ch'a nullo amato amar perdona - Resoconto della lettura dantesca pavese

L'invito (clicca per ingrandire)

4 settembre 2010, h. 21.00
Pavia, Castello Visconteo

Incontro nel castello con le donne della Divina Commedia, dalle scuderie alla quadreria dell'Ottocento

In occasione della Notte Bianca pavese, che anticipa la settimana dedicata al Festival dei Saperi, ieri sera è stata organizzata dal Comitato pavese della Società Dante Alighieri un'insolita lettura dantesca nello scorcio suggestivo del Castello Visconteo. 
Tre figure femminili sono state isolate, una per cantica, e tre luoghi del castello sono stati sfondo delle letture e interpretazioni. 

Il percorso è iniziato nelle Scuderie del Castello, in cui Gianfranca Lavezzi ha presentato il programma della serata e introdotto le voci narranti e commentanti, tutti giovani studenti/dottorandi dell'Ateneo pavese, appassionati lettori danteschi. 

Da sinistra: Alfonso M. Petrosino, Filippo Timo, Riccardo Rigamonti, Gianfranca Lavezzi, Davide M. Daccò
Davide accompagna il pubblico da una cantica all'altra
declamando versi scelti
La voce di Riccardo Rigamonti ha poi fatto entrare nelle Scuderie il personaggio di Francesca da Rimini del canto V infernale, sempre struggente. Per interpretare il passo conosciutissimo, che non necessitava di alcuna spiegazione aggiuntiva, Filippo Timo, il commentatore della serata, ha scelto un percorso cromatico-simbolico: si sono dunque sottolineati il valore del colore all'interno del canto, i possibili significati e le plurime interpretazioni.
Non poteva poi mancare un veloce riferimento al coinvolgimento insolito di Dante (generalmente si sente superiore ai dannati), che, vinto dalla pietà, a conclusione del canto svenne, con la celebre "e caddi come corpo morto cade".

Con l'appassionata narrazione di Davide Maria Daccò, si è quindi passati per la stradetta che conduce dal fossato buio del castello al pianoterra, per entrare dall'ingresso principale e fermarsi davanti alla sezione archeologica.


Filippo commenta Purg. V, appena recitato da Riccardo

L'inaspettata e gradita affluenza di persone ha impedito di proseguire la lettura all'interno delle sale del Castello, troppo piccole per contenere il pubblico in continuo aumento (date uno sguardo alle fotografie). 

Dunque, proprio nel cortile interno del Castello si è passati idealmente al Purgatorio, con la figura di Pia dei Tolomei (Purg., V), che ha sempre colpito il lettore nonostante la brevità di spazio a lei dedicato. Solo sette versi, infatti, aperti da quell'attacco forte e deciso che Filippo ha ben rimarcato. 
Riccardo legge i versi di Piccarda

Con un pubblico fattosi ormai silenzioso e attentissimo, si è quindi passati all'ultimo piano del cammino dantesco,  con la voce di Davide che rievocava simbolicamente l'ombra di Beatrice (Par., I). Qui, nella splendida cornice del loggiato del castello, abbiamo incontrato l'ultimo personaggio della serata, la controversa figura di Piccarda Donati (Par., III). Dopo la lettura di Riccardo, Filippo ha spiegato che significativamente Dante ha rifiutato l'interpretazione diffusa di una Piccarda "martire": desiderosa di entrare nell'ordine di S. Chiara e rapita dal fratello per darla in moglie, Piccarda avrebbe ricevuto la Grazia di una morte santa, deturpata e uccisa dalla malattia prima del matrimonio. Dante, invece, ha preferito lasciare nell'ambiguità Piccarda, descrivendola come una donna che, suo malgrado, non è stata sufficientemente forte da opporsi e lottare.

Michele Branzoli al flauto chiude la serata dantesca
In perfetto orario, dopo un'intensa e appassionante ora e mezza di lettura e interpretazione dantesca, la serata si è conclusa con la visione del quadro di Lorenzo Toncini, dedicato proprio a Piccarda Donati (conservato nella quadreria ottocentesca del Castello, secondo piano), dopo le note del flauto di Michele Branzoli.

L'inattesa e appassionata partecipazione (a Pavia, allo stesso orario, erano fissati almeno altri quattro eventi) non conferma solamente il successo della serata, ma speriamo che possa invogliare il Comitato pavese della Dante a organizzare nuovi appuntamenti simili, che stupiscano positivamente una platea ancora più vasta.

Gloria M. Ghioni

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