domenica 22 agosto 2010

Memorie di un piccolo criminale in erba: Il Giornalino di Gian Burrasca di Vamba

Vamba
Il Giornalino di Gian Burrasca
Oscar Classici Mondadori

Ristampa del 2006
euro 6,80
pp. 245


Quando il caldo di Roma supera i 40 gradi, quando la bambina mi sputa il suo yogurt in un occhio e mio marito mi rimprovera perchè il riso è troppo cotto, quando una visita dei suoceri mi sorprende all'improvviso... Che cosa faccio io per sfuggire al mio triste destino di pseudo-casalinga disperata? Una soluzione sarebbe quella di dedicarsi ad una lettura profonda e difficile, che elevi lo spirito e lo trascini verso nuovi lidi... Ma io, invece, ricorro al mio antidoto contro il malumore: riprendo in mano Il Giornalino di Gian Burrasca.
Lo considero un piccolo capolavoro nel suo genere, non soltanto un libro per bambini e ragazzi come molto spesso, ingiustamente, viene considerato. La celebre serie televisiva che ne è stata tratta, con protagonista Rita Pavone, secondo me non lo ha affatto valorizzato, anzi, ha contribuito a banalizzarlo.

Siamo nei primi anni del Novecento, a Firenze. Giovanni Stoppani, detto Giannino e ancora più propriamente "Gian Burrasca", è un bambino di nove anni che ne combina di tutti i colori, facendo impazzire la sua famiglia e tutti quelli che hanno a che fare con lui. Dopo mille tentativi di "raddrizzare" il ragazzo, i genitori, disperati, decidono di mandarlo in collegio. Ma questo non sarà che l'inizio di una lunga serie di birbonate, alcune dei quali ai danni della coppia di direttori dell'istituto cui era stato affidato. Giannino tiene un diario, un piccolo giornalino in cui scrive tutto quello che gli succede, comprese le punizioni che è costretto a subire (ingiustamente, secondo lui), dalle bacchettate alle botte, dalle reclusioni nella sua cameretta alle diete a base di sola minestra.

Quello del piccolo monello sembra un tema comune, più volte trattato. A dire il vero l'autore del Giornalino non è partito dal nulla, ma si è ispirato ad un testo anonimo inglese, Le memorie di un ragazzaccio. Tuttavia la personalità del protagonista prende vita con sviluppi del tutto originali e inaspettati. Non siamo davanti al solito birbantello pestifero, al Pierino di turno che si diverte a fare dispetti a destra e a manca. Tutt'altro. La finezza psicologica di Vamba, pseudonimo di Luigi Bertelli, consiste nell'elaborare un personaggio che il più delle volte agisce in base a un suo preciso codice morale e comportamentale, alternando eccessi di vivacità e qualche raro lampo di stizza ad una disarmante e ingenua buona fede. Ciò rende Gian Burrasca più pericoloso che mai. Giannino è convinto di agire bene, e non esita a mettere in atto quanto gli passa per la mente, senza prevedere neppure lontanamente le conseguenze delle sue azioni. Emblematico è il suo comportamento il giorno del matrimonio della sorella Luisa, quando senza volerlo offende l'anziana zia Bettina, che se ne va via stizzita:

E' arrivata anche la zia Bettina per assistere allo sposalizio e così ha rifatto la pace con tutti. Però, mentre la Luisa si aspettava da lei in regalo quel paio di diamanti che ebbe in eredità dalla povera nonna, ha avuto invece una coperta da letto di lana gialla e celeste che la zia Bettina aveva fatto con le sue mani. Luisa è rimasta mortificata, e io ho sentito che diceva a Virginia: -Quella vecchia dispettosa si è voluta vendicare dell'altra volta che venne da noi.- [...] Il bello è che io solo so il vero motivo della partenza della zia, ma non lo dico per non guastare la bella sorpresa che avrà mia sorella. Un'ora fa ho detto alla zia Bettina: -Cara zia, vuole un buon consiglio? Riporti via quella copertaccia di lana che ha regalato a Luisa e le regali invece i diamanti ai quali mia sorella aveva fatto la bocca...Così si farà più onore, e mia sorella non avrà più ragione di trattarla di vecchia dispettosa!-. Ebbene, bisogna che riconosca che stavolta la zia Bettina si è condotta molto bene. Ella deve aver capito di avere sbagliato, perché ha accettato il mio consiglio e se ne va di corsa a casa sua a prendere i diamanti per Luisa che sarà felicissima, e tutto per merito mio! Ecco cosa vuol dire essere un buon fratello!

I rapporti di parentela, che sono salvaguardati mediante l'attenersi ad una serie di comportamenti ipocriti e fintamente rispettosi, vengono smascherati nella loro falsità dall'indomito Giannino, che, nell'obbedire in toto a una regola perennemente ripetutagli dai genitori, quella di dire sempre e soltanto la verità, mette in crisi la società perbenista dell'epoca e ne rivela involontariamente la grettezza, le miserie e i sotterfugi. E' il caso delle malefatte ai danni dell'avvocato Maralli, marito della sorella Virginia e membro del partito socialista. Il Maralli, fintamente disinteressato, ospita in casa il signor Venanzio, uno zio ricchissimo, con il solo fine di accaparrarsi la sua eredità.
Giannino, riportando al vecchio signore le conversazioni non proprio edificanti a cui ha assistito, involontariamente fa in modo che Venanzio diseredi totalmente il nipote, causando la rabbia impotente di quest'ultimo.
L'avvocato Maralli, in un certo senso, è la vittima prediletta di Giannino, colui che subisce nella maniera più pesante le conseguenze delle azioni scriteriate del ragazzo, il quale, agendo sempre in buona fede, manda in rovina anche la carriera politica del cognato, oltre a causargli un grave infortunio all'occhio e dei terribili spaventi. La paura compromette la serietà degli adulti, portandoli ad assumere atteggiamenti ridicoli e buffi. Uno dei punti del Giornalino che mi fa letteralmente cadere a terra dalle risate è quello in cui Giannino fa franare con i suoi amati fuochi d'artificio, nascosti nel caminetto e poi dimenticati, una parte del salotto di casa.

"Dio, che bomba! E' parsa proprio una bomba, e poi lì per lì tra la polvere, sotto la pioggia dei calcinacci che schizzavano qua e là si è creduto che rovinasse tutta la casa.[...] il Maralli, bianco come un cencio lavato, scoteva il barbone e ballettava per la stanza ripetendo: -Mamma mia, il terremoto!- Mamma mia, il terremoto!- [... ] Ad un tratto, quando tutto pareva finito, si è sentito dentro il camino un fischio e tutti sono rimasti senza fiato per la sorpresa. Il Maralli ha detto:-Ah! Lì dentro c' è un incendiario! Bisogna chiamar le guardie! Bisogna farlo arrestare!-. Ma io che avevo capito tutto non ho potuto fare a meno di esternare il mio dispiacere: -Ah, i miei razzi col fischio!-[...] -Ah! -ha gridato l'avvocato Maralli imbestialito- ma tu sei addirittura il mio flagello! Ero scapolo e tentasti di accecarmi, ora piglio moglie e tenti di incenerirmi!...-"

Gian Burrasca agisce quasi sempre animato da buone intenzioni, distrugge salotti, allaga appartamenti, suscita malori e infortuni, rovina l'avvenire delle persone. Il tutto con una naturalezza e un'ingenuità disarmanti. Il mondo degli adulti, con le sue leggi, gli è incomprensibile. La genialità di Vamba consiste nel farci vedere la realtà proprio attraverso gli occhi di Giannino, con uno sguardo ingenuo e sagace al tempo stesso, che senza volerlo si burla di tutti e smaschera tutti, beffandosi dell'ipocrita "buona educazione" e delle convenzioni sociali.
Il Giornalino di Gian Burrasca è senza dubbio uno dei libri che consiglierò a mia figlia. Per farsi delle grandi risate, sì, ma anche per riflettere. E, soprattutto, per non prendersi mai troppo sul serio. Sperando che non si immedesimi troppo in Giannino e che non mi mandi a fuoco la casa. Animata da buone intenzioni, si intende.

Irene Pazzaglia