lunedì 21 giugno 2010

La casa delle belle addormentate di Yasunari Kawabata




La casa delle belle addormentate
di Yasunari Kawabata
Oscar Mondadori 1995
pp. 203
euro 7,80


Yasunari Kawabata, scrittore giapponese Premio Nobel per la letteratura nel 1968, è noto per la perfezione formale dei suoi testi, accostata alla grande capacità di analisi dei sentimenti e degli stati d'animo dei personaggi. Queste qualità si riscontrano inequivocabilmente ne La casa delle belle addormentate (Nemureru bijo), un lungo racconto venato di raffinato erotismo. La trama è molto semplice, quasi inesistente: il vecchio Eguchi, su consiglio di un amico, si reca in uno strano postribolo dove i clienti, tutti anziani, possono trascorrere la notte con giovanissime donne addormentate da un potente narcotico. I frequentatori della casa devono sottostare ad una regola ben precisa: non possono svegliare nè molestare le belle dormienti per nessun motivo. Eguchi, cui la vecchiaia non ha ancora tolto le proprie facoltà sessuali, viene più volte preso dalla tentazione di infrangere il divieto, destando le ragazze o facendo loro violenza, ma ogni volta desiste dai suoi propositi. Si limita così a toccare la fresca pelle delle giovani, in un contatto che gli trasmette energia vitale e al contempo lo spinge a riflettere sull'inesorabile avvicinamento della morte. La magia di quei corpi di donna addormentati induce questo signore rispettabile a ritornare più volte in quel luogo, ma un evento tristemente prosaico cancella ogni traccia di poesia e riporta il vecchio alla desolante realtà.

Ogni volta che Eguchi riposa accanto ad una ragazza viene assalito da un fiotto di ricordi, che lo riportano ora alle sue passate esperienze sentimentali, ora al suo rapporto con la sua ultima figlia, ora a sua madre. Sono visioni intrise di una forte carica onirica, a tratti filtrate dal dormiveglia, che scaturiscono dalla contemplazione delle ragazze, il cui corpo nudo viene descritto fin nei minimi dettagli. Dei seni piccoli oppure floridi, delle mani infantili oppure lunghe e con le dita laccate di smalto, delle labbra innocenti oppure tinte di rossetto, ogni cosa fa affiorare i ricordi che Eguchi conservava sepolti nella sua memoria. I sensi, tra cui anche l'olfatto, che alla maniera proustiana fa rinascere vividi e intensi sprazzi di vissuto, sono i protagonisti in assoluto del racconto. Dall'empirismo del corpo si passa alla visione onirica, la quale scaturisce in tutta la sua potenza mischiando ricordi reali a immagini di sogno, in una sorta di immersione nel profondo di sè stessi. Un'azione apparentemente sordida come quella di recarsi in una casa di appuntamenti si trasforma in un dialogo di Eguchi con il proprio io interiore, già minacciato dal senso di disfacimento e di morte tipico della vecchiaia eppure ancora prepotentemente attaccato alla vita.

Impossibile non farsi conquistare dalla raffinata bellezza di questo racconto, che nella sua particolarità ci riporta a sensazioni familiari a qualsiasi essere umano e ci seduce con la sua delicata eleganza.
L'edizione Oscar Mondadori comprende anche altri due racconti, Uccelli e altri animali e Il braccio, entrambi incentrati sul tema della solitudine e dell'alienazione nelle sue varie forme.


Irene Pazzaglia