martedì 26 gennaio 2010

Sparire....


INVISIBILE
Autore Paul Auster
Edizioni Einaudi, 2009

Traduzione di Massimo Bocchiola
€ 17,50


Recensire un libro di Paul Auster non è un’impresa da poco: non si può dire una sola parola sulla storia! Ebbene sì, la storia in Auster e in particolar modo in Invisibile rimane un segreto per il lettore fino alla fine, qualcosa che si costruisce piano e dunque non si può anticipare nulla. Si può solo mettere il futuro lettore sulle tracce di un percorso. L’originalità sta nel modo di raccontare la storia: c’è la narrazione e poi c’è qualcosa che va oltre la narrazione e si trasforma a sua volta in storia, un incessante e frenetico passaggio dai ricordi al presente, da una vita all’altra, dall’immaginazione alla realtà.

Adam Walker decide di scrivere una sorta di autobiografia e chiede consiglio ad un suo amico scrittore che diventa così l’alter ego del lettore stesso. Infatti attraverso le lettere che egli invia allo scrittore noi conosciamo la storia, quella di un ventenne nel pieno degli anni Sessanta. Il tormento che caratterizza quegli anni è lo stesso che brucia nella giovinezza di Adam e che lo spingerà a trasgredire le regole di quel mondo borghese dal quale proviene, a fare del sesso la sua salvezza quotidiana e a rifiutare il denaro come valore. Inutile dire che Auster è un maestro nella descrizione di quelle sensazioni remote che noi stessi spesso proviamo ma non sappiamo raccontare non avendo le parole giuste per trasmettere la bellezza di due corpi nudi, la violenza dell’umanità, l’ipocrisia di una società, lo sdegno e il ribrezzo inconfessabile che siamo soliti provare verso noi stessi, la vertigine di un dolore. L’intero romanzo è segnato da una profonda inquietudine che si riflette nei diversi stili usati durante la narrazione e nel cambiamento continuo del punto di vista: per scrivere la sua storia Adam ha bisogno di separarsi da se stesso, di reprimersi fino a diventare invisibile così inizia con la prima persona ma poi passa alla seconda fino a servirsi di una terza persona che dovrebbe essere onnisciente e in realtà è molto telegrafica. Parlare della sua vita sembra aiutare il giovane ormai adulto a capire qualcosa che rimane inafferrabile fino alla fine, una sorta di sua inadeguatezza al mondo che genera forme di chiusura pericolose come quelle fantasie che nutre sulla sorella, una relazione incestuosa di cui non conosceremo mai la verità fino in fondo. Un senso di morte sfiora ogni personaggio e a tratti si manifesta nella volontà di sparire, in donne fragili che rifiutano legami, in maschi schivi che soffocano la vita. I personaggi femminili sono incredibilmente differenti tra di loro e ciascuna da se stessa nel susseguirsi delle stagioni della loro esistenza. Già ne La stanza chiusa in Trilogia di New York, Auster crea un personaggio che fa della morte la sua vita, riesce a scomparire fingendosi morto nell'illusione di poter dire addio al suo conflitto con il mondo. Qui invece il desiderio di rendersi invisibile si realizza in una dimensione tutta letteraria. La tensione viva durante la narrazione è però smorzata verso la fine, quando sembra che la storia rotoli su stessa attraverso un succedersi di eventi che possono deludere. La verità è che Auster è inattaccabile nel suo intreccio di vite umane e sa coinvolgere il lettore fino a farlo sentire autorizzato ad inventare un proprio finale. Che ci piaccia o no è lui a decidere! Sebbene egli stesso sia quasi invisibile davanti alla naturalezza della storia che sembra svolgersi da sola come una pellicola proiettata sulle strade di New York, Parigi e infine Caraibi.