lunedì 25 maggio 2009

Nessun dorma


Cormac McCarthy
Figlio di Dio
Einaudi, 2008

"Ci fossero state più buie regioni della notte, lui le avrebbe trovate”. Queste le parole con le quali McCarthy descrive all’inizio di questa storia la condizione di un uomo sbattuto nel profondo Sud rurale americano. È un’ America che spesso abbiamo visto nei film e più raramente in televisione quella che contraddice il Sogno e rimanda alla realtà di vite violente e senza nulla da perdere, sei sceriffo o serial killer. Sembrerebbe quasi la solita dialettica costruita intorno a buoni e cattivi, ma non lo è. Nemmeno McCarthy pretende di cambiare le nostre idee preconfezionate di come vanno laggiù le cose . Racconta. Così Ballard è un personaggio che suscita sentimenti e reazioni sane se pensiamo che è un uomo, un figlio di Dio, insane se pensiamo che è un assassino. Si aggira tra bestie e uomini della contea con un fucile ormai prolungamento del suo corpo, una sorta di nuovo arto informe e solo di colore più scuro, nulla di diverso dagli altri. Ballard è come gli altri: il suo vicino violenta la figlia, lui va a letto con i suoi cadaveri. Nessuno scandalo. L’ istinto del possesso prende semplicemente strade oscene e secondo le più comuni osservazioni sui meccanismi della selezione naturale colpisce i deboli. Difficile però dire chi è più debole tra quella donna morta che Ballard uccide e si porta a letto e lui stesso che con una cura estrema le adagia sul corpo le coperte, le compra vestiti nuovi per cambiarla, inventa sistemi macchinosi per spostarla delicatamente come se provasse dolore. La narrazione scorre senza alcuna complicazione o digressione di carattere esistenziale, solo descrizioni secche davanti alle quali si prova la sensazione di essere lasciati soli e la voglia di smettere di immaginare scene disgustose che cambiano velocemente però prima di diventare patetiche. I dialoghi sono esercizi di comunicazione, prove di intesa con un linguaggio diverso da quello corporeo. L’impotenza delle autorità e la sfida lanciatagli da quei fuorilegge si esprime a monosillabi, tradendo tutta lo loro sfiducia e inadeguatezza al dialogo. Solo i più ingenui penseranno che la fine che farà Ballard serve a McCarthy per far trarre ai lettori una morale. Nessuna rassicurazione, al contrario il romanzo si chiude con il volo nervoso di bestie nere.