giovedì 18 dicembre 2008

L' ideal-tipo del romanzo giallo


La morte nel villaggio (The murder at the Vicarage)
di Agatha Christie
1930
Ed. Mondadori, 192 pg.
Prezzo: 7,80 euro

A St. Mary Mead, come in ogni villaggio annegato nel profondo della campagna inglese, la vita si svolge lenta e morbosa nell' accadere dei giorni, e così pure le vecchie vedove o zitelle del paese tessono le trine e i merletti delle maldicenze sottili e delle calunnie, tra l' apparecchiatura di un thè con biscotti e porzioni di torte fintamente gentili, e la potatura di rose e freschi gelsomini. Non esistono luoghi del genere perchè sono luoghi morti, in cui nulla si muove, i cui abitanti dispiegano la loro vita seguendo un tracciato che sempre è identico e sempre si ripete, che conduce dall' abitazione alla chiesa, o al palazzo delle istituzioni, al lavoro e poi ritorno. Un mondo rassicurante, da caminetti, scialli e boccate di pipa, che dovrebbe essere sincronizzato fin nelle minuzie, e noioso, “un luogo morto e fermo come uno stagno”, come avrà a dire un personaggio di passaggio del libro. Eppure Miss Jane Marple, che davvero è una fine osservatrice e giudice dell' animo umano, coadiuvata in questo interesse dalla sua implacabile memoria e dalla sua scientifica catalogazione dell' umanità per “tipi ideali”, come si etichetterebbero le specie degli uccelli, porge, come servendo una fetta di torta avvelenata, un' acuta osservazione, per la quale chiunque abbia dimestichezza con un microscopio sa bene che in uno stagno, visto da vicino, da morbosamente vicino, pullula una vita batterica e primordiale inaspettata alla visione superficiale dell' occhio nudo. Ed in effetti molto si muove a St. Mary Mead, e non si tratta delle salutari passeggiate delle vecchiette alla chiesa o attraverso i boschetti, né degli spostamenti delle serve ai mercati, questa volta si tratta di un delitto. Qualcuno ha ucciso il colonnello Protheroe, un uomo protervo e inviso a chiunque, e lo ha fatto nella canonica del paese, con un colpo di pistola. Tutti nascondono qualcosa, e nessuno è puro o innocente. Non il vicario, non le vecchie malevole, non le giovani adultere o maliziose, non i truffatori, non chi è avido di potere, né chi ne abusa, non chi è frustrato o fintamente ingenuo, ognuno avrebbe un motivo per uccidere. E di questo Miss Marple è perfettamente consapevole, perchè, come l' autrice del romanzo, ha una visione pessimista e algidamente cinica della natura umana, così come sa che basta saper attendere, e affilare il coltello lucido delle deduzioni, perchè il topo caschi fatalmente nella trappola approntata per lui. Il romanzo di esordio del personaggio più famoso di Agatha Christie, un alter-ego dell' autrice e il contrappunto muliebre di Poirot, è un classico della letteratura di genere per l' architettura solidamente razionale del plot, per la caratterizzazione dei personaggi, asciutta, sfumata e precisa e per la descrizione di un' atmosfera così intimamente british, che, evocando il decadimento della borghesia e del mondo valoriale vittoriano nei primi decenni del novecento, scandaglia le pieghe della società mettendone in luce le distorsioni disumane del quotidiano e delle istituzioni sociali, come la famiglia. Un' ottima lettura invernale per le bigie e nevose notti natalizie.
Vivamente consigliata la postfazione di Claudio Savonuzzi, sconsigliata la versione cinematografica del 1988.