lunedì 22 ottobre 2007

Tutt'altro che calmo il successo di Veronesi


Caos calmo

di Sandro Veronesi

Libri Oro RCS, 2007




Un libro discusso, amato e odiato, ma ha senza dubbio dominato il primo dei due giudizi, dal momento che gli è valso il Premio Strega e un successo immediato nel grande pubblico. La critica, spaccata come sempre nelle più diverse posizioni, ha dimostrato un certo compiacimento, specie per lo stile fresco e del tutto realisticamente quotidiano con cui Veronesi regge l'intero romanzo. Il grande e ineccepibile merito va alla trama, le cui premesse potevano dare adito al solito libro strappalacrime: durante una vacanza con la famiglia, al protagonista Pietro Paladini muore la compagna Lara per un aneurisma e resta così vedovo, con una figlia di dieci anni da crescere. Un incipit già sentito, ma del tutto sconvolgente è la resa e gli sviluppi della vicenda, che non mi sembra qui il caso di scoprire, perché davvero bisogna assaporare ogni pagina con il gusto per la sorpresa che aleggia di riga in riga.

Quel che posso anticipare, senza particolari perdite, è qualcosa a proposito del personaggio principale, questo io-narrante che costantemente - si escludano i dialoghi, specie telefonici, resi con un'impersonalità quasi verista - filtra la realtà. Un uomo che, come il libro stesso, o si ama o si odia: buona posizione sociale ma terribilmente immaturo, intelligente almeno quanto incapace di ascoltare fino in fondo i bisogni interiori suoi e della figlia. Curiosa davvero, e quasi tenera, la decisione di appostarsi sotto la scuola della figlia tutti i giorni fino al suono della campanella, rinunciando alle giornate in ufficio, pur di stare accanto alla bambina, sebbene questo gesto nasconda un bisogno di protezione ben meno scontato di quanto si possa pensare.Occorre inoltre segnalare una scena erotica che ha fatto molto parlare di sé: da alcune donne è stata tacciata di maschilismo prepotente, da alcuni uomini come una delle apoteosi della fantasia sessuale. Non la descriverò affatto; basti pensare che, per dividere tanto i lettori, la scena non è affatto lieve, né censurata dal buongusto - o moralismo? - imperante nella letteratura italiana, contemporanea compresa. Nell'insieme, lo definirei un "libro vero", con i pro e i contro che questo può comportare: a un linguaggio a volte triviale, ma così ben calato nella situazione, si alternano riflessioni simili a flussi di coscienza, architettati da una penna colta e ben pratica delle strutture narrative. Accattivante e irriverente, insieme.

Anathea