giovedì 25 ottobre 2007

Non avevo capito niente - Diego De Silva

"Non avevo capito niente"
di Diego De Silva
Einaudi, Torino 2007
pp. 310
16.00 €


Vincenzo Malinconico è un avvocato napoletano quarantenne, separato e con due figli. Non naviga in buone acque, lavora poco e male, arreda casa e studio (in condominio) con mobili Ikea, è ancora innamorato della moglie con cui si incontra clandestinamente.
Ma la sua vita piatta ha una serie di sussulti, quando il nostro protagonista si stanca di subire le angherie della vita e della cafonaggine diffusa della nostra società.
Da qui partono una serie di avventure raccontate con perizia da Diego De Silva, autore fino ad oggi classificato nella ricca categoria degli scrittori italiani di gialli o noir.
In Non avevo capito niente (Einaudi, pagg.310 16 euro), l’autore napoletano dimostra quanto stretta e schematica fosse questa classificazione per un autore versatile e brillante come lui. La forza del libro sta nella narrazione, con la scelta della prima persona per raccontare meglio stati d’animo e la filosofia del protagonista, che si autodefinisce, tra le altre cose, uno dei nuovi poveri dell’era moderna, quelli che non lo ammetteranno mai, che vestono in giacca e cravatta e che non hanno alcun sindacato pronto a difendere le loro ragioni.
Si parla di camorra e di rapporti umani con una leggerezza ed un humor irresistibili, dove aspetti serissimi della vita quotidiana (di una città difficile come Napoli) e dei rapporti umani, vengono derisi per le loro grossolane assurdità, incongruenze e per gli aspetti ridicoli.
Si finisce per appassionarsi alle vicende del protagonista, la cui umiltà ne giustifica i continui errori. E poi la voglia di non soggiacere alle prepotenze, cosa che in qualche modo ne sortisce un effetto positivo sulla sua immagine, una sorta di rivincita di tutti i fantozzi del mondo. L’autore si concede delle digressioni periodiche tra un capitolo e l’altro, dei pensieri a voce alta del protagonista sui massimi sistemi, sui temi che la storia gli sollecita. A volte questi divertissement riescono, a volte meno, ma è un dettaglio all’interno di un libro piacevolissimo, un’autentica ventata di aria fresca e di innovazione in un panorama letterario italiano troppo spesso simile a se stesso.