venerdì 22 dicembre 2006

L'Iliade di Baricco


Omero, Iliade
di Alessandro Baricco
Milano, Feltrinelli, 2004


Il fatto che i poemi omerici avessero sempre attirato l’'attenzione e le mire di scrittori e scrittorucoli non è affatto una novità, però, la riscoperta dell'’Iliade da parte di uno sperimentalista come Baricco desta un poco di stupore. Stupore motivato, innanzitutto dallo stile ricco dell'’opera originaria, ben distante da quello che ha contraddistinto Baricco in OceanoMare oppure in Seta, come possiamo ricordare. Infatti, l'’impresa ciclopica che ha affrontato non spaventa affatto lo scrittore, né lo esime dal tentativo - peraltro decisamente riuscito –- di portare il poema omerico alla contemporaneità, che spesso è portata ad arricciare il naso davanti allo spessore d’impegno e di carta dell'’originale.

Se è possibile e legittimo pensare alla superbia di Baricco, dopo aver letto il libro è chiaro che il suo intento è quasi "missione": ci vogliono mani esperte e attente per sfrondare il Poema Epico per eccellenza, senza rischiare di cadere nel banale o in un plausibile errore di fraintendimento.
E ci vuole un grandissimo coraggio per decidere di escludere dalla propria rivisitazione in prosa l'intero mondo divino. Di primo acchito può sembrare una scelta fallimentare, dal momento che gli dei greci erano alla base dell'azione.
Al contrario, da una lettura attenta del poema emerge come non fossero loro i veri motori dell'azione, ma, al contrario, la vicenda nascesse dalla schiera di valori umani che Omero aveva saputo tracciare con penna sapiente. Così, Baricco abbraccia il moderno pensiero critico e si attiene solo alle azioni umane, senza risparmiarsi nulla: nulla delle passioni, dell'arrivismo, della ricerca di gloria, ossessiva e senza limiti. Ma, al di là di questi valori, anche sulla Guerra stessa Baricco punta il suo telescopio; anzi, più che un telescopio, dovrei parlare di una grandissima lente di ingrandimento, in grado di scoprire i fili che hanno mosso le battaglie, i pensieri e i guerrieri.

Quasi irriconoscibile per lessico, Baricco si dimette infatti dal ruolo di scopritore di innovazioni stilistiche, per concentrarsi maggiormente sul ruolo di banditore di una realtà riportata, già migliaia d'anni fa, su una guerra dove l'orda di combattenti e l'affollamento sul campo sono inevitabili personaggi d'azione. Così, senza nemmeno accorgersi delle centosessanta e passa pagine della rivisitazione moderna, si arriva alla fine, sentendo quasi il dolore di quegli eroi caduti in battaglia, le urla atroci, i pianti delle madri, delle mogli, dei figli... Il tutto, avvolto da una patina rossastra che sa di sangue.
Da leggere assolutamente fino alla fine, l'opera include una postilla sulla guerra, da parte dell'autore, che rivaluta nuovamente la scelta tematica e risponde alla domanda: perché l'Iliade?

GMG